Iniziamo una nuova rubrica, promossa dalla Fondazione Gambero Rosso, dedicata alle donne. Non tanto perché crediamo nelle quote rosa ma perché è fondamentale parlare e sensibilizzare sulla parità di genere. Ed è altrettanto fondamentale farci portavoce di donne che hanno raggiunto importanti obiettivi nel proprio settore. Qui l'intervista all'imprenditrice marchigiana Angela Velenosi.
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È indiscusso, la pandemia ha colpito soprattutto le donne: in Italia, ad esempio, su 101mila persone che hanno perso il lavoro a dicembre 2020, la quasi totalità sono state donne. La disparità di genere riguarda anche il gender pay gap (lo squilibrio tra la remunerazione degli uomini e quella delle donne, una disparità salariale tra le più forti nell’Unione europea) e molte altre sfere della nostra società. Un’istantanea del nostro Paese che speriamo cambi presto – il 13 ottobre la Camera dei deputati ha approvato all’unanimità una proposta di legge per ridurre la disparità salariale e incentivare la presenza femminile nel mercato del lavoro – e che ci ha spinto a farci promotori del tema della “Parità di genere” mediante i progetti della Fondazione Gambero Rosso, creata con lo scopo di dare attenzione e risalto a tutti i temi di ordine sociale e della ricerca che il nostro Gruppo imprenditoriale segue costantemente.

Gambero Rosso per la parità di genere

Il prossimo appuntamento è un incontro con la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti e con il Dipartimento per le Pari Opportunità, che si terrà il 17 novembre, con l’obiettivo di confrontarci e promuovere stimoli e spunti in merito al primo Piano nazionale per la parità di genere e alle iniziative che il Ministero ha messo in campo nel PNRR. Nel frattempo comincia anche una rubrica che raccoglie le testimonianze di donne che hanno raggiunto importanti obiettivi nel proprio settore.

Angela Velenosi

Intervista ad Angela Velenosi, imprenditrice e proprietaria della cantina Velenosi

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna?

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Dipende dal momento della mia vita lavorativa. Ho iniziato la mia attività nel 1984 e in quel periodo in Italia il modello dell’imprenditrice mancava quasi completamente. Avevo vent’anni e iniziavo la mia attività in un settore declinato solo al maschile, dove le uniche donne avevano il ruolo marginale di moglie, di sorelle, di madri. Per farmi largo ho dovuto lottare contro i preconcetti, ho dovuto studiare molto e darmi delle regole ferree. I preconcetti venivano soprattutto dalla mia famiglia: lasciavo due bambini piccoli a casa per presenziare alle fiere internazionali e promuovere i miei vini. La fatica era immane, sia perché Rosso Piceno e Falerio erano denominazioni sconosciute, sia perché i miei famigliari mi criticavano.

A che regole ferree fa riferimento?

Ad esempio non rimanere troppo a lungo a cena o non farmi mai accompagnare in macchina per evitare discorsi ambigui. Lavorando col vino, l’alcool a volte diventa una scusa per comportamenti scorretti. Nonostante questo ho dovuto lottare a lungo contro le maldicenze, che davano ad intendere che i premi me li fossi meritata io e non i miei vini. Queste umiliazioni non le ho mai tollerate.

In quale modo è riuscita a superare ostacoli e maldicenze e a raggiungere il suo attuale ruolo?

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Tenacia, fiducia e passione. Ci sono riuscita perché sono stata tenace, perché ci ho messo amore e passione, perché ho studiato. Ho davvero fatto sacrifici enormi per il mio lavoro, mettendolo davanti a tutto. Grazie a questi sacrifici e alla fiducia nei mie vini ho capito il mercato e ho compreso come posizionare i miei vini.

Nel suo attuale ruolo – lei è proprietaria della cantina Velenosi – quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

Non credo nelle quote rosa, ma nel valore delle mie dipendenti. In velenosi siamo 44 dipendenti a tempo indeterminato e le donne sono più della metà. La cosa importante è che le donne sono presenti in tutti i comparti. Le ho assunte perché sono capaci, tenaci e soprattutto contribuiscono attivamente alla vita dell’azienda.

Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità?

Il problema più grande che oggi una donna ha nel mondo del lavoro sono gli asili nido e l’aiuto per i figli, che rimangono una preoccupazione delle madri. Senza questo supporto nessuna donna potrà mai avere le stesse possibilità di un uomo. Molto spesso la parità di genere viene discussa come un concetto astratto quando, invece, le misure necessarie sono molto concrete. Il settore pubblico ha un ruolo importante nel rispondere a queste esigenze.

Quali modalità e quali formule suggerisce per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap? Un gap che, peraltro, ha conseguenze anche sul Pil.

La mia esperienza mi ha fatto capire che sensibilizzare gli uomini non è facile. Questa non é la battaglia delle donne, questa è la nostra battaglia di cittadini e lavoratori per contribuire alla crescita di tutti. Alcuni credono ancora che l’emancipazione femminile equivalga a imitare gli uomini nei peggiori vizi. L’emancipazione vuol dire avere l’opportunità di studiare, di fare le proprie scelte, di prendere coscienza del proprio potere delle proprie capacità. Colmare questo gap serve a creare una società più giusta e ad aumentare il benessere della società stessa. Le ricadute economiche e sociali sono evidenti, e conto negli uomini di domani: devono farsi alleati di questo cambiamento.

Quale messaggio o consiglio si sente di dare alle donne che hanno capacità e desiderio di emergere, in particolare a quelle che stanno ancora lottando e alle giovani generazioni?

Alle imprenditrici di domani consiglio di credere in loro stesse, di coltivare le loro passioni, di studiare e di non smettere di scommettere su loro stesse. Trovate una mentore, una professionista che ammirate e fatevi consigliare. Credo sia importante dare alle giovani generazioni un’iniezione di fiducia, perché non possiamo soltanto pensare in negativo. Io ho scalato le montagne della mia professione e sono convinta che altre possano farlo. Non bisogna sottostimare il sacrificio, ma ne vale la pena.

Ci racconti un aneddoto (positivo o negativo) di una delle sue esperienze sul tema.

Mio padre non mi parlava più. Avevo deciso di separarmi, ero sempre fuori casa, non accompagnavo i miei ragazzi a scuola, non frequentavo i consigli di classe. Ai suoi occhi non ero una mamma nel vero senso della parola. Avevamo rotto i rapporti. Lui era di vecchio stampo e per lui avevo superato ogni limite. Un giorno Riotta, al tempo il direttore del TG1, mi chiese se volevo raccontare al TG Economia la mia storia di imprenditrice. L’intervista fu registrata a Roma, da dove poi mi imbarcai per New York. Qualche giorno dopo ci fu la messa in onda della mia intervista e mio padre era davanti la tv. Lui rimase molto colpito e mi fece una telefonata che finí nella segreteria telefonica. Quando accesi il telefono ascoltai il suo messaggio. Con le lacrime mi chiedeva scusa per non aver compreso quanti sacrifici e quanto impegno avessi dovuto mettere nel mio lavoro. Ero emozionata, finalmente mio padre riusciva a vedermi non più solo come una madre, ma anche come un’imprenditrice.

illustrazione di Ilenia Tiberti

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