Dal 2014, la cooperativa Bio Solequo ha avviato un progetto condiviso con l’amministrazione e la comunità per il recupero degli orti medievali di Ostuni. Oggi il sistema dei “giardini” della cittadina pugliese è un riuscito esempio di economia della biodiversità.
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Gli orti urbani di Ostuni. Le origini

Gli orti urbani si moltiplicano in tutta Italia, dimostrazione tangibile di un riscoperto desiderio di fare comunità intorno a una nuova consapevolezza alimentare. E c’è pure chi il cambiamento lo favorisce al punto da renderlo strutturale, parte integrante del lavoro di amministrazione di una città. Succede a Ostuni, dove il Comune da tempo sostiene l’operazione di recupero dei terreni coltivabili presenti a valle del centro medievale della cittadina pugliese, subito fuori dalla cinta muraria, sui resti di un antico villaggio messapico risalente al V-IV secolo a.C. La tradizione degli orti urbani, del resto, a Ostuni ha radici antiche: nel rione Terra, i contadini dei secoli addietro realizzarono terrazzamenti per sfruttare al meglio i terreni calcarei irrigati dall’acqua piovana sapientemente convogliata attraverso canali comuni in pietra e tufo, che rifornivano i pozzi attraverso un ingegnoso sistema di pendenze e vasche di raccolta. Così, per secoli, si è tramandata la coltivazione di varietà autoctone come il peperone cornaletto, il peperoncino zefferine, il carciofo nero (di cui, da anni, è in atto un’operazione di recupero: dieci erano le piante rimaste in loco, oggi sono seicento, e i margini di crescita per restituirgli un mercato sono incoraggianti).

Carciofo nero a Ostuni

L’abbandono e la rinascita. L’iniziativa di Solequo

Poi, negli anni Settanta, l’abbandono del rione Terra ha determinato il declino del sistema di orti. A partire dal 2014, la cooperativa Bio Solequo ha iniziato a coltivare col metodo biologico alcuni degli orti “recuperati” nei pressi della chiesa Madonna della Grata: l’origine di un’operazione che avrebbe portato alla ricostituzione dei cosiddetti Giardini della Grata, quattro ettari di terreno oggi dedicati al recupero delle antiche varietà orticole pugliesi, con il supporto di enti di ricerca universitari, come il progetto Biodiverso, di cui abbiamo già avuto occasione di parlare come modello di sperimentazione efficace per riscoprire e tutelare la biodiversità agricola italiana. L’amministrazione di Ostuni ha favorito questo processo, riqualificando l’area circostante la cinta muraria medievale, ricostruendo i vecchi muretti a secco e chiamando a raccolta associazioni, aziende e cittadini interessati a partecipare al progetto. Ma anche impostando regole comuni per indirizzare la gestione dei terreni alla coltivazione biologica, che Solequo – tra gli assegnatari più coinvolti nel processo di recupero delle terre – ha approfondito applicando i principi dell’aridocoltura. Così gli orti urbani di Ostuni hanno prosperato, nel rispetto di un territorio tutelato in quanto area di interesse archeologico per la presenza di antiche tombe messapiche, che già da diversi secoli sono utilizzate come cisterne per la coltivazione dell’acqua piovana (cui si aggiungono i caratteristici “acquari” ricavati in seguito).

Broccolo negli orti di Ostuni

Un progetto di comunità

Il prossimo atto dell’amministrazione, per incentivare ulteriormente il consolidamento di quello che a tutti gli effetti potrebbe diventare un parco delle biodiversità pugliesi, sarà la costruzione di un pozzo artesiano. Perché a Ostuni ci credono: la biodiversità può restituire benefici che si spingono oltre l’operazione culturale (la fruizione dell’area è libera per cittadini, scuole e turisti), incentivando un’economia diversa. Da cui l’intera comunità trarrà vantaggio. La visione è quella che Antonio Capriglia, presidente della cooperativa Solequo, cerca di trasmettere da tempo agli altri assegnatari che hanno stipulato con il Comune i Patti di Collaborazione per la gestione degli orti storici di Ostuni. Nel frattempo, ai Giardini della Grata si sono aggiunti altri sei ettari di terreno coltivati in condivisione nelle contrade attorno al centro storico, tra cui i quattro ettari in località Mogale, destinati alla sperimentazione su antiche varietà di legumi e cereali.

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Bieta dalle coste colorate

La spesa agli orti di Ostuni

In contrada Ceravolo, invece, alla produzione si affianca la vendita diretta dei prodotti, una volta alla settimana, ogni sabato (ai Giardini della Grata, invece, lo spaccio aziendale apre il venerdì). La spesa, compatibilmente con le rotazioni stagionali, è ricca: cicoria scattatora di Ostuni, verza limone di Martina Franca, bietola di Fasano, mugnolo, melanzana bianca di Francavilla Fontana, tantissime varietà di pomodoro (dal Regina di Torre Canne al giallo arancio di Crispiano, al giallo ponderosa), mandorla Tondina, farine e legumi di diverse varietà e trasformati come pane e frise. Prodotti distribuiti anche presso alcune botteghe gastronomiche pugliesi e nel circuito dei negozi Natura Sì regionali.

www.facebook.com/biosolequo.coop

a cura di Livia Montagnoli