I migliori Dolcetto di Ovada e di Dogliani in 4 etichette premiate dal Gambero Rosso

1 Mar 2024, 15:09 | a cura di
Tra i vini del Piemonte che hanno ottenuto i Tre Bicchieri 2024 del Gambero Rosso quattro sono Dolcetto. Eccoli qui

Il Piemonte è una regione davvero vasta e altrettanto vasto è il suo patrimonio ampelografico. Se andiamo a considerare le sole uve rosse, sono ovviamente il nebbiolo e la barbera i due vitigni più conosciuti, e probabilmente anche quelli più coltivati. Ma ultimamente si stanno affacciando sulla ribalta altre varietà altrettanto storiche ma forse un po' meno conosciute al grande pubblico. Sicuramente è il caso del grignolino: originario delle colline del Monferrato, tra Asti e Casale, è ancora questo il suo territorio di elezione; molto più diffuso nel passato, la fillossera di inizio Novecento non lo ha risparmiato, e i contadini, all'epoca, invece di ripiantarlo si orientarono verso varietà più resistenti.

Oggi, con i gusti dei consumatori che si rivolgono a vini più agili, dinamici e identitari, il Grignolino sta vivendo un nuovo successo: scarico di colore, dal profilo speziato e intrigante, nelle migliori versioni ha beva senza perdere in profondità. Col Dolcetto rimaniamo nel Monferrato, che ne rappresenta la culla da cui poi si è diffuso anche nel Cuneese e nell'Alessandrino (per rimanere in Piemonte). È un'uva che diventa protagonista in diverse denominazioni, le principali delle quali sono Dogliani, Ovada, Diano d'Alba. Di "dolcetto" non ha proprio nulla: i vini che ne risultano sono giocati su sensazioni di piccoli frutti di bosco neri accompagnati da una sensazione di mandorla che spesso si riscontra anche nel finale di bocca.

Tre Bicchieri 2024. I migliori Dolcetto

Qui ci concentriamo sui quattro vini 100% dolcetto nelle denominazioni Ovada e Dogliani che hanno ottenuto i Tre Bicchieri 2024 sulla guida Vini d'Italia di Gambero Rosso.

Cacao su un bel fondo terroso per il Dogliani Papà Celso di Abbona, fine e tipico.  è fine e tipico, il palato è di ottimo corpo, pieno e morbido, dal lungo finale sapido e gustoso. Celso Abbona è stato tra i primi a credere nella potenzialità del territorio di Dogliani, cercando di valorizzarne il suo vino principe: il Dolcetto. La storia di famiglia è continuata con Marziano e le figlie Mara e Chiara. Da oltre vent'anni la vigna - che vede la presenza di piante di oltre 60 anni d'età - è a conduzione biologica, una vera e propria filosofia di vita che sta alla base dei principi dell'azienda e che si traduce in pratiche che mirano al massimo rispetto dell'ambiente.

Il Dogliani Sup. San Bernardo 2019 di Anna Maria Abbona è ricco di frutta nera, con note di mora e ribes e un palato morbido e vellutato.  Anna Maria Abbona e Franco Schellino, oggi affiancati anche dai figli Federico e Lorenzo, hanno condotto al successo l'azienda partita come eredità del nonno Giuseppe, un progetto vitivinicolo che risale al 1936. Al centro del progetto aziendale ci sono i Dogliani, declinati in quattro etichette, cui si sono via via affiancati barbera, nebbiolo, riesling e nascetta, ma anche chardonnay e pinot nero per gli Alta Langa.

Il Dolcetto Sup. Du Riva di Tacchino, nella versione 2019, è un trattato di eleganza e raffinatezza: fase olfattiva intensa e coinvolgente con il frutto ancora in evidenza e un palato esplosivo per carattere e personalità. La Tacchino è una realtà storica dell'Ovadese che ha costruito la sua fortuna reinterpretando con concetti più moderni i vitigni classici del territorio. Il grande lavoro fatto in vigneto, ma soprattutto nella gestione delle fermentazioni e delle maturazioni in legno dei vini di punta si concretizza in una produzione che gode di grande cura. Sono il Dolcetto e la Barbera ad averci regalato negli anni grandi emozioni, mentre poco spazio è dedicato ai vitigni internazionali, con la sola presenza del cabernet sauvignon nel Monferrato Rosso

Il Dolcetto Convivio 2021 di Gaggino si presenta intenso con aromi fruttati su note vegetali e fondo speziato; palato esplosivo per intensità e corpo, che si allunga sapido su un finale interminabile. I vini di Gabriele Gaggino ricchi e corposi, riescono a esprimere spesso un quadro aromatico complesso, legato alle caratteristiche del vitigno. Le maturazioni in legno sono gestite molto attentamente, quando utilizzate. A fare da custode alla qualità dei prodotti è ormai da diversi anni Roberto Olivieri, enologo piemontese di grande esperienza. I punti di forza, anche in presenza di vitigni internazionali, rimangono i vitigni classici piemontesi.

 

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