L’emergenza Covid-19 sta avendo pesanti conseguenze sui bilanci aziendali. Gli aiuti predisposti dal governo stentano ad arrivare e le imprese stanno andando avanti con le proprie forze. Il presidente del consorzio della Docg toscana parla di distanza “abissale” tra mondo produttivo e politica e prospetta un futuro ancora più difficile se non si correrà ai ripari.
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L’allarme del Consorzio del vino Chianti

Il 40% della Toscana sarà presto in vendita se non si interverrà a sostegno delle imprese”. Non usa mezzi termini il presidente del Consorzio del vino Chianti, Giovanni Busi, per descrivere la situazione che stanno vivendo le aziende vitivinicole del comprensorio chiantigiano. L’assemblea dei soci, riunita per la prima volta a Firenze dopo la complessa fase di lockdown per il Covid-19, è stata l’occasione per lanciare un appello disperato alla politica nei confronti della quale, secondo Busi, la distanza non è mai stata così ampia come in questo momento. “Siamo rimasti soli, nonostante gli annunci del Governo” lamenta il presidente consortile “le nostre aziende stanno cercando di superare questa crisi senza precedenti facendo affidamento esclusivamente sulle proprie forze”.

Strette tra un comparto Horeca che sta provando ora a ripartire e un enoturismo che vive soprattutto di presenze straniere (i confini Shenghen si riaprono il prossimo 1 luglio), le aziende potrebbero essere indotte a rinunciare a proseguire l’attività: “Noi agricoltori siamo abituati ai sacrifici ma così è impossibile andare avanti” dice Busi. Il suo allarme mette in guardia non solo il comparto vitivinicolo regionale che conta circa 23 mila aziende, prevalentemente piccole e medio piccole, molte con una grande storia alle spalle, che esportano circa il 60% della produzione imbottigliata.  “Il tempo è finito e non c’è più possibilità di andare avanti. Se si continua così senza alcun sostegno” ha detto Busi da Firenze “nei prossimi mesi il 40% della Toscana sarà in vendita. Le aziende chiuderanno e diventerà il più grande boomerang mai visto prima dal punto di vista patrimoniale. E questo coinvolgerà tutti. Chiuderanno aziende grandi e piccole, blasonate o meno. Ci rimetterà tutta la regione senza alcuna possibilità di tornare indietro”.

Le richieste alla politica italiana

La diffusione della pandemia e le decisioni dei governi nei vari Paesi esteri su quali attività possono riprendere, a cominciare dalle fiere di settore, rendono il quadro generale quanto mai incerto: “Non sappiamo ancora quando potremo ripartire con la nostra attività promozionale, un capitolo fondamentale per l’export del Chianti Docg che rappresenta il 70% del nostro fatturato”, aggiunge il presidente Busi, per il quale le vendite di vino rischiano di essere compromesse se non dovessero ripartire in Europa e nel mondo i grandi eventi.

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L’appello di Busi non è solo alla politica italiana, i cui provvedimenti specifici per il comparto vitivinicolo, non hanno ancora completato tutti l’iter burocratico. “È il momento di mobilitare tutto il mondo del vino toscano per farci ascoltare. Non possiamo permetterci il lusso di restare ancorati ai soliti campanili. Per la Toscana” conclude “il mondo del vino rappresenta una componente imprescindibile per il rilancio dell’economia regionale”.

Vino toscano in cifre

Sono oltre 23 mila le aziende vitivinicole toscane che coltivano 60 mila ettari di vigneto. Il valore ex fabrica generato dalla filiera dei vini Dop e Igp imbottigliati è stimato in circa un miliardo di euro, pari all’11% sul totale stimato dall’Ismea per tutta l’Italia che ammonta a 8,3 miliardi di euro (dati 2018). Mediamente oltre metà della produzione regionale prende la via dei mercati internazionali (Usa, Germania e Canada). Il Chianti Docg occupa il 48,4% della superficie rivendicata a Dop in Toscana, seguito dal Chianti Classico (18,5%) e dal Brunello di Montalcino (5,3%). L’allarme lanciato, tuttavia, vale non solo per il Chianti e non solo per la Toscana bensì per tutto il comparto a livello nazionale.

 

A cura di Gianluca Atzeni

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