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Vini della Puglia. Doc e Igt

Si sviluppa per ben 400 chilometri da nord a sud la regione Puglia, con le sue 26 denominazioni d’origine e 5 Igt presenti in quattro zone principali: la Daunia, la Murgia, la Messapia con la Valle d’Itria e il Salento.

Nella Daunia, in provincia di Foggia, dove spiccano denominazioni come il Cacc’e Mmitte di Lucera o il San Severo, troviamo il nero di Troia e il bombino bianco, con la presenza del sangiovese, del montepulciano o anche del negroamaro.

Nella Murgia il terreno si caratterizza con agglomerati di rocce calcaree che scendono verso le coste adriatiche. Qui la denominazione più rappresentativa è Castel del Monte, dove domina un vitigno autoctono quale il nero di Troia.

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Vini bianchi li ritroviamo nella Valle d’Itria con la denominazione Locorotondo, realizzata principalmente con verdeca e bianco d’Alessano, mentre nella Messapia, comprendente la piana di Lecce, quella Zagarese, Capo d’Otranto, Matino sul mar Ionio fino a Santa Maria di Leuca domina il primitivo, sia nelle versioni Igt che nella denominazione più famosa di tutta la Puglia, il Primitivo di Manduria. Il terreno risulta calcareo, molto fertile e di colore rosso per la forte presenza di ferro nel sottosuolo. Simile il terroir salentino dove regna il negroamaro, cui di solito viene associata la malvasia nera, come si vede nelle denominazioni d’origine di maggior reputazione, come il Salice Salentino, il Leverano, il Brindisi o lo Squinzano. A queste si affianca una delle due patrie che si contendono l’origine del primitivo, Gioia del Colle.