Nel cuore della Roma archeologica, alle Terme di Caracalla, in un grande vivaio che riduce le sue dimensioni a vantaggio di un progetto gastronomico, sta per aprire un McDonald's. Proviamo a mettere giù qualche ragionamento al di là delle solite polemiche
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Ci risiamo. Incredibilmente ci risiamo: apre un fast food a Roma in un’area storica e c’è la levata di scudi delle anime belle. Alle Terme di Caracalla qualche mese fa hanno aperto un goffo parcheggio a cielo aperto per torpedoni turistici e nessuno ha fiatato, alle Terme di Caracalla apre un ristorante McDonald’s e apriti cielo. Poco importa che neppure si vedrà dalla strada, poco importa che non ci sarà l’ombra di una cubatura in più: si tratta di “una sconfitta della civiltà” e addirittura il Pd ci ha organizzato su una interrogazione parlamentare “per scongiurare lo scempio”.

La vista dell'area di caracalla dove dovrebbe aprire McDonald's

Un McDonald’s a Caracalla?

Intendiamoci, un Mc nel bel mezzo dell’area archeologica della città fa specie perfino a noi cinici e laici osservatori della realtà. E anche noi, come è ovvio, avremmo preferito che in questo spazio verde paesaggisticamente pregiatissimo venisse a fare il proprio progetto qualche grande ristoratore romano pluripremiato nella nostra Guida, o qualche giovane chef, o un importante investitore dall’estero capace di portare nella capitale un format innovativo e mai visto prima. Purtroppo però, e non per colpa di McDonald’s, le condizioni non lo consentono. Lo dimostra il fatto che a Fontana di Trevi, come il Gambero Rosso ha anticipato ripreso da tutti gli organi di informazione, in un grande spazio di una ex banca aprirà un altro fast food: Five Guys. Qui stranamente senza polemiche: forse Fontana di Trevi vale meno di Caracalla. O forse, ben più probabile, il brand “Mc Donald’s” è il target perfetto per i benpensanti, il nemico pubblico ideale quando si tratta di alzare il sopracciglio e gridare indignati alla violenza contro il nostro patrimonio. Successe lo stesso qualche anno fa vicino a San Pietro e sta succedendo anche per l’area del Pantheon, dove – a parte una piccola interruzione di qualche anno – Mc Donald’s c’è praticamene sempre stato.
Mc Donald’s è famoso e popolare in tutto il mondo e dunque – anche se sovente è perfino meglio della dozzinale ristorazione turistica che ammorba appunto San Pietro o Pantheon – è molto redditizio in termini di comunicazione metterlo nel mirino.

McDonald’s unico ristoratore illuminato?

Lei pensa che non abbiamo cercato a sufficienza un partner gastronomico per sviluppare il progetto?” ci risponde Stefano Ceccarelli, uno dei proprietari dell’Eurogarden “In realtà l’interlocuzione c’è stata con molti e tutti parlavano di apericene, di sfruttamento intensivo dello spazio all’aperto, di progetti che rischiavano di generare molto rumore e caos. Soprattutto tutti parlavano esclusivamente di superfici e di soldi al metro quadro. L’unico soggetto con cui è stato possibile parlare di un progetto vero e proprio? McDonald’s. E allora alla fine ci siamo accordati con loro“.

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luoghi in abbandono nell'area di Caracalla

Già, perché tra Via Baccelli e Via Antoniniana non si aprirà solo un fast food, ma ci si occuperà anche di riqualificare l’area, di mettere a posto una intera strada pubblica oggi totalmente abbandonata dall’amministrazione comunale e lasciata a degrado e prostituzione perfino diurna e ci si occuperà di lavorare sull’impatto visivo nel complesso. Su questi punti l’unico soggetto disposto a fare l’imprenditore e non solo il commerciante è risultato essere McDonald’s e su questo aspetto dovrebbe riflettere chi protesta, a partire dalla politica.

