Per la rubrica promossa dalla Fondazione Gambero Rosso e dedicata alle donne, intervistiamo Bruna Cerea, del ristorante Da Vittorio a Brusaporto.
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La Fondazione Gambero Rosso, creata con lo scopo di dare attenzione e risalto ai temi di ordine sociale e della ricerca, porta avanti questa rubrica dedicata alle donne. Qui l’intervista a Bruna Cerea, la capostipite, insieme al suo amato Vittorio, di una delle famiglie più famose e competenti del settore della ristorazione e del catering.

Bruna Cerea
Foto di Simone Casetta

Intervista a Bruna Cerea

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna?

Negli stereotipi del mondo in cui viviamo, l’idea globalmente riconosciuta è che siano gli uomini a essere più predisposti a occupare ruoli manageriali. Il loro approccio alle cose, più deciso e serio, fanno sì che essi vengano percepiti come di maggior valore. Da donna, non è sempre stato facile confrontarmi con gli uomini, affermando il mio ruolo. Ciò che a volte viene però trascurato, è che la maggior parte delle donne (come me) oltre a lavorare sono anche mamme e devono pertanto fare il doppio del lavoro per far sì che le due vite possano combaciare.

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In quale modo è riuscita a superarli e a raggiungere il suo attuale incarico?

Sicuramente ad aiutarmi sono stati la mia caparbietà, la mia forza di volontà e la fiducia in me stessa. Inoltre ho sempre creduto che il sorriso potesse aiutarmi ad affrontare i momenti più difficili e ne ho fatto il mio “biglietto da visita”.

Nel suo attuale ruolo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

In generale io credo molto nelle donne e nelle loro capacità. Per me sono loro ad avere una marcia in più! Oltre al lavoro, molte di loro hanno figli e riescono comunque a far combaciare le cose. Sono audaci e molto attente. Hanno una grande attenzione al dettaglio in tutto quello che fanno. Il loro tocco è indistinguibile. Nel mio lavoro, ho cercato di circondarmi di donne. Alcune delle nostre figure manageriali lo sono e ultimamente abbiamo ampliato il nostro organico proprio inserendo figure femminili. Prediligo in generale le figure più giovani, sono più innovative e grintose e molto veloci anche dal punto di vista informatico.

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Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità?

Credo che il concetto di disparità sia ormai superato. Non trovo questa grande differenza. Siamo noi come azienda in primis a non farla. Nel nostro ristorante ad esempio, un tempo riservavamo alle donne sedute al tavolo il menu senza prezzi. Era un gesto di galanteria, normale a quei tempi. Con certezza sarebbe stato l’uomo a pagare il conto. Oggi invece niente è più così scontato. Capita spesso che siano le donne a pagare il conto, magari per offrire il pranzo o la cena al compagno. Il nostro approccio è cambiato. Al tavolo chiediamo a chi lasciare i prezzi e a chi no.

Guardando al mondo del lavoro in generale, credo che le donne stiano riuscendo ad affermarsi più che in passato. Certamente per loro la strada per l’affermazione è più in salita rispetto a quella di un uomo.

Quali modalità e quali formule suggerisce per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap? Un gap che, peraltro, ha conseguenze anche sul Pil.

Visto che è stato dimostrato che le donne hanno tutte le carte in regola per ricoprire ruoli manageriali e che le loro doti sono a volte anche superiori rispetto a quelle degli uomini, credo sia necessario adeguare i loro salari in modo da riconoscerne il valore anche dal punto di vista economico.

Quale messaggio o consiglio si sente di dare alle donne che hanno capacità e desiderio di emergere, in particolare a quelle che stanno ancora lottando e alle giovani generazioni?

Il consiglio che vorrei dare a tutte le donne è di farsi rispettare e valere. Di essere combattive e di non avere paura del confronto con gli uomini. Di porsi sullo stesso piano e farsi valere, innanzitutto grazie alle loro capacità, più che, eventualmente, per il loro aspetto fisico.

Ci racconti un aneddoto (positivo o negativo) di una delle sue esperienze sul tema.

La mia esperienza più recente sul tema riguarda proprio la scelta di dare o meno il menu con i prezzi alle donne al tavolo. Qualche giorno fa ci ha contattato una cliente che ha espressamente richiesto di offrire il pranzo al marito per l’anniversario. Al ristorante, ho letto lo stupore negli occhi di lui, quando uno dei miei ragazzi ha presentato i prezzi alla signora. Stupore che l’ha fatto però sorridere e che lo ha reso felice per il bel gesto.

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