Per la rubrica promossa dalla Fondazione Gambero Rosso e dedicata alle donne, oggi intervistiamo Pina Amarelli Mengano.
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Le donne sono state le prime vittime degli effetti della pandemia per ragioni che risiedono sia nella loro collocazione nel mondo del lavoro, sia perché hanno una maggiore prevalenza di impiego nei settori più colpiti, sia per colpa di uno stereotipo rispetto ai compiti sociali a loro attribuiti (le donne si sono dovute far carico dei figli in Dad). A questi problemi il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vuole dare una risposta chiara, che non è più rimandabile. Lo ha riferito la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti durante l’incontro organizzato dalla Fondazione Gambero Rosso.

La Ministra Elena Bonetti ha incontrato le donne del settore food & wine

Nell’ambito delle attività e dell’impegno della Fondazione Gambero Rosso sui temi della sostenibilità e della parità di genere abbiamo organizzato un primo incontro con la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti e con il Dipartimento per le Pari Opportunità. Obiettivo: promuovere stimoli e spunti in merito al primo Piano nazionale per la parità di genere e al PNRR. All’incontro, introdotto e moderato da Paolo Cuccia, molte le imprenditrici presenti che hanno condiviso le loro esperienze e le loro proposte. Le tematiche più sentite: formazione, maternità, welfare, sicurezza. Quest’ultima può sembrare off topic ma non lo è affatto, non in un settore, quello della ristorazione, dove l’orario di uscita è quasi sempre serale. La Ministra ha presentato le due principali macro riforme su cui stanno lavorando – Family Act e Strategia nazionale per la parità di genere – illustrando come alcune iniziative siano inedite, come l’Assegno unico universale rivolto a tutti, non solo ai dipendenti, il Congedo obbligatorio per i neo papà o la Certificazione della parità di genere per le imprese: “È uno strumento che attribuirà alle imprese una certificazione che qualifichi le politiche delle imprese nell’ottica del tema della parità di genere come uno degli elementi di investimento e sviluppo del Paese, quindi non solo uno strumento di verifica ex post ma che aiuti anche a una progettazione nell’ambito dell’imprese per sostenere lavoro e carriera femminile, con una conseguente premialità di natura fiscale”, spiega la Ministra, che si è congedata dalle presenti con una proposta riguardante l’accompagnamento delle giovani donne: “Sarebbe utile fare, attraverso la vostra rete, un’azione di mentoring sulle giovani donne che vogliano intraprendere una carriera nel vostro settore”. Ce lo appuntiamo e continueremo a intervistare e coinvolgere le donne del settore. In questa puntata tocca a Pina Amarelli Mengano, Presidente dell’azienda che produce la liquirizia pura più famosa al mondo.

PINA AMARELLI - parità di genere

Intervista a Pina Amarelli Mengano

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna?

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Personalmente posso affermare di non aver avuto difficoltà come donna in nessuna delle molteplici mie esperienze lavorative. Mi sono sempre impegnata al massimo prima negli studi e poi nel lavoro, nella convinzione che se c’è la competenza non esistono differenze di genere.

Siamo curiosi: qual è il suo curriculum?

Ho una laurea in giurisprudenza con il massimo e nel ’68 ho iniziato la carriera di avvocato e di docente universitaria, con consapevolezza delle capacità femminili ma mai femminista. E soprattutto apertura a ogni nuova esperienza. Questa capacità di adattamento e di flessibilità mi hanno portato, dopo qualche anno e per una serie di eventi, a occuparmi dell’azienda di famiglia, raccogliendo una eredità imprenditoriale plurisecolare.

Nel suo attuale ruolo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

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Ho sempre privilegiato collaboratrici sia nel settore marketing che nell’amministrazione e nello shop, giungendo alla totalità di donne nella gestione del Museo e dell’archivio di interesse storico nazionale. Sono massime l’attenzione alle esigenze familiari e la flessibilità, queste sono ripagate da serietà nel lavoro e forte senso di appartenenza.

Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità?

Ritengo indispensabile l’assoluta parità salariale, per la quale si stanno mettendo in campo grandi richieste da associazioni femminili e dalla buona politica. Ma il vero traguardo da raggiungere è quello di un welfare che possa garantire l’impegno delle donne nel lavoro, dagli asili nidi, alla cura degli anziani, alla facilitazione burocratica, senza dimenticare di educare le nuovissime generazioni al concetto di parità.

Quali modalità e quali formule suggerisce per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap? Un gap che, peraltro, ha conseguenze anche sul Pil.

Il mondo maschile in Italia, e ancor più al Sud, vive ancora in un retaggio di figli di mammà difficile da sradicare. In questo è importante il compito della famiglia e della scuola, con una educazione paritaria e con la consapevolezza della uguale dignità di ogni attività, specie quelle di cura e domestiche.

Quale messaggio o consiglio si sente di dare alle donne che hanno capacità e desiderio di emergere, in particolare a quelle che stanno ancora lottando e alle giovani generazioni?

Di avere una solida preparazione e di non aver paura né senso di inferiorità. Mi sembra che le giovanissime si sentano abbastanza forti e tutte le proposte normative e le idee che circolano contribuiscono a formare una personalità che, sapendo valorizzare le differenze di genere, le renderà capaci di affrontare il futuro, anche in casi complessi come può avvenire nel passaggio generazionale in una azienda.

Ci racconti un aneddoto (positivo o negativo) di una delle sue esperienze sul tema.

Per me l’esperienza più soddisfacente e positiva è stata il mio ingresso in una posizione al top nella nostra azienda familiare in Calabria. Paradossalmente essermi trovata all’apice, all’inizio degli anni ’80, nella regione considerata la Cenerentola d’Italia, sia dal punto di vista sociale che economico, mi ha dato una grande visibilità, facendomi diventare un modello di successo.

illustrazione di Ilenia Tiberti