La seconda parte del sondaggio a campione tra i principali distretti del vino ci porta ad analizzare il Centro Italia. Dal Lazio alla Toscana, all'Umbria: ecco le previsioni della vendemmia 2020.
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Siamo partiti dalle regioni più a Sud per scoprire le prime proiezioni per la vendemmia 2020 e le previsioni del Cnr sul clima delle prossime settimane. La seconda teppa è nell’Italia centrale, tra Dop e distretti del vino che si preparano all’appuntamento con un occhio alle vigne e l’altro ai mercati.

Le previsioni della vendemmia 2020 nel Centro Italia, regione per regione

La vigna a Poggio le Volpi

Lazio

Nella regione da 800 mila ettolitri nel 2019, la Dop Frascati (900 ettari, 300 produttori e 30 cantine imbottigliatrici) si attende un incremento dei volumi rispetto ai 70 mila quintali di uno scarso 2019. Felice Gasperini, presidente consortile, descrive un’annata “positiva considerando l’andamento climatico e lo sviluppo vegetativo, un po’ in anticipo”. L’incognita è, però, il trend di mercato, con una stima di giacenze superiori del 15% rispetto al normale, il che potrebbe indurre il Cda a valutare a breve un taglio delle rese per i vini dei Castelli Romani, che in media viaggiano a 110 quintali per ettaro.

Umbria

L’Umbria ha prodotto 425 mila ettolitri di vino nel 2019, in gran parte Igp e Dop. Negli oltre 1.200 ettari della Doc Montefalco, il nostro sondaggio rileva una stima nei volumi in calo del l5% rispetto a un 2019 abbondante, secondo il presidente del consorzio Filippo Antonelli. “Non è un’annata di carica e vista la congiuntura non è una brutta notizia. Le uve sono in condizioni ottimali, senza stress idrici. Piuttosto, le cantine hanno problemi di spazio per la nuova annata ed è per questo che abbiamo chiesto alla Regione misure a favore dello stoccaggio, invece che pensare a ridurre le rese che per i nostri vini sono già basse”. La grande Doc Orvieto (2.100 ettari) prevede un incremento della produzione del 15% rispetto agli 87 mila ettolitri del 2019 (annata scarsa): “Le uve sono sane” racconta il presidente del Consorzio, Vincenzo Cecci “la stagione è particolarmente favorevole con piante che presentano un carico di uve più alto. La raccolta sarà anticipata e stimiamo di staccare le varietà precoci prima di Ferragosto”. Intanto, il mercato dice che le scorte sono superiori del 10% sul 2019, circostanza che porterà il Cda a proporre all’assemblea il mantenimento della resa bassa come un anno fa, a 75 quintali per ettaro.

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panorama_Montalcino

Toscana

Il Brunello di Montalcino stima, col presidente Fabrizio Bindocci, di raccogliere intorno ai 210 mila quintali di uve: “Annata nelle medie sui volumi, ma che potrebbe essere al top per la qualità, se lo stato fitosanitario e le escursioni termiche anche di 15 gradi continueranno come finora. Sui tempi, siamo una settimana indietro. Non ci sarà da intervenire coi diradamenti e partiremo a raccogliere a fine agosto coi bianchi, per finire il 20 ottobre”. Sono 2,6 milioni gli ettolitri di vino prodotti in questa regione nel 2019 e un grande contributo lo dà il Vino Chianti che conta un milione di quintali e 754 mila ettolitri e che grazie alle vendite in Horeca (70%) è riuscito a limitare l’impatto della crisi: “Per il 2020” afferma Giovanni Busi “la produzione di uve scenderà a 900 mila quintali per 630 mila ettolitri, comprensiva della riduzione del 20% decisa dal consorzio. Lo stato fitosanitario è ottimo e inizieremo a raccogliere ai primi di settembre”. La denominazione, che oggi ha in pancia il 20% in più di scorte, ritiene di tornare alla normalità entro il 2021. Spostando lo sguardo al Chianti Classico, che ha appena introdotto delle misure di emergenza anti-Covid e che lo scorso anno ha prodotto 440 mila quintali di uve e 306 mila ettolitri di vino, il Consorzio rileva un “ottimo stato fitosanitario, con primavera asciutta e soleggiata, piogge sufficienti e ben distribuite. Niente peronospora e rarissime grandinate precoci che non hanno causato danni”. Sul fronte quantitativo, il raccolto 2020 sarà “probabilmente inferiore del 5-10% rispetto a un 2019 che è stato l’anno record dopo il 1987”. Probabile inizio raccolta dopo il 20/25 settembre. La grande area della Doc Maremma, da cui nel 2019 sono arrivati 159 mila quintali di uve e 108 mila ettolitri, stima una “produzione leggermente inferiore rispetto a quella del 2019 del 5-10%”, fa sapere il direttore del Consorzio, Luca Pollini, che aggiunge: “Grazie a una primavera regolare e con una buona distribuzione delle piogge, la vite ha raggiunto un buon equilibrio vegetativo, senza particolari problemi di fitopatie. Qualche gelata non ha compromesso la produzione”. Annata precoce che potrebbe iniziare dal 16 agosto per il Syrah, con Vermentino e Sangiovese a metà settembre.

