Calo di vendite atteso per 6 aziende su dieci, secondo il recente rapporto sul sistema vinicolo. Blocco dell’Horeca e contrazione dell’export i fattori determinanti. Per gli analisti la situazione è peggiore di quella registrata nel 2009.
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L’effetto Covid-19 avrà un impatto molto duro sulle vendite delle imprese italiane del vino. Considerando le perdite del mercato interno e di quello estero, il 2020 si potrebbe chiudere con una contrazione tra il 20% e il 25% delle vendite, ovvero con un mancato introito per 2 miliardi di euro totali. La stima è contenuta nell’ultima indagine sul settore vinicolo di Mediobanca, condotta su 215 società con oltre 20 milioni di fatturato che rappresentano il 78% del giro d’affari vitivinicolo italiano.

Gli effetti negativi della crisi sul vino italiano

Quasi due aziende su tre (63,5% degli intervistati) prevede di subire un calo delle vendite nel 2020. Si registra, in particolare, un forte ampliamento (41,2% del campione) dell’incidenza delle attese negative che oltrepassano il -10% dei ricavi (quattro imprese su dieci). Il quadro che emerge per il 2020 è, in generale, peggiore di quello che colpì l’industria del vino italiano nel 2009, quando il 60,6% delle imprese subì un calo dei ricavi, il 24,2% vide cadere le vendite in misura superiore al 10% e il fatturato aggregato calò del 3,7%. C’è anche un 36,5% di imprese che si attende di migliorare il proprio bilancio economico, ma quelle che prevedono un +10% nel 2020 rappresentano appena il 4,7% del campione.

Perdite per 2 miliardi di euro

In un contesto internazionale in cui il commercio è stimato in flessione tra il 15% e il 30% (dati Wto), l’Ufficio studi di Mediobanca prevede che l’export di vino italiano perda 700 milioni di euro (1,4 miliardi nello scenario peggiore); a questo va aggiunta una perdita di 500 milioni di euro sul mercato domestico, considerato che circa il 65% delle vendite nazionali del campione di 215 aziende passa per canali diversi dalla Grande distribuzione organizzata (tra cui ristorazione e vendita diretta). Se, infatti, il consumo non Gdo riprenderà a ritmi inferiori del 30% rispetto al 2019, ci sarebbe da mettere nel carrello una ulteriore contrazione di 500 milioni di euro. Pertanto, la somma di questi effetti negativi costerebbe al vino italiano 2 miliardi di euro, con cali tra il 20% e il 25% rispetto al 2019.

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Un 2019 positivo

Il 2019 si era chiuso positivamente con incrementi dei ricavi dell’aggregato preso in esame da Mediobanca dell’1,1% sul 2018, grazie a un buon incremento delle vendite estere (+4,4%) e alla riduzione di quelle domestiche (-2,1%). Il 2019, spiegano gli analisti, si prospetta come il secondo anno a crescita più contenuta dal 2014, tuttavia ha consentito alle vendite del settore di superare del 26,7% i livelli del 2014, all’export del 34% e al fatturato sul territorio nazionale del 19,7%, lungo un trend di crescita ininterrotta.

I top seller del 2019

Cantine Riunite-Giv si conferma prima per fatturato (630 milioni, +2,9% sul 2018), seguita da Caviro a 329 milioni (-0,4%) e da Antinori che guadagna il 5,3% a 246 milioni, primo gruppo non cooperativo. Giù dal podio ci sono Casa Vinicola Botter, che nel 2019 ha realizzato una crescita del 10,9% portandosi a 217 milioni di euro, Fratelli Martini a 210 milioni di euro (-2,0%) e Zonin a 205 milioni di euro (+1,4%). Sono due le imprese con ricavi in aumento a due cifre: Ruffino (+20,9%) e Botter (+10,9%). Bene anche Enoitalia (+9,7%), Mionetto (+7,1%), Santa Margherita (+6,8%), Farnese (+6,3%) e Frescobaldi (+6,0%). Anche nel 2019, le società toscane e venete sono in testa per redditività (rapporto tra utile e fatturato) con Antinori al 34%, Frescobaldi al 21,4%, Botter al 10,3%, Santa Margherita al 9,5% e Ruffino (9,3%).

 

Link al rapporto http://www.mbres.it

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a cura di Gianluca Atzeni