Teresa Bellanova, brindisina classe 1958, è il neoministro del Mipaaf. Con un passato da sindacalista, militante del Pd, è da sempre impegnata nella lotta al caporalato. Ecco chi è.
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Ritorno al Mipaaf. Cade la “t”

In via XX settembre, la prima sostanziale novità legata all’avvento del Conte Bis è un ritorno al passato (recente). Con l’esordio del governo giallorosso, il Mipaaf perde quella “t” strenuamente voluta dal ministro Centinaio: la delega al Turismo, dunque, tornerà in seno ai Beni Culturali, sotto l’egida di Dario Franceschini, alle prese con la carica già ricoperta in passato. Mentre sarà Teresa Bellanova il ministro alle Politiche Agricole, alimentari e forestali della XIX legislatura.

Teresa Bellanova. Chi è il nuovo ministro alle Politiche Agricole

Terza donna nella storia del dicastero (Adriana Poli Bortone e Nunzia De Girolamo prima di lei, entrambe in carica per pochi mesi per la cronica instabilità parlamentare italiana), Bellanova è politica del Partito Democratico di lungo corso, già sindacalista CGIL e viceministro allo sviluppo economico nel governo Renzi (di Matteo Renzi è fedele sostenitrice) e Gentiloni. Parlamentare della commissione Antimafia negli ultimi mesi, con il governo gialloverde. Classe 1958, nata a Ceglie Messapica, nel Salento brindisino (come pure l’ex ministro Paolo De Castro), proprio nelle campagne salentine ha iniziato la sua attività sindacale poco più che ventenne, in difesa dei diritti dei braccianti agricoli. E al tema non ha mai smesso di interessarsi, strenua sostenitrice della legge sul caporalato, che di recente ha difeso “in favore del rafforzamento della rete del lavoro agricolo di qualità”, per garantire “un futuro per l’agricoltura pugliese e meridionale”. Invocando alla responsabilità le associazioni agricole, e auspicandone l’alleanza per raggiungere obiettivi comuni.

La lotta al caporalato, l’impegno per un’agricoltura di qualità

In proposito, tra le recenti dichiarazioni di Bellanova, si segnala l’attenzione per le piccole e medie imprese della filiera agricola: “Conosco bene il rischio di una sofferenza forte delle piccole e piccolissime aziende, soprattutto, strozzate dalla concorrenza delle grandi e dall’imperio della grande distribuzione” dichiarava qualche mese fa il neoministro, all’epoca all’opposizione, al Mattino “Come so quanto nella catena del valore le contraddizioni si scarichino innanzitutto sugli anelli deboli, lavoratori e piccolissime imprese. Per questo bisogna lavorare ancora tanto. Per contrastare le pratiche sleali e vietare, ad esempio, le aste al doppio ribasso”. Aggiungendo la necessità di innovare la filiera attraverso un approccio multifunzionale, “per un salto di qualità che renda il settore appetibile per le nuove generazioni”. “Voglio chiamare le aziende agricole a un patto di civiltà, legalità e buona economia” diceva allora, “puntando su giovani generazioni più competenti, più dinamiche, più aperte, più solidali. Per un’agricoltura non residuale, capace di rappresentare il meglio del made in Italy”. Vedremo se e come Teresa Bellanova avrà modo di mettere in pratica i buoni propositi.

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Le linee guida del Conte Bis per le politiche agricole

Ma quali sono i punti programmatici anticipati da Giuseppe Conte con cui dovrà confrontarsi il nuovo ministro? Le linee guida fornite dal Presidente del Consiglio, in origine una bozza articolata in 26 punti, arrivano con la versione definitiva a definire 29 macropriorità, che cercano di conciliare le due anime dell’alleanza Pd e M5S. Proprio alla regimentazione del comparto agricolo è dedicato l’ultimo punto, tra le novità dell’ultima ora: “L’agricoltura e l’agroalimentare rappresentano un comparto decisivo rispetto alle sfide che il nostro Paese deve affrontare. È necessario sviluppare la filiera agricola e biologica, le buone pratiche agronomiche; conservare e accrescere la qualità del territorio, contenendo il consumo del suolo agricolo; adottare gli strumenti necessari per preservare le colture tradizionali e biologiche, tutelando peculiarità e specificità produttive, così come l’agricoltura contadina nelle cosiddette “aree marginali”; sostenere le aziende agricole giovanili; investire nella ricerca in agricoltura, individuando come prioritari la sostenibilità delle coltivazioni e il contrasto ai mutamenti climatici, l’uso efficiente e sostenibile della risorsa idrica, la più ampia diffusione dell’agricoltura di precisione“. E a proposito della trasparenza della filiera, e della difesa dei prodotti italiani all’estero: “Occorre, inoltre, concorrere al rafforzamento delle regole dell’Unione europea per l’etichettatura e la tracciabilità degli alimenti e porre la massima attenzione, in sede di negoziazione dei trattati commerciali, alla salvaguardia delle produzioni tipiche. Per le imprese agricole si aprirà a breve un negoziato strategico per la nuova PAC: l’Italia dovrà perseguire, anche in quella sede, l’obiettivo di valorizzare le nostre eccellenze agricole e la filiera agroalimentare“. Più genericamente, in materia di esportazioni, si legge: “Occorre rafforzare il nostro export, individuando gli strumenti per promuovere e accompagnare il made in Italy”.

Mentre è il più ampio tema ambientale (in capo principalmente al ministero dell’Ambiente, dov’è confermato Sergio Costa) a rivestire un posto centrale nelle prerogative del nuovo governo: “Occorre realizzare un Green New Deal, che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti a inserire la protezione dell’ambiente tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale. Tutti i piani di investimento pubblico dovranno avere al centro la protezione dell’ambiente, il ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto dei cambiamenti climatici. Occorre adottare misure che incentivino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese. Occorre promuovere lo sviluppo tecnologico e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la “transizione ecologica” e indirizzare l’intero sistema produttivo verso un’economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo, e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto”. Anche questo, chiaramente, sarà interesse diretto del Mipaaf; come pure – dobbiamo immaginare considerando i trascorsi del ministro Bellanova – l’impegno per debellare la piaga del caporalato, in stretta collaborazione col ministero del Lavoro. Proprio oggi, in attuazione del decreto del ministero del Lavoro del 4 luglio 2019, è stato istituito il tavolo operativo per monitorare il fenomeno e organizzare gli interventi per contrastare lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, tra provvedimenti normativi idonei e sostegno alle imprese agricole che scommettono sulla qualità e la trasparenza della filiera.

Cosa resta dell’ultimo anno? L’operato di Centinaio

Cosa resta, invece, del passaggio del ministro uscente, Gian Marco Centinaio, in questi 14 mesi? Per il settore vino, rimane senz’altro il decreto sull’Enoturismo (già avviato dal suo predecessore Maurizio Martina, che non era, però, riuscito a firmare il testo definitivo). In sospeso, invece, la revisione dei bandi Ocm, soprattutto la promessa di rivedere il decreto promozione e quella – mantenuta a metà – di anticipare i tempi di uscita del bando Ocm (quest’anno pubblicato a giugno).

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a cura di Livia Montagnoli