Come vanno i consumi di vino italiano in Germania? E come va la ristorazione tricolore?
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Sfatiamo un mito: in Germania non si beve solo birra. Il vino piace, si beve, si produce anche, e poi – ovviamente – si importa. Vino italiano, ma non solo. In 30 anni – tanti sono passati dal nostro primo evento dedicato in terra alemanna, più precisamente a Monaco – abbiamo assistito a un cambiamento costante, quantitativo ma anche qualitativo.

I numeri di mercato

La Germania continua a essere uno dei mercati di riferimento per la bilancia commerciale italiana del vino – seconda destinazione, dopo gli Usa – ma se in passato era un mercato sicuro, oggi appare come un mercato da riconquistare. Non tanto per la concorrenza straniera, quanto per i passi in avanti che ha fatto come Paese produttore e per la grande attenzione che riserva ai suoi autoctoni: dai ristoranti, alle enoteche passando per la Gdo.

Bisogna, infatti, tenere presente che parliamo di uno dei primi dieci Paesi produttori al mondo con 9,8 milioni di ettolitri nel 2018, quinto mercato per il consumo di vino, con un livello procapite che tocca i 28,2 litri (che scendono a circa 21 litri considerando il vino riesportato). Non è un caso che negli ultimi cinque anni (2012- 2017), stando alle rilevazioni Wine Monitor Nomisma, le importazioni di vino italiano imbottigliato sono diminuite del 10%. Un trend che si può riscontrare anche a fine 2018: da gennaio a ottobre, secondo gli ultimi dati Istat a disposizione, l’Italia ha esportato verso questo Paese 4,2 milioni di ettolitri di vino, con una flessione di undici punti percentuali. Tuttavia, la buona notizia è che l’Italia continua – tra i Paesi esportatori – a essere un punto di riferimento, con il 36% della quota di vino importato in Germania, seguita da Spagna (25%) e Francia (15%).

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I prezzi

L’altra buona notizia è che i consumatori tedeschi – notoriamente conosciuti per scelte guidate in gran parte dal prezzo – oggi appaiono disposti a spendere di più. E i risultati si vedono sulle importazioni a valore: nei primi 10 mesi del 2018, la spesa per i vini italiani è passata da 812 a 845 milioni di euro, segnando una crescita del 4%. Un trend che è migliore di quello registrato in tutto il 2017, anno in cui il vino italiano verso il mercato tedesco aveva registrato un +1,3% a volume e un +0,7% a valore. Di conseguenza, crescono anche i prezzi medi, che per una bottiglia di vino italiana si attestano sui 2,9 euro (eravamo a 2,37 euro, sei anni fa). È, quindi, il momento giusto per i vini tricolore per andarsi a posizionare su fasce di prezzo più alte e, magari, spostarsi dalla Gdo (che da queste parti corrisponde sostanzialmente al discount) al canale Horeca.

I consumi

I trend di lungo termine per il mercato tedesco indicano che il consumo è cresciuto quasi in maniera costante dal 1990 al 2007, anno pre-crisi finanziaria ed economica, per poi scendere gradualmente nei dieci anni successivi fino al 2017 (fonte Iwsr). Poco più della metà del vino consumato dai tedeschi proviene dall’estero, ma dal 2012 in poi la fetta di vini importati si è ridotta progressivamente, cedendo quote al vino locale.

Quali vini piacciono ai tedeschi?

Riesling, Chardonnay e Muller Thurgau sono i preferiti tra i bianchi, mentre Merlot, l’autoctono Dornfelder e Cabernet Sauvignon, tra i rossi. Le bollicine valgono circa il 17%, rispetto ai rossi e ai bianchi fermi che si spartiscono quasi il 75% del mercato. L’interesse tedesco si sta spostando sempre più verso vini aromatici e ricchi di profumi ma con quantità di alcol (e di calorie) più basse rispetto al passato. Degustazioni, eventi promozionali e presenza costante sono attività più che mai utili, indicati dagli stessi consumatori per conoscere più a fondo la produzione estera e, quindi, italiana. D’altronde, bisogna tenere presente che rispetto a 30 anni fa, sono cambiati gli stessi consumatori ed è necessario, quindi, rieducare un pubblico che appare più preparato e più propenso a imparare.

In tre decenni anni di presenza sul territorio, con masterclass, degustazioni guidate (ma anche con la nostra guida dei Vini d’Italia, che proprio quest’anno festeggia la trentesima edizione in tedesco) possiamo dire con assoluta certezza di avere un osservatorio privilegiato. Sappiamo quanto sia centrale riuscire a comunicare le moltitudini e le diversità dei territori italiani, di conseguenza anche dei vini. “Il mix di microclimi, di sottosuoli diversi, uniti a centinaia di vitigni tradizionali” racconta il sommelier tedesco Stefan Metzer, “rendono per alcuni versi difficile la comprensione dell’Italia del vino a un tedesco ma – allo stesso modo – rappresentano quella diversità che ne fa un Paese unico al mondo. E la Germania, che guarda con interesse al vino di qualità, non può che essere interessata a queste produzioni. Tutto il vino italiano di qualità va incontro a una incredibile finezza ed eleganza di beva, che non toglie nulla al carattere e alla tipicità, anzi, lo trasmette ancora meglio. Questo è il futuro”, conclude convinto Metzer, che ci ha affiancato – a Monaco di Barviera – in una masterclass in cui si sono accesi i riflettori sul territorio e la sua biodiversità, la forza delle varie zone italiane, dei differenti terroir, in alcuni casi delle singole vigne che rappresentano un unicum attraverso il quale l’Italia del vino può dimostrare le sue capacità. Il tutto, come di consueto, a partire dalle etichette più importanti della Penisola, quelle premiate nella guida Vini d’Italia, edizione 2019.

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I migliori ristoranti italiani in Germania

Oltre all’affiancamento continuo a importatori e distributori locali sparsi in tutta la nazione è importante puntare al rapporto diretto con diversi ristoratori, specie quelli che fanno cucina italiana di qualità. E anche in questo caso vogliamo sfatare un mito: trovare un buon ristorante tricolore fuori dalla Penisola, non è più impossible. Ogni anno monitoriamo le migliori insegne del mondo, e le recensiamo nella Guida digitale Top Italian Restaurants, dedicata a pizzerie, enoteche e winebar, trattorie e ristoranti di alto livello, che promuovono le materie prime italiane e basano la loro cucina su ricette tradizionali. E anche in Germania non mancano, si tratti di locali sofisticati, trattorie informali, o pizzerie. Ai tedeschi piace dire che Monaco è la città italiana più a nord, ma anche Berlino è ormai battutissima dai nostri connazionali, arrivati in massa negli ultimi 7-8 anni, con conseguente aumento della domanda di cibo italiano autentico, e conseguente aumento dell’offerta, in termini di qualità e quantità, con la pizza in stile napoletano che – anche qui – riserva non poche piacevoli sorprese insieme a indirizzi lussuosi e altri più alla mano.

I MIGLIORI RISTORANTI ITALIANI DI BERLINO

I MIGLIORI RISTORANTI ITALIANI DI MONACO

a cura di Giuseppe Carrus