Parità di genere. Intervista a Francesca Mecchia e Hilde Petrussa

7 Nov 2022, 10:35 | a cura di Gambero Rosso
Per la rubrica promossa dalla Fondazione Gambero Rosso e dedicata alla parità di genere, abbiamo intervistato Francesca Mecchia e Hilde Petrussa, di Vigna Petrussa, cantina dalle radici storiche in Friuli-Venezia Giulia
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La Fondazione Gambero Rosso, creata con lo scopo di dare attenzione e risalto ai temi di ordine sociale e della ricerca, porta avanti questa rubrica dedicata alle donne, non tanto perché crediamo nelle quote rosa ma perché è fondamentale parlare e sensibilizzare sulla parità di genere. Ed è altrettanto fondamentale farci portavoce di donne che hanno raggiunto importanti obiettivi nel proprio settore. Qui l'intervista a Francesca Mecchia e Hilde Petrussa. 

Intervista a Francesca Mecchia e Hilde Petrussa 

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati – se ce ne sono stati - gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna?  

Il mondo del vino è sempre stato in prevalenza maschile, sia a livello agricolo, sia commerciale. Essere donna in questo settore non è stato facile, soprattutto nei decenni scorsi, quando nelle occasioni di incontro e alle degustazioni le donne si contavano sulle dita di una mano e spesso non erano ai vertici aziendali. A volte l’impressione era quella che il vino fatto da donne non riuscisse a comunicare il suo valore come quello uscito dalle mani degli uomini.  

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Le difficoltà ci sono state, in termini di immagine, di credibilità, di vendita, ma grazie alla passione che ha contraddistinto noi donne vignaiole da ben 3 generazioni, siamo riuscite ad arrivare oggi a ottimi livelli di cui andiamo sicuramente fiere. Mia nonna prima, mia madre poi e infine io abbiamo saputo coniugare l’amore per ciò che facciamo e la caparbietà nel raggiungere i nostri obiettivi: produrre vini di territorio, di alta qualità e riuscire a comunicare tutto ciò che noi siamo e produciamo in modo efficace, tanto da ricevere negli anni importanti riconoscimenti.  

E per quanto riguarda le generazioni passate? 

Ogni generazione ha incontrato difficoltà diverse nell’essere donna in questo settore. Nessun ostacolo è stato insuperabile. Mia nonna è stata la pietra miliare di Vigna Petrussa: si è trovata a dover condurre un’azienda agricola e vitivinicola all’improvviso, a causa della scomparsa prematura del marito, con due ragazze da crescere e la gestione di un lavoro che allora era ancora fisicamente più gravoso. 

Sono molti gli ostacoli che ha dovuto affrontare, non è così? 

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Nessun uomo della zona era disposto a lavorare per una donna e da quel momento è cominciata la nostra lunga e salda collaborazione con i nostri vicini sloveni. Ma nonostante tutto ce l’ha fatta e ha saputo tramandare la passione per questo mestiere anche alla figlia Hilde, mia madre, che dal 1995 conduce l’azienda.  

E poi è arrivato il suo turno... 

I vignaioli locali boicottarono la sua iscrizione all’Albo degli Imprenditori agricoli ma grazie al suo carattere forte, non ha avuto grosse difficoltà a inserirsi in un mondo maschile e a tenerne testa. Poi sono arrivata io, che con 3 uomini in famiglia sono in netta minoranza e sono abituata a districarmi tra i punti di vista differenti. Ho lavorato diversi anni come Architetto in vari paesi gestendo numerosi cantieri dove solitamente ero l’unica donna e pertanto ho imparato a collaborare ed a farmi rispettare come donna e come professionista. Questa è stata una grande palestra e che sta risultando molto utile anche in questa nuova tappa della mia vita. 

Nel suo attuale ruolo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile? 

Il nostro team è quasi tutto al femminile. La grande risorsa della nostra azienda è la flessibilità, che permette a ognuna di noi donne di far convivere al meglio i due mondi lavoro-famiglia. Questo sia in termini di orari sia di spostamenti. Poi il coinvolgimento: ognuna di noi viene chiamata a dare il proprio contributo in termini di idee e suggerimenti. Non è un’azienda verticale, non abbiamo una figura-capo cui ubbidire, ma una figura-leader, Hilde, da seguire come esempio e con la quale confrontarci quotidianamente sulle migliori modalità di gestione dell’azienda. E tutto questo si vede nei risultati: serenità, collaborazione e autostima sono i tre cardini che ci permettono ogni giorno di iniziare la giornata lavorativa con il sorriso.  

Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità? 

Sicuramente agevolare il lavoro da remoto, laddove possibile, aiuterebbe tutte le donne lavoratrici a gestire al meglio i loro molteplici ruoli. Potrebbe essere inoltre utile una campagna pubblicitaria che mostri come anche le donne sono capaci di fare lavori storicamente considerati maschili: mia madre Hilde, per esempio, guida ancora il trattore e, dalla sua espressione quando è al volante, si diverte pure! Nulla è impossibile per noi donne se ci mettiamo passione e grinta, ne sono sicura!

Quali modalità e quali formule suggerisce per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap? Un gap che, peraltro, ha conseguenze anche sul Pil. 

Una donna non valorizzata è una donna mortificata. E questo non è un vantaggio per nessuno. Nella nostra azienda non si fa differenza di paga: le donne sono retribuite come gli uomini e fanno gli stessi lavori. Il risultato è un clima disteso e non conflittuale, paritario. È innegabile che le donne possano avere esigenze diverse dagli uomini, ma questo non si deve riflettere sulla retribuzione. La risposta, a mio avviso, è la flessibilità. Una donna dovrebbe essere libera di organizzarsi al meglio il proprio tempo lavorativo e i risultati sarebbero migliori. I passi avanti negli ultimi decenni ci sono stati, ora dobbiamo stare attenti di non tornare indietro, ma di evolvere questo percorso. 

Ci racconti un aneddoto (positivo o negativo) di una delle sue esperienze sul tema. 

Lo Schioppettino è sempre stato il vitigno di punta della nostra famiglia. Quando mia madre Hilde prese in mano l’azienda nel 1995 ne aumentò addirittura gli impianti. L’area di Prepotto, dove è sita la nostra cantina, è particolarmente vocata alla coltivazione di questa uva autoctona dalle vicende storiche altalenanti e quando nei primi anni Duemila si iniziò a ipotizzare la creazione di un’associazione che potesse rivalutare questo vitigno, Hilde fu tra le prime a darsi da fare con energia e convinzione profonda. Nel 2002 fu eletta come prima presidentessa dell’Associazione Produttori Schioppettino di Prepotto. Ancora oggi prende parte attivamente a tutte le iniziative promosse nella zona, come Enjoy Prepotto ed è sempre attiva nel proporre nuove idee. Non serve essere uomini per ricoprire certe cariche o assumere ruoli importanti: sono passione e carattere a fare la differenza, in qualsiasi settore.  

Ci può raccontare il suo nuovo progetto? 

Il nostro business ha già un innegabile tocco femminile nella sua gestione ordinata e serena. Ora l’obiettivo è di evolvere ulteriormente l’immagine della nostra azienda verso un’idea di “boutique winery”. Migliorare ulteriormente la cura del dettaglio, per riuscire a comunicare al meglio l’alta qualità del nostro prodotto. Stiamo sviluppando nuovi progetti per rendere la nostra viticultura sempre più sostenibile e rispettosa dell’ambiente. L’evoluzione è sempre stata il nostro cavallo di battaglia, senza mai dimenticare da dove veniamo e cosa ci hanno insegnato i nostri predecessori.  

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