La criminalità organizzata ha sempre visto il settore della ristorazione come ottima opportunità per riciclare denaro. E la crisi post-Covid rischia di peggiorare il quadro. A Roma, dopo tre anni di indagini, una grande operazione smaschera gli interessi del clan Moccia sui ristoranti del centro. Ma è anche compito dei consumatori prestare attenzione.
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La mafia nella ristorazione

Negli ultimi mesi, Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, è stato tra i primi a lanciare l’allarme sulla concreta possibilità che le mafie approfittino della grave crisi imprenditoriale aperta dalla pandemia nel nostro Paese. Tra i settori più colpiti, per l’impossibilità di sostenere spese elevate (canoni di locazione in primis) non più compensate da un flusso di incassi costante, figurano (e figureranno nel prossimo futuro) ristorazione e turismo. A oggi, le inchieste condotte nelle Direzioni distrettuali Antimafia di tutta Italia non fanno che confermare l’aggravarsi di un rapporto pericoloso, sempre esistito, tra mafia e ristorazione, con la prima che individua nella seconda un’ottima opportunità per riciclare denaro sporco. A questo proposito, lo scorso maggio, Coldiretti pubblicava i dati del rapporto Agromafie dell’Organismo di Monitoraggio delle infiltrazioni criminali sull’emergenza Covid, fotografando l’immagine di un’Italia in cui 5mila ristoranti sono in mano alla criminalità, con “l’agroalimentare diventato una delle aree prioritarie di investimento della malavita”, per un giro di affari del valore di 24,5 miliardi di euro (considerando non solo la ristorazione, ma anche agricoltura, allevamento e distribuzione alimentare). Ma al di là della crisi contingente, il problema è radicato e ben noto alle forze dell’ordine, con le Procure impegnate in prima linea nel portare avanti operazioni antimafia che si protraggono anche per anni.

Operazione anticamorra a Roma. Sequestro di ristoranti nel centro città

Il blitz portato a termine in data 29 settembre dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma su disposizione del gip di Roma è un ottimo esempio di quanto estese siano le mire della criminalità sul settore della ristorazione. L’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare messa in atto all’alba in 14 ristoranti della Capitale è solo l’ultimo atto di un’indagine avviata nel 2017, a seguito della scarcerazione del boss Angelo Moccia – che con Luigi Moccia è a capo dell’omonimo clan camorristico – con l’obiettivo di sgominare un complesso sistema di riciclaggio del denaro. L’ordinanza, spiccata nei confronti di 13 persone (tra cui Angelo e Luigi Moccia), somma accuse per i reati di estorsione e fittizia intestazione di beni, aggravati dal metodo mafioso, nonché esercizio abusivo del credito. Gli accertamenti avrebbero infatti dato la conferma (supportata da intercettazioni che fanno rabbrividire, con gli imprenditori vittime di estorsione prostrati dal timore di rimetterci la vita) che i clan gestivano attraverso dei prestanome diverse attività commerciali a Roma, “riciclando i capitali illeciti in investimenti immobiliari e in macchine di lusso intestate ad altri soggetti, ed estorcendo denaro con metodi mafiosi a chi non rispettava le regole”. Nell’ambito dell’operazione sono stati sequestrati beni per 4 milioni di euro. Per quel che riguarda la ristorazione, emerge un quadro abbastanza desolante sulle insegne di dubbia qualità che proliferano nel centro della Capitale, dove sembrano essersi concentrati gli interessi del clan Moccia. Tra i locali coinvolti, Panico, Bombolone, La Scuderia, Varsi Bistrot; ampio l’orizzonte d’azione in centro città, tra Fontana di Trevi, Pantheon, Trastevere, piazza Navona, Castel Sant’Angelo, via della Conciliazione, via Veneto, via di Tor Millina, via del Banco di Santo Spirito.

Saper scegliere un ristorante

E non è difficile, navigando in rete, scovare recensioni dei malcapitati clienti incappati in uno di questi ristoranti, con giudizi (“Masochismo allo stato puro”, si legge in un caso; “praticamente truffaldino”, sancisce un altro cliente; e poi ancora un inequivocabile: “State alla larga!”) che non fanno che confermare la necessità di tenersi alla larga da attività senza arte né parte, non a caso semplice copertura per attività illecite, che nulla hanno a che fare con la seria imprenditoria della ristorazione. L’auspicio è che le operazioni antimafia possano rivelarsi sempre più efficaci e capillari, ma l’invito a saper scegliere lo rivolgiamo ai consumatori: prestate attenzione, e fidatevi di consigli professionali.

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