Recensioni

L'incredibile street food libanese che ha conquistato Trieste

Tra mezè vini e piatti tipici c’è un altro Mediterraneo da scoprire ed è in centro città: ecco Yalla

  • 29 Agosto, 2025

“Yalla in arabo ed ebraico significa Andiamo! Su! Forza! – in inglese corrisponde a Let’s go o C’mon  -. È un’esortazione ma anche una sorta di urlo di gioia, un’esclamazione che viene ripetuta spesso con entusiasmo”. Questa la definizione più diffusa sui motori di ricerca e non sorprende che corrisponda al nome scelto da questo locale di cucina libanese in pieno centro a Trieste. Letteralmente entusiasmante, infatti, è l’assaggio di qualunque – e ribadiamo qualunque – proposta di Yalla, premiato come Campione Regionale del Friuli Venezia Giulia per la Guida Street Food 2026 del Gambero Rosso.

Dal Medio Oriente all’Italia il passo è breve

Come sottolinea il giovane titolare Faad, con la cucina libanese siamo nel Mediterraneo, in un orizzonte di gusto non così lontano da quello a cui è abituato un italiano. L’impegno iniziale di capire come andare incontro al gusto locale è stato quindi facilmente abbandonato lasciando spazio a piatti e sapori autentici della cucina libanese.

Tutto nasce nel 2017, ma forse bisognerebbe dire nel 2007, quando Faad arriva a Trieste per studiare ingegneria. Terminati gli studi rientra in patria, ma Trieste gli manca, è ormai la sua città, il luogo del cuore. E d’altro canto il lavoro che lo tiene ore al PC non corrisponde affatto al suo spirito creativo e iperattivo.

Non ha alcuna familiarità con il mondo della ristorazione però ha sempre amato cucinare, lo faceva per gli amici all’università e sua madre gli ha trasmesso una vasta cultura culinaria. È così che nel 2017 parte l’avventura di Adonis, quello che oggi si potrebbe definire il “fine dining” dell’impresa. Un ristorante dove sperimentare l’autentica cucina libanese – arricchita da tocchi personali, come per qualunque cucina “viva”, in evoluzione – e anche le peculiari modalità dello stare a tavola in Libano. Adonis nasce in un momento in cui la cucina etnica è pressoché inesistente in città e quella libanese in particolare è poco diffusa in generale, anche altrove in Italia.

La condivisione al centro della tavola

Mezè” è l’antipasto, lo spuntino in una traduzione letterale ma è soprattutto il rituale sociale di condividere cibo e bere insieme. È il fulcro concettuale anche dell’andare a mangiare fuori in Libano: ci si va per mangiare assieme. L’abitudine occidentale di ordinare ciascuno il proprio piatto è piuttosto lontana.

E così si fa da Adonis, e ora anche da Yalla: si mette in mezzo e si assaggia tutti insieme, viene spontaneo, senza alcuna regola né indicazione. È divertente osservare questa dinamica tra i tavoli, interni ed esterni, di questo bel locale – dalle linee essenziali e ricco di verde – che ha portato lo street food libanese nel cuore della città, in Ponte Rosso, tra i luoghi più turistici del centro in cui si distingue per originalità.

Già attivo dal 2019 come virtual brand (solo ordinazioni da casa), Yalla apre i battenti nel 2024 ed è subito successo, grazie a una proposta che fa la differenza in termini di gusto, soprattutto se confrontata con quello che già pensavamo di conoscere.

I piatti

La parte più interessante dell’offerta è indubbiamente quella che permette il confronto con pietanze che ci è già capitato di assaggiare in passato: su tutte, hummus, falafel, baba ganoush.

L’hummus è setoso, cremoso, dal gusto pieno. Merito della tahina (salsa di semi di sesamo), unico ingrediente che Faad continua a importare dal Libano perché macinata a freddo, elemento indispensabile a impedire che diventi grumosa e amara. E la salsa tahina, con l’aggiunta di soli limone e acqua, è anche la salsa utilizzata per i roll (a base di carne, pesce o vegani), molto più avvolgente della salsa yoghurt (tipica della Turchia) che siamo abituati a conoscere come ingrediente del kebab.

I falafel, home made e fritti al momento (e gluten free a differenza di quelli già pronti), sono un’esplosione di gusto e croccantezza (anche grazie all’utilizzo delle fave oltre ai ceci nell’impasto).

Il baba ganoush è strepitoso, grazie all’affumicatura derivante esclusivamente dalla cottura a fiamma viva delle melanzane. Sempre servito, come da tradizione, con qualche chicco di melagrana a conferire dolcezza e asprezza insieme.

Il resto è tutto da provare: dai “classic lebaneseroll (il vero street food libanese, equivalente della nostra pizza al taglio) ai “signature” con gamberi, pulled pork o pollo fritto (e sì, anche Crispy, il brand di pollo fritto finora presente in città solo come delivery e di recente aperto anche alla consumazione sul posto o al take away in via Vidali e in via Cadorna, è della stessa proprietà); dagli spiedini d’agnello al tawook (pollo) marinato con paprika e salsa all’aglio al brisket di manzo. Il tutto da accompagnare a un fresco e intrigante vino bianco libanese oppure – ancora meglio per rendere l’esperienza completa – all’arak, distillato all’anice (senza zuccheri) da mescolare all’acqua e bere nel classico bicchiere lungo e sottile, il kadh. Yalla!

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