luoghi in abbandono nell'area di Caracalla

Una ristorazione terrorizzata dalla burocrazia

La ristorazione romana (ma vale nella capitale purtroppo per molti altri ambiti economici) è gravata da una qualità media piuttosto scadente, penalizzata dalla mancanza di ambizione e dal nanismo dimensionale. Per quanto riguarda i soggetti di qualità, che comunque ci sono e li trovate tutti nella nostra guida Roma appena presentata, per la maggior parte sono spaventati a morte dalla burocrazia, dai Vigili Urbani, dalle soprintendenze, dalle Asl, dai Vigili del Fuoco, dalle micidiali società di servizi pubblici (acqua, elettricità, gas), dai Municipi, dai Comitati di Quartiere e così via. Trovateci un ristoratore che non abbia provato a realizzare il proprio sogno ambizioso e non si sia scontrato contro autentici deliri burocratici pentendosi amaramente di aver rischiato di tasca propria.

luoghi in abbandono nell'area di Caracalla

In un mare inospitale, s’avventurano solo i pescecani

In uno scenario del genere è assai complicato trovare qualcuno – men che meno un imprenditore di qualità – che si assuma un rischio di impresa sul quale neppure si può avere ragionevole previsione. Contro gli attacchi della stampa e degli opinionisti, contro gli eventuali esposti, contro i probabili rallentamenti dell’iter dovuti ai ripensamenti della politica (la sindaca Raggi pare abbia già richiesto la sospensione del progetto), un soggetto come McDonald’s ha le spalle larghe per resistere, attendere, eventualmente incassare una sconfitta come quella che si sta profilando (il 31 luglio il Ministero della Cultura, in autotutela, ha bloccato il procedimento amministrativo) e considerare perduti gli investimenti progettuali. A un ristoratore qualsiasi invece bastano pochi mesi di ritardo dall’apertura prevista per andare sott’acqua finanziariamente. E a Roma non esistono ormai più tempi certi per chi si avventura in una intrapresa nel settore della somministrazione.

Chi protesta contro McDonald’s, insomma, fa il gioco di McDonald’s: dimostra che c’è un intero mercato (e questo riguarda l’Italia ma, va sottolineato, Roma in particolar modo) totalmente inospitale per l’imprenditoria indipendente; dove non c’è spazio per chi non abbia dietro studi di avvocati, consulenti e impiegati capaci di decrittare norme impossibili e ostacoli assurdi. In un acquario del genere, con un’acqua così limacciosa e inquinata, gli unici pesci ancora in grado di nuotare sono i pescecani delle multinazionali, che sanno difendersi da soli, oppure gli oscuri e invisibili pesci di fondale, magari aiutati a seconda del quartiere dalla ‘Ndrangheta, dai Casamonica o dalla Camorra.

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Chi non capisce quale sia il portato della tassa occulta della burocrazia (e della nevrastenica idiozia diffusa), non capisce che sta esattamente lì il problema, non nei fast food. Il vicesindaco di Roma e assessore alla cultura Luca Bergamo “trasecola” nell’apprendere la notizia, dimostrando di non aver del tutto compreso il nocciolo della questione.

Cinque anni di iter

Quanto avete impiegato a ottenere questo cambio di destinazione d’uso per una porzione del vostro vivaio?, chiediamo a Stefano Ceccarelli: “Tra una cosa e l’altra cinque anni. E adesso vogliono bloccare tutto quanto. Esiste qualche altro imprenditore che può permettersi di aspettare tutto questo tempo? Di avere questa pazienza prima di aprire? Di prendersi il rischio di perdere anni e anni di lavoro?“. Ovviamente non esiste, ed è proprio questo il punto. Inoltre occorre ricordare che gli imprenditori di Eurogarden provenivano da un’altra storia di grande miopia politico-burocratica: tutta l’area circostante al vivaio verso le Mura Aureliane e il cinquecentesco Bastione del Sangallo doveva trasformarsi grazie al progetto di un innovativo eco campo da golf urbano. Nulla: tutto bloccato anche qui per forsennati esposti, surreali interrogazioni parlamentari e curiose interpretazioni delle norme.
Ma c’è anche dell’altro per concludere: anche se Ceccarelli non lo dice, l’apertura di un punto di ristorazione è l’unica strada di sostenibilità per far sì che anche l’intero vivaio possa restare in attività. L’alternativa, anche qui come sta succedendo in mezza Roma, è la chiusura e l’abbandono nello scenario di un declino economico che la città sembra ogni giorno autoimporsi.

a cura di Massimiliano Tonelli