The Melon di Amy Goldman. Il giro del mondo in 125 meloni nel libro che è un inno alla biodiversità

15 Lug 2019, 17:11 | a cura di Livia Montagnoli
85 varietà di melone e 40 di anguria, tutte appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee, protagoniste assolute del nuovo libro di Amy Goldman, che ha recuperato semi scomparsi e varietà rare per sviluppare un racconto che si muove tra storia, aneddoti, scambi commerciali, ricette. E inneggia alla biodiversità alimentare.
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The Melon: tutto quello che c'è da sapere sui meloni

Il giro del mondo in 125 meloni. Non è la parodia gastronomica del viaggio di Jules Verne, ma il tema dell'ultimo libro di Amy Goldman, autrice americana che ha legato gran parte della sua bibliografia alla ricerca sui prodotti della terra, con particolare attenzione al mondo delle cucurbitacee. E, ancor più nello specifico, alla famiglia di meloni e angurie, che la lingua colloquiale americana raccoglie sotto l'etichetta “melon”. Nel 2002, la sua pubblicazione più celebre sul tema – Melons for the passionate grower – fece bottino pieno di premi e riconoscimenti. A settembre, invece, uscirà in libreria il suo ultimo lavoro, frutto di una collaborazione con il fotografo Victor Schrager; ancora un libro per raccontare – anche visivamente – questa incredibile passione, a partire da un lavoro certosino di indagine storica e ricerca sulle varietà di melone coltivate dall'uomo. E un titolo semplicissimo, The Melon, per riassumere un progetto che ha impegnato la Goldman e il suo fotografo di fiducia per nove anni: nove intense estati newyorkesi spese per coltivare in prima persona e immortalare tutte le varietà raccontate nel libro, che ambisce a essere una vera e propria enciclopedia sul tema, dedicata agli addetti ai lavori, a chi ama cucinare (c'è anche una sezione di ricette), a chi colleziona in libreria curiosità editoriali.

La copertina del libro The Melon su fondo nero

The Melon: il valore della biodiversità

Del resto Amy Goldman, esperta orticoltrice ancor prima di dedicarsi alla scrittura, ha dedicato buona parte della sua vita a catalogare la biodiversità alimentare, impegnandosi nella riscoperta di varietà antiche e sementi a rischio d'estinzione, e nella tutela degli ecosistemi rurali. Il suo ultimo lavoro, dunque, pur insolito e presentato con la giusta dose di leggerezza che pertiene al campo d'indagine, ha una valenza tecnica e scientifica che si spinge ben oltre il primo livello di lettura (quello più edonistico, ispirato dalla bellezza degli scatti), perché espone suggerimenti e consigli per chi vuole recuperare i semi di varietà rare e provare a coltivarli, oltre al ricettario di cui sopra. Le oltre 300 pagine messe insieme da The Melon, edito da City Point Press, saranno disponibili dal prossimo 17 settembre, solo in lingua inglese, ma facilmente reperibili online.

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Meloni arancioni striati in composizione still life

Ma quante varietà di melone esistono nel mondo?

Il testo esamina 85 varietà di melone e 40 di angurie, a partire dal “primo amore” dell'autrice, il cosiddetto Santa Claus (o Casaba), un melone dalla buccia rugosa gialla screziata di verde, a polpa bianca, molto zuccherino. Ma il catalogo pesca suggestioni a tutte le latitudini del mondo, come lo Snake Melon di origini armene, geneticamente assimilabile a un melone, in realtà più simile a una zucca dolce, dalla buccia verde e la forma sinuosa, come un serpente. O il melone Arikara, che prende il nome dalla tribù Arikara stanziata in North Dakota, ma più probabilmente discende dalle piccole angurie spagnole importate in America alla fine del XVIII secolo. Ogni varietà, insomma, rivela aneddoti e vicissitudini storiche che raccontano di contaminazioni continue, rotte commerciali transoceaniche, intrecci culturali e dominazioni. Per un viaggio a ritroso nel tempo, che parte dalla tavola per rintracciare origini antiche. E dettagli curiosi su usi, costumi e abitudini alimentari di tutto il mondo: in Cina, per esempio, i semi del melone Wanli (Killy sul mercato internazionale), grandi e succosi, sono considerati una prelibatezza.

Meloni dal mondo: un viaggio nella storia

Mentre i piccoli Queen's Anne pocket melon – grandi quanto una pesca e dalla caratteristica buccia giallo-arancione striata, originari della Persia – devono il proprio nome alla loro qualità più evidente: l'intenso profumo di ananas e gelsomino. In epoca Vittoriana, durante il regno della regina Anna, le nobildonne usavano portarne qualcuno con sé, in tasche o borsette, per profumarle. Ma oggi la varietà è principalmente ornamentale, e il motivo è presto detto: il gusto di questi piccoli frutti non è invitante quanto il leggendario profumo. Ancora aneddoti storici, ma dal fronte americano della Guerra Civile, per il melone pane Bidwell Casaba, che mutua il nome dal golosissimo generale John Bidwell, tanto ghiotto di melone da proporlo costantemente ai commilitoni che sedevano alla sua tavola. Nome proprio di persona anche per il melone Jenny Lind, legato alla memoria dell'omonima cantante d'opera ottocentesca, introdotto sul mercato intorno al 1840, oggi non più commercializzato, e caratterizzato da un'insolita forma a testa d'aglio. Di tutte le varietà riunite dalla Goldman, oggi solo una piccolissima parte è “appetibile” per la grande distribuzione. E anche contro l'impoverimento del patrimonio alimentare si muove il libro, che è un bellissimo manifesto a favore della biodiversità.

The Melon - Amy Goldman - City Point Press - settembre 2019 - link su Amazon

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a cura di Livia Montagnoli

foto di Victor Schrager

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