Per la rubrica promossa dalla Fondazione Gambero Rosso e dedicata alle donne, intervistiamo Anna Maschio della Distilleria Bonaventura Maschio 
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La Fondazione Gambero Rosso, creata con lo scopo di dare attenzione e risalto ai temi di ordine sociale e della ricerca, porta avanti con dedizione questa rubrica dedicata alle donne, non tanto perché crediamo nelle quote rosa ma perché è fondamentale parlare e sensibilizzare sulla parità di genere. Ed è altrettanto fondamentale farci portavoce di donne che hanno raggiunto importanti obiettivi nel proprio settore. Oggi intervistiamo Anna Maschio della Distilleria Bonaventura Maschio 

Intervista ad Anna Maschio

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna e in quale modo è riuscita a raggiungere il suo attuale ruolo?

Nella mia personale esperienza lavorativa, non credo di aver dovuto superare degli ostacoli dovuti al mio genere di appartenenza. Ho cominciato come Responsabile Estero presso la Distilleria Bonaventura Maschio, ho avuto modo di viaggiare molto e di dovermi confrontare con professionisti di molte nazioni diverse. In qualche occasione le differenze di vedute e di cultura possono aver generato qualche incomprensione o piccolo fraintendimento, ma niente di insuperabile e mai causato strettamente dal mio essere donna. 

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Nel suo attuale ruolo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

In quanto amministratrice delegata dell’azienda in cui lavoro, ho sempre cercato di venire incontro alle esigenze delle mie collaboratrici e dei miei collaboratori. Abbiamo sempre cercato il più possibile di approvare le richieste di orario part-time delle dipendenti con figli piccoli, a prescindere e ben oltre le norme previste dalla legge. Questo ha permesso loro di continuare a crescere nella propria sfera professionale e, allo stesso tempo, di godersi la propria famiglia.

Nel corso degli anni, inoltre, nonostante i ritmi martellanti che il mercato ci impone, abbiamo sempre garantito ai nostri dipendenti il tempo per coltivare i propri interessi e per stare in famiglia, valore a me molto caro essendo la mia un’azienda a conduzione familiare.

Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità?

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Penso che uno dei motivi che, più classicamente, ha sfavorito le donne nel mondo del lavoro, sia legato alla genitorialità. Sono le donne che prendono più spesso permessi sul lavoro per accudire i propri figli in caso di malattia o di emergenza. Sono sempre le madri, inoltre, a chiedere la riduzione dell’orario lavorativo da full a part-time. Questo succede perché la nostra società ritiene che debba sempre essere la donna ad avere il dovere e il compito di crescere i figli e, solo nel tempo che rimane, pensare alla propria carriera.

Gli uomini, d’altro canto, raramente riescono a farsi approvare permessi dai propri datori di lavoro per i medesimi motivi.

Per queste ragioni, reputo che un buon modo per favorire l’uguaglianza e le pari opportunità, sia concedere dello spazio da dedicare ai propri figli anche ai loro papà, in modo che l’onere (e il privilegio) della genitorialità ricada in egual misura su entrambe le parti coinvolte. In questo modo, automaticamente, le donne non sarebbero più discriminate per il proprio ruolo di genitore poiché quest’ultimo interesserebbe entrambi i sessi in identica misura.

Quale messaggio o consiglio si sente di dare alle donne che hanno capacità e desiderio di emergere, in particolare a quelle che stanno ancora lottando e alle giovani generazioni? Anche nel caso del passaggio generazionale.

Invito tutte le donne, più o meno giovani, a continuare a far sentire la propria voce per avere pari opportunità. In verità sogno che presto si possa smettere di parlare della dicotomia uomo-donna all’interno del mondo del lavoro e che si possa finalmente rimettere al centro il merito del singolo. La meritocrazia deve essere il focus centrale, il valore su cui fondare il mondo del lavoro di domani (ma anche di oggi), e la meritocrazia non può e non deve conoscere genere.

Ci racconti un aneddoto (positivo o negativo) di una delle sue esperienze sul tema.

Tra le innumerevoli professioniste di grande valore che ho conosciuto, vorrei raccontare un aneddoto che riguarda una nostra collaboratrice che ricopre la posizione di Area Manager. Questa persona, grazie alla sua personalità forte e briosa e alla sua indiscutibile serietà sul lavoro, è riuscita in breve tempo a guadagnarsi il rispetto di tutti i suoi colleghi, nonostante la sua giovane età e la poca esperienza specifica. Proprio quest’anno la nostra collaboratrice è diventata mamma e anche in quest’occasione ha dato prova di carattere e professionalità riuscendo da un lato a occuparsi egregiamente della sua bambina, aiutata dal compagno, e dall’altro a gestire le sue mansioni con la stessa abilità che l’ha sempre contraddistinta. Come ho detto in precedenza: la meritocrazia e il valore di una persona non devono dipendere dal genere di appartenenza di quest’ultima!

illustrazione di Ilenia Tiberti

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