Tre giovanissime imprenditrici decidono di coltivare zafferano ad Accumoli, tra le difficoltà del dopo terremoto. La storia delle sorelle Antonucci dell'azienda agricola Ubi Maior.
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Tutto è partito nel 2016, ma chissà da quanto tempo Julia, Azzurra e Fiamma Antonucci vagheggiavano di metter su un’azienda agricola tutta loro. E di farlo proprio dove sono nati i loro genitori. Ma già prima di metter mano al loro progetto, quella parte d’Italia è venuta giù, in uno dei terremoti più tragici e disastrosi degli ultimi anni. Roccasalli è una frazione di Accumoli, vicino Amatrice, un’area colpita duramente dal sisma del 2016, di cui ancora porta i segni. Ma loro non ci hanno pensato neanche un secondo a fermarsi, convinte che la rinascita potesse ripartire anche da imprese come la loro: “il nostro progetto era qui. Con questo territorio abbiamo un legame affettivo” racconta Julia. Che aggiunge: “vogliamo creare qualcosa che possa essere di sprone per altre persone”. Così è stato.

la semina dello zafferano Ubi Maior con le tre sorelle imprenditrici

La coltivazione dello zafferano Ubi maior

Sono partite con la ricerca di un terreno, proprio nel 2016, e una volta trovato, hanno cominciato a lavorare per ripristinarlo. “Bisognava bonificarlo dato che non veniva coltivato da 30 anni”. Un lavoraccio, fatto tutto manualmente. Un pezzetto di terra a 1100 metri di altitudine che ha cominciato ad assorbire tutte le loro attenzioni. “Dovevamo trovare una coltivazione adatta: siamo praticamente in montagna, qui ci sono estati intense ma brevi e inverni rigidi e molto lunghi: quest’anno ha nevicato fino a maggio. Poi” continua “è un terreno molto sassoso e in forte pendenza”. Difficile, certo: “ma noi volevamo investire lì, adattando l’attività al terreno che avevamo trovato”.

il momento della separazione del pistilo dal fiore di zafferano

Così hanno cominciato a ragionare, mettendo a frutto anche gli studi “siamo tutte e tre perite agrarie” racconta ancora “certo, abbiamo conoscenze molto teoriche, ma stavamo già nell’ambiente e sapevamo come cominciare”. Hanno iniziato con erbe officinali, varietà molto resistenti dal punto di vista climatico che si adattano bene al terreno. “Poi dato che siamo tra Norcia e L’Aquila, aree dello zafferano, abbiamo voluto provare a coltivarlo”. Per capire come, hanno visitato più e più volte un’azienda di Navelli, per imparare, “anche se ogni coltura fa storia a sé”. E poi sono partite. Così è nata l’azienda Ubi Maior.

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il fiore dello zafferano. la bella storia dello zafferano Ubi Maior

La prima produzione di zafferano Ubi maior

La prima semina è stata ad agosto del 2017, su una superficie minima: appena cento metri quadrati. La raccolta, a ottobre, è stata incoraggiante, “una bella sorpresa, anche se avevamo fatto le analisi e sapevamo che i terreni erano adatti per questo indirizzo produttivo”. Così c’è stato il primo raccolto – 40 grammi – e anche un primo contatto con un negozio per la vendita, ad Amatrice. Continuando nel frattempo a lavorare bonificare altri terreni e preparali alla coltivazione, “andiamo lentamente perché facciamo tutto a mano. Ma va bene così, perché è coerente con la nostra idea di fare un prodotto di nicchia”.

La confezione di zafferano UbiMaior di Accumoli

Il raccolto 2018

Nel 2018 sono arrivate a 1000 metri quadrati e quest’anno hanno raddoppiato, cominciando anche il percorso di conversione per la certificazione bio. Nel frattempo i negozi in cui lo distribuiscono sono diventati tre, avendone anche uno ad Accumoli e uno a Roma. Ristoranti? “Ancora no, perché non avevamo prodotto sufficiente per la richiesta che ci ha fatto un ristoratore di Amatrice che lo aveva provato” racconta “ma quest’anno, se tutto va bene, dovremmo farcela. Speriamo che il prodotto sia conosciuto soprattutto nella nostra zona”. Per ora si occupano di tutto, “abbiamo fatto degli espositori così che il nostro zafferano sa ben identificabile nei negozi, cerchiamo anche di dare noi l’indicazione del prezzo di vendita, che al grammo, per il prodotto confezionato, va dai 20 ai 25 euro”. La produzione è circoscritta, e la sostenibilità economica ancora lontana: “sostenere anche una di noi tre sarebbe già un successo” ammette.

Il fiore e i pistilli di zafferano

L’essiccatore

Nel 2018 la produzione è stata di 300 grammi di zafferano essiccato – “che ha l’80% di umidità in meno” – raccolto su 16mila fiori. Hanno impiegato più di un mese, cominciando ogni mattina presto per raccogliere il fiore nel momento migliore, prima che perda consistenza e peso. Poi si sfiora, prendendo il pistillo che va passato in un essiccatore elettrico. Ma in questa zona l’elettricità non è disponibile. Nell’area colpita dal sisma ci sono ancora molti problemi di agibilità e di disponibilità di energia elettrica “abbiamo una casupola di legno vicino al bosco, ma essendo una struttura provvisoria non possiamo avere elettricità: è normale, ci sono altre situazioni più urgenti. Allora abbiamo montato un pannello solare sul tetto ma non è sufficiente. Quindi” conclude “l’essicatore lo abbiamo sistemato in un’abitazione agibile in un altro paese e portiamo i fiori lì, per il momento non abbiamo alternative”. È uno dei molti disagi che il dopo sisma ancora porta con sé: “è tutto molto rallentato, si tratti di allacci, permessi, pratiche o altro. Perché ovviamente ci sono altre priorità”. E allora l’idea di prendere un laboratorio per la lavorazione, indispensabile aumentando la produzione, ancora è in stand by, in attesa che la burocrazia dia il via libero.

La zona rossa

Anche raggiungere i campi è complicato: “in alcuni casi per accedere bisogna passare in una zona rossa, quindi impraticabile”. La soluzione? “Chiediamo il permesso di passare su altri terreni privati, ma non sempre si può, perché in alcuni momenti si può arrecare un danno alle coltivazioni”. Tutti disagi messi in conto: “lo sapevamo dal 2017. Così come sapevamo che alcune cose non sarebbero state possibili. Come meccanizzare alcuni passaggi, anche per la pendenza dei terreni, che sono molto scoscesi. Quindi tutto quel che possiamo fare a mano, lo facciamo”. L’obiettivo? “Puntiamo al chilo!”

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Ubi Maior Società Agricola – Accumoli (RI) – Fraz. Roccasalli snc (101,74 km) – 348 558 0903 – https://www.facebook.com/ubimaiorRoccasalli/?epa=SEARCH_BOX

a cura di Antonella De Santis