 

Abruzzo

Cambiando regione, chi ha deciso, invece, misure d’emergenza come il taglio delle rese è il Consorzio vini d’Abruzzo. In tutta la regione, nel 2019, sono stati prodotti 3,1 milioni di ettolitri (1,2 mln Dop e 529 mila Igp). Anche qui, come in Puglia, c’è necessità di limitare i volumi. E i produttori guidati da Valentino Di Campli, per mantenere il mercato in equilibrio, hanno scelto il taglio delle rese del 15% (119 quintali/ha) per Montepulciano, Cerasuolo e Trebbiano a cui si applicherà anche lo stoccaggio di 21 ettolitri/ettaro. Operazione che riguarderà 18 mila ettari. “I presupposti di questa annata” dice Di Campli “sono incoraggianti: buon germogliamento, nessuna gelata primaverile, né attacchi parassitari. Dovremmo iniziare a metà agosto per le basi spumanti e varietà precoci, come Chardonnay e Pinot grigio”. Nella Docg Colline Teramane, i produttori guidati dal presidente Enrico Cerulli non sembrano interessati a una riduzione delle rese: “Premi poco allettanti per una Docg da 500 mila bottiglie con medie sui 85 quintali/ettaro”. L’annata sembra promettere bene: “Sia in termini qualitativi, per stato fitosanitario ottimale, sia quantitativi, vista la vigoria delle piante (12.700 quintali nel 2019; ndr). Anche chi fa il biologico e applica i principi della sostenibilità” conclude Cerulli “è riuscito a non avere problemi”.

Molise

Passando per il Molise, che nel 2019 ha portato a casa 227 mila ettolitri (10% Do e 20% Ig), la situazione è variegata. Armando Panella, che guida il Consorzio tutela vini Dop e Igp del Molise (440 ettari e circa 53 mila quintali di uve nel 2019, per oltre 1,2 milioni di bottiglie), prevede una flessione del raccolto di circa il 10-15 per cento, per gli effetti di siccità e umidità. “Ritengo” osserva Panella “che nessuna azienda sia interessata alla distillazione di crisi sui vini comuni le cui rese sono intorno ai 200 quintali/ettaro, dal momento che gli aiuti sono bassi e, inoltre, perché le giacenze riguardano in gran parte Doc e Igt”. L’altra Doc molisana, la Tintilia, e il suo consorzio (40 ettari, 11 soci per 170 mila bottiglie) stimano una “buona annata, dopo un inverno secco e siccitoso” racconta il presidente Pasquale Salvatore “a cui sono seguite le piogge di aprile e maggio. Oggi la vegetazione è rigogliosa, i grappoli in prechiusura e non ci sono peronospora e oidio. Salvo sorprese saremo in linea col 2019. Ma non ridurremo le rese”.

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a cura di Gianluca Atzeni

Articolo uscito sul numero di Tre Bicchieri del 16 luglio

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