Guerre commerciali

"Inaccettabili dazi doppi per Parmigiano e Grana Padano". Il Governo interviene con gli Stati Uniti

Sono stati applicati dazi doppi per Parmigiano e Grana. I consorzi: interpretazioni sbagliate

  • 29 Agosto, 2025

Non bastavano mesi di negoziati, accordi firmati e modifiche tariffarie ad alimentare la confusione. Ora, a complicare ulteriormente il quadro, arrivano le interpretazioni divergenti delle dogane statunitensi, che stanno trasformando il mercato di Parmigiano Reggiano e Grana Padano in un labirinto normativo difficile da decifrare. Il risultato è un caos che non aiuta né i produttori né gli esportatori, chiamati a programmare listini e strategie commerciali in un contesto di regole fluide e applicazioni contraddittorie.

Il caso è esploso il 27 agosto, quando le dogane portuali di New York e del New Jersey hanno applicato un dazio più alto del previsto sui due grandi formaggi Dop italiani. Un “errore di interpretazione”, come lo definiscono i consorzi di tutela, che rischia però di avere conseguenze pesanti sui rapporti commerciali tra Italia e Stati Uniti e soprattutto sulle casse delle imprese. La Farnesina, allertata dai consorzi, è intervenuta con la Task Force Dazi, muovendo i primi passi diplomatici presso l’ambasciata Usa a Roma, la Commissione europea e la rappresentanza italiana a Washington.

parmigiano reggiano - cantina di stagionatura

Un puzzle tariffario che disorienta

Per comprendere la portata del problema bisogna ripercorrere le tappe degli ultimi mesi. Dagli anni Sessanta Parmigiano e Grana hanno pagato un dazio del 15%. Nell’aprile 2025 si è aggiunto un ulteriore 10%, portando il prelievo al 25%. Poi, con l’accordo tra Washington e Bruxelles entrato in vigore il 7 agosto scorso, i dazi sono stati ricondotti al 15%. Una soluzione che doveva semplificare il quadro e riportare stabilità.

Ma la realtà è stata diversa. Secondo le regole, infatti, una quota di formaggi europei può entrare sul mercato americano con il dazio agevolato del 15%. Oltre quel limite, sulla parte eccedente si applica un dazio fisso di circa 2,2 euro al chilo. Un meccanismo che già in sé appare complicato, ma che le dogane statunitensi hanno ulteriormente aggravato chiedendo il pagamento sia del dazio del 15% sia del costo fisso, di fatto raddoppiando il peso fiscale sull’importazione.

La voce dei consorzi: erronea applicazione

Le reazioni dal mondo produttivo non si sono fatte attendere. Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, ha denunciato «l’erronea applicazione di un dazio aggiuntivo del 15%, che ha raddoppiato in sostanza il costo doganale, senza rispettare l’accordo di un 15% all-inclusive». Ringraziamenti al ministro degli Esteri Antonio Tajani per il tempestivo intervento arrivano anche dal Consorzio Grana Padano, con il direttore generale Stefano Berni che sottolinea come le dogane di New York e New Jersey stiano interpretando gli accordi «in maniera eccessivamente penalizzante».

La differenza non è di poco conto: su un formaggio importato fuori dalle licenze, il costo di ingresso può arrivare a 5 dollari al