Gli specialisti sono già a lavoro: sono state trovate delle tracce di cibo che potranno aiutare a capire ancor meglio le abitudini alimentari dell'età romana. Se tutto andrà bene in primavera sarà visitabile
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Incredibile scoperta di Natale a Pompei grazie ai nuovi scavi. Emerge una sorta di banchetto di street food, una mensa, un termopolio coi suoi recipienti e perfettamente decorato. A Pompei ve n’erano un centinaio, ma questo è praticamente intatto, conservato sotto ai lapilli. Sono state ritrovate – grazie agli scavi che hanno dato un grandioso slancio negli ultimi anni al sito archeologico campano – anche delle tracce di cibo.

Come tutti i romani – e anche i greci per la verità – anche i pompeiani erano abituati ad acquistare cibo per strada e a consumarlo in piedi, lo stesso facevano con le bevande calde. Un vero e proprio approccio gastronomico street food, un bar-tavola calda di duemila anni fa. Ecco dunque l’utilizzo dei termopoli, banconi su strada con le loro anfore di terracotta incassate. Gli specialisti del Parco Archeologico di Pompei stanno studiando per capire quanto questi ritrovamenti potranno farci capire meglio sulle abitudini alimentari dell’epoca e dell’età romana in generale nel quadro di approfondimenti che vanno avanti da tempo.

Le dichiarazioni di Massimo Osanna

Oltre a trattarsi di un’ulteriore testimonianza della vita quotidiana a Pompei, le possibilità di analisi di questo Termopolio sono eccezionali, perché per la prima volta si è scavato un intero ambiente con metodologie e tecnologie all’avanguardia che stanno restituendo dati inediti“, dichiara Massimo Osanna,  Direttore Generale ad interim del Parco archeologico di Pompei e protagonista del rilancio del sito negli ultimi anni. “All’opera è un team interdisciplinare composto da un antropologo fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo: alle analisi già effettuate in situ a Pompei saranno affiancate ulteriori a analisi chimiche in laboratorio per comprendere i contenuti dei dolia  (contenitori in terracotta)”.

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Street food a Pompei. Storia dei ritrovamenti

L’impianto commerciale dove è riaffiorato il Termopolio era stato indagato solo in parte nel 2019, durante gli interventi del Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e consolidamento dei fronti di scavo storici.  Considerata l’eccezionalità delle decorazioni e al fine di restituire la completa configurazione del locale, ubicato nello slargo all’incrocio tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi, si è deciso di estendere il progetto e di portare a termine lo scavo dell’intero ambiente in modo da proteggere con un restauro adeguato l’intero contesto.

Di fronte alla bottega di street food, nella piazzetta antistante, erano già emerse una cisterna, una fontana e una torre piezometrica per la distribuzione dell’acqua, dislocate a poca distanza dalla bottega già nota per l’affresco dei gladiatori in combattimento.

Le decorazioni del bancone – le prime emerse dallo scavo – presentano sul fronte l’immagine di una Nereide a cavallo in ambiente marino e, sul lato più corto, l’illustrazione probabilmente della stessa bottega alla stregua di un’insegna commerciale. Al momento dello scavo, il ritrovamento di anfore poste davanti al bancone rifletteva non a caso l’immagine dipinta.

In questa nuova fase di scavo sono emerse altre scene di nature morte, con rappresentazioni di animali, probabilmente venduti nel locale. Frammenti ossei, pertinenti gli stessi animali, sono stati inoltre rinvenuti all’interno di recipienti ricavati nello spessore del bancone contenenti cibi destinati alla vendita. Come le due anatre germane esposte a testa in giù, pronte per essere preparate e consumate, un gallo e un cane al guinzaglio, quasi un monito alla maniera del famoso Cave Canem, uno degli emblemi di Pompei.

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La “paella” di Pompei e il vino alle fave

Le prime analisi confermano come le pitture sul bancone rappresentino, almeno in parte, i cibi e le bevande effettivamente venduti all’interno del termopolio: tra i dipinti del bancone sono raffigurate due anatre germane, e in effetti un frammento osseo di anatra è stato rinvenuto all’interno di uno dei contenitori, insieme a suino, caprovini, pesce e lumache di terra, testimoniando la grande varietà di prodotti di origine animale utilizzati per la preparazione delle pietanze. Una antica paella che confermava l’abitudine di mescolare carni e pesci. E’ anche  stata individuata la presenza di fave, intenzionalmente frammentate e macinate. Apicio nel De re Coquinaria (I,5) ce ne fornisce il motivo, asserendo che venivano usate per modificare il gusto e il colore del vino, sbiancandolo.

Con un lavoro di squadra, che ha richiesto norme legislative e qualità delle persone, oggi Pompei è indicata nel mondo come un esempio di tutela e gestione, tornando a essere uno dei luoghi più visitati in Italia in cui si fa ricerca, si continua a scavare e si fanno scoperte straordinarie come questa” ha dichiarato il ministro Dario Franceschini. Se tutto andrà come deve andare, questo nuovo spazio sarà visitabile dalla prossima Pasqua. Per il momento, grazie al nuovo brand della tv pubblica Rai Documentari, le immagini inedite del ritrovamento andranno in onda il prossimo 27 dicembre in prima serata su Rai Due nell’ambito del docu-film “Pompei l’ultima scoperta”, una grossa coproduzione italo-franco-belga volta a documentare tutte le ultime scoperte dal 2018 ad oggi nel sito archeologico più importante d’Europa.

 

foto e video di Luigi Spina