Realizzato con bucce di grano polverizzate, il contenitore commestibile è frutto della ricerca dello studio di design Forest and Whale. Reuse ha ancora dei limiti, ma si lavora sullo spunto di partenza. Però siete avvertiti: il gusto non è granché.
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Il food delivery inquina. Come ovviare?

Immaginate un contenitore realizzato con bucce di grano. Pratico da maneggiare, leggero ma resistente. E buono da mangiare, anche se il gusto – ci tiene a precisare il suo inventore – non è proprio esaltante. Ma non è questo ciò che conta, dal momento che il packaging ideato dallo studio di design Forest and Whale, a Singapore, promette – o almeno spera – di risolvere uno dei problemi più contingenti derivati dal nostro abuso di contenitori monouso. Una piaga globale, quella dell’inquinamento da plastiche e materiali non riciclabili, acuita, in epoca pandemica, dal boom delle consegne di cibo a domicilio. Solo di recente, e non sempre con risultati soddisfacenti, il settore del food delivery ha iniziato ad affrontare il tema come una priorità: come rendere più sostenibili le confezioni che contengono il cibo che riceviamo a casa? Due le strade battute: l’investimento in contenitori biodegradabili, o, meglio ancora, il vuoto a rendere, che ottimizza seriamente gli sprechi. Come avvenuto qualche anno fa con le cannucce commestibili, ideate per rendere anche il momento dell’aperitivo più rispettoso dell’ambiente, però, a Singapore hanno pensato di spingersi oltre.

Reuse. La vaschetta commestibile

Il risultato si chiama Reuse, ed è una vaschetta “da mangiare”, fatta con bucce di grano macinate fino a diventare polvere e modellate usando stampi metallici ad alta temperatura. Questa lavorazione, però, non riesce ancora a garantire la completa versatilità del packaging commestibile, messo a dura prova dall’umidità. Per questo, tra le istruzioni per l’uso, gli inventori di Reuse consigliano di utilizzarla preferibilmente per pietanze fredde, meglio se non conservate troppo a lungo nella confezione. Dopo un paio d’ore, per esempio, anche un’insalata ben condita potrebbe portare la vaschetta ad ammorbidirsi, risultando poco utile alla causa. Anche il fattore tempo, dunque, in questa prima sperimentazione, è fondamentale: “L’utilizzo ideale è l’asporto, con un consumo entro le due o tre ore dal ritiro”, spiega Gustavo Maggio, origini italiane, ma cresciuto a Buenos Aires, che è cofondatore con Wendy Chua dello studio di design di Singapore. Durante il pasto, il contenitore può essere utilizzato al posto del pane, quasi fosse una sfoglia croccante per accompagnare il pasto, più simile, per dir la verità, a una “barretta di crusca”.

E se il gusto di Reuse risultasse davvero indigesto, la vaschetta può essere comunque smaltita nel compost, dove in 30 giorni si decomporrà, come pure il suo coperchio, che non è commestibile, ma è comunque compostabile, realizzato in poliidrossialcanoati (PHA), materiale a base di batteri. La missione di Forest and Whale, del resto, è quella di progettare oggetti d’uso comune che possano migliorare la vita quotidiana di tutti noi, all’insegna del riciclo e dell’economia circolare. Dopo la sperimentazione sul prototipo, lo studio spera di poter lanciare sul mercato Reuse entro la fine del 2021.

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