Il cortometraggio di Andrea Marini ripensa la narrazione cinematografica della cucina d’autore, portando sullo schermo un omaggio a Massimo Bottura e alla sua creatività attraverso un viaggio onirico giocato su immagini potenti e bellissime. Che chiamano in ballo l’arte e la scienza della materia.
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Un film per Massimo Bottura

Quattro minuti di cortometraggio per raccontare la storia di una Lepre nel bosco, attraverso un gioco di suggestioni visive, musica e parole ispirate da Massimo Bottura, e da uno dei piatti più celebri nella storia dell’Osteria Francescana di Modena, Camouflage. È Andrea Marini – giovane regista toscano che vanta diversi premi internazionali all’attivo e, tra gli ultimi lavori, un lungometraggio dedicato alla Ferrari 1920 distribuito in 40 Paesi del mondo – l’ideatore di questo omaggio allo chef, coinvolto direttamente nella trasposizione cinematografica di un viaggio visionario, che in sei atti, partendo dall’inizio di tutti i tempi fino alla creazione del piatto, instaura un parallelo con la realtà di una delle creazioni più controverse di Bottura.

L'occhio di una lepre di profilo, in primo piano

L’ispirazione dell’arte. In video e nel piatto

E infatti il film prende le mosse dall’assunto che “il cibo può essere una forma d’arte”, specie per le fonti di ispirazione a cui attinge: così sullo schermo, come nel piatto, il riferimento visivo e concettuale è all’opera di Joseph Beuys How to explain pictures to a dead hare: “Con quest’opera Beuys intende dire che la teoria dietro un’opera d’arte non è necessariamente quella che l’opera debba essere compresa”, spiega Marini, che così chiama in causa l’emotività dello spettatore, svincolando la sua storia da un contesto realistico, esattamente come Bottura ha lavorato sulla realizzazione del suo Camouflage, dove la presenza della Lepre del Bosco è suggerita attraverso una tavolozza di colori cui corrispondono altrettante sensazioni gustative. Ma niente è come sembra. “La giustapposizione di sapori è un’idea predominante in questo piatto” spiega ancora Marini “la prima volta che ho avuto il piacere di assaggiarlo, il mio palato è stato in grado di scindere perfettamente ogni sapore nel giusto ordine. L’esperienza si è sintetizzata in ciò che a mio avviso è il piatto più audace e bilanciato di sempre. Nel film ripropongo in sei atti queste distinzioni, ognuna fautrice di un’emozione contrastante”.

Un osso di lepre su fondo verde

La lepre nel bosco. Un piatto in sei atti

Trasportando chi guarda nel mondo onirico di Massimo Bottura, in un processo che smaterializza la ricetta, seguendo il percorso dei singoli ingredienti in un viaggio in cui arte e scienza si compenetrano mossi della creatività di chi sta dietro al progetto.

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Foto in bianco e nero del backstage di un video con Bottura

Dunque a Visual hode to a Hare in the Woods non è la trasposizione della ricetta in un contesto realistico, ma un viaggio musicato (senza parole) attraverso ere differenti, su un piano che annulla i concetti di tempo e spazio così come siamo abituati a pensarli, per seguire, in quattro minuti, il percorso dall’assenza di materia alla creazione dell’opera: l’idea partorita dalla mente, gli ingredienti (zucchero, caffè, cacao, la lepre di cui si scandagliano i dettagli, attraverso una tecnologia all’avanguardia), il risultato finale con il coinvolgimento diretto, durante le riprese, dello chef (che già in passato, per la tv americana, ha portato “sullo schermo” una sua ricetta, la Parte croccante della lasagna).

Un dipinto con tavolo imbandito di cibo e nature morte

Tanti i riferimenti pittorici e visivi ispirati dal mondo dell’arte e del cinema, per un prodotto che indubbiamente ripensa la narrazione della cucina d’autore in modo nuovo e coinvolgente. La produzione è affidata alla casa italiana 360FX, la musica è di Daniele De Virgilio. Il video è disponibile su Vimeo, e non è escluso che l’idea di Andrea Marini possa diventare una serie, con il coinvolgimento di altri chef.

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