Un permesso di soggiorno temporaneo, probabilmente della durata di sei mesi, e solo in presenza di un contratto di lavoro. A patto di aver già lavorato in agricoltura in passato. Le regole della sanatoria che potrebbe coinvolgere 500mila stranieri irregolari, per risolvere la mancanza di manodopera. Ma M5S fa ancora resistenza.
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Regolarizzare i braccianti agricoli. Un accordo difficile

A quanto pare è stata Luciana Lamorgese la figura istituzionale di riferimento per trovare l’accordo sulla manodopera agricola che ha tardato ad arrivare – contribuendo a rallentare l’approvazione del già Decreto aprile, ora Decreto rilancio – ma ora sembra prossimo a concretizzarsi (sebbene esponenti del Movimento 5 Stelle si dicano nelle ultime ore ancora contrari all’intesa). Nonostante l’urgenza di arrivare a una risoluzione, con 200mila braccianti che mancano all’appello mentre la stagione dei raccolti è ormai aperta da settimane, la questione si è trasformata in una battaglia politica tra fazioni opposte. E Teresa Bellanova, titolare del Mipaaf, ha in parte fatto le spese della sua appartenenza al movimento renziano di Italia Viva, oltre a scontare la netta opposizione di quelle forze che hanno sempre osteggiato la regolarizzazione (e la presenza) dei migranti che vivono nel nostro Paese. Dunque, finora, i tentativi di ufficializzare la sanatoria a favore degli stranieri irregolari, per assicurare alle campagne (e non solo) forza lavoro retribuita in modo equo e al contempo garantire condizioni di vita migliori agli immigrati che vivono nella precarietà e senza assistenza sanitaria, si sono rivelati un buco nell’acqua. E neppure si è riusciti a definire un sistema di regole – semplificazione del voucher agricolo in primis –  per arruolare disoccupati e percettori del reddito di cittadinanza, come suggerito da più parti per ovviare alla mancanza di manodopera agricola.

La distensione in vista del Decreto rilancio

Alla situazione di stallo si cerca ora di ovviare con un compromesso che accontenta (o scontenta?) tutti. Quel che è certo è che la proposta del ministro Bellanova non passerà così come era stata pensata, con l’intenzione di regolarizzare circa 600mila braccianti agricoli grazie a un permesso di soggiorno temporaneo. L’idea si è scontrata con la ferma opposizione del M5S (e dunque anche del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo), e il ministro ha minacciato di dimettersi, ricondotta a più miti consigli per garantire la tenuta del Governo in questa fase delicata. Giochi di politica, ancora una volta. Negli ultimi giorni, però, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha stimolato una conciliazione nel tavolo a quattro che coinvolge, oltre a Bellanova e Catalfo, anche Giuseppe Provenzano, titolare del dicastero per il Sud.

Le regole per ottenere il permesso di soggiorno temporaneo

Il tema centrale resta la necessità di far emergere il lavoro nero che permea fin troppo l’economia nazionale. In primis negli ambiti del lavoro agricolo e dell’ausilio domestico. Si agirà, quindi, su due fronti: scongiurare l’illegalità consentendo ai datori di lavoro di proporre contratti regolari (beneficiando di scudo penale e amministrativo se dichiarano irregolarità pregresse) a chi finora è stato impiegato in modo irregolare in agricoltura e nei lavori domestici e di assistenza, che si tratti di italiani o stranieri; garantire un permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi (Catalfo aveva chiesto un mese, poi il rilancio a tre, ora le parti sembrano concordare su un periodo più esteso), ma solo in presenza di un contratto di lavoro subordinato, agli stranieri già presenti in Italia e con permesso scaduto dopo il 31 ottobre 2019. A patto però che abbiano già lavorato in uno dei settori interessati, con l’Ispettorato del lavoro chiamato ad autorizzare il provvedimento caso per caso, certificando le prestazioni di lavoro pregresse degli immigrati che faranno richiesta del nuovo permesso di soggiorno. Dunque ci sarà spazio per la regolarizzazione chiesta da Bellanova e Provenzano, ma alle condizioni del M5S, che avversava una sanatoria libera tutti. La misura dovrebbe riguardare circa 500mila stranieri.

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La smentita del M5S

Ma bisognerà aspettare ancora un giorno (almeno) per apprendere nel dettaglio i termini del provvedimento. Tanto più che il ministro Bellanova parla di una partita non ancora chiusa in modo definitivo: “Rifiniture sono in corso”. Ma soprattutto, ed è notizia dell’ultim’ora, i grillini sembrano lontani dall’essere soddisfatti: “L’intesa non è chiusa“, dichiara ora il sottosegretario all’interno Carlo Sibilia, smentendo il raggiungimento di un accordo e confermando la posizione contraria del capo politico del Movimento, Vito Crimi. Non resta che attendere l’esito dell’imminente CdM.

 

a cura di Livia Montagnoli