Vivienne Westwood Cafè a Milano. La stilista inglese apre in città la sua prima caffetteria europea

24 Apr 2019, 10:41 | a cura di Livia Montagnoli
Da qualche anno, la maison inglese ha ideato un concept di caffetteria pensato per il mercato orientale, oggi operativo a Shangai e Hong Kong. Ma presto il Vivienne Westwood Cafè debutterà a Milano, confermando l'interesse dei grandi gruppi della moda per il comparto gastronomico. E infatti a Milano, dopo Prada e Lmvh, ci prova anche Kering.
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Vivienne Westwood Cafè. L'idea

La prima incursione di Vivienne Westwood nel mondo delle caffetterie risale al 2015. Quattro anni fa, a Shanghai, la stilista britannica inaugurava il primo Vivienne Westwood Cafè, all'interno del K11 Art Mall. Ideato dalla designer Simona Franci, il locale ricreava nella metropoli cinese la suggestione di una sala da tè tradizionale inglese, giocando sull'illusione di carta da parati trompe l'oeil. Accanto alla tea room - tra uno scone e una tazza di Earl Grey - invece, lo spazio operativo del caffè, con il bancone e le vetrine dei dolci, imitava un set fotografico ispirato al backstage di una sfilata, così da esplicitare la connessione tra la sfera di pertinenza del marchio e l'inedito punto d'approdo, che qualche tempo più tardi avrebbe trovato riscontro nella seconda apertura di Hong Kong, locale gemello del primo (fresco di trasloco accanto al flagship store di Causeway Bay, dove il Cafè serve anche un menu per il pranzo). E del resto, nei due locali all'attivo, anche l'offerta contribuisce a rafforzare il legame con l'iconografia della maison, pur traslata sul piano della pasticceria: torte a forma di cuore, globi dorati che sormontano dessert monoporzione da mangiare al cucchiaio, decori in stile sul cappuccino completato con la tecnica della latte art, scatole del tè “in tartan”.

La sala e il banco del Bar Luce a Milano

Bar Luce, Fondazione Prada (foto di Attilio Maranzano)

Quando la moda investe nel cibo

Ma l'interessamento di Vivienne Westwood per il mondo della caffetteria non è certo un unicum nel settore della moda, dove si contano ormai numerosi tentativi di diversificare il proprio business puntando sul fascino dell'offerta gastronomica. Un modo in più per disporre di una vetrina aperta sulla città, spazio di scambio indubbiamente più attraente – e democratico - di una boutique che punta all'esclusività. E questo è vero per il concept presentato di recente a Parigi da Jacquemus (Citron all'interno delle nuove Galeries Lafayette), per il più longevo Ralph's Coffee di Ralph Lauren a New York, per il Thomas' Cafè di Burberry a Londra. Mentre in Italia, a Milano - dove è d'obbligo citare precursori come Cavalli e D&G con il Bar Martini - è noto l'esempio della Fondazione Prada, con il Bar Luce progettato da Wes Anderson nel quartier generale di largo Isarco, e per altri versi con l'acquisizione della storica Pasticceria Marchesi, nel 2014, che ha visto moltiplicarsi in città l'insegna meneghina, ora pronta per il debutto a Londra (in parallelo, procedono le vicende di un'altra storica pasticceria milanese, Cova, oggi di proprietà Lvmh). Ma Prada, sempre all'interno del suo quartier generale, ha recentemente ampliato il raggio di offerta fino a comprendere una vera e propria attività di ristorazione (con alterne vicissitudini), in vetta alla torre progettata da Rem Koolhas. Senza contare l'Emporio Armani Caffè e Ristorante, inaugurato dalla maison nel 2000 (dopo il debutto del concept a Parigi, nel '98) e recentemente rinnovato, che alla proposta del bar con area lounge - ampliato con gli ultimi lavori unisce il ristorante al primo piano.

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Un piatto salato al Vivienne Westwood Cafè, con servizio da tè in porcellana

Il Vivienne Westwood Cafè a Milano

Dunque non stupisce che sarà proprio Milano ad accogliere il primo caffè europeo di Vivienne Westwood, come anticipa in un'intervista al Corriere della Sera Carlo D'Amario, ceo del gruppo che fattura 240 milioni di euro e conta 120 punti vendita nel mondo: “Presto” rivela D'Amario “a Milano apriremo il Vivienne Westwood Cafè, siamo in trattativa per aprire uno spazio di caffetteria”.

E c'è anche Kering

Un altro arrivo eccellente che conferma il profilo strategico del Milano per molti grandi gruppi internazionali: in via Mecenate, senza troppo clamore, anche Kering ha appena completato il suo nuovo quartier generale. Una torre di nove piani per 11mila metri quadri a disposizione di 150 dipendenti del gruppo francese che riunisce diversi brand del lusso, con spazi verdi, un sistema di illuminazione a led e soluzioni funzionali che privilegiano l'ecosostenibilità dell'edificio. Ma anche una mensa e una caffetteria aperte al pubblico (non ancora operative), con terrazza panoramica al nono piano. Coming soon.

 

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a cura di Livia Montagnoli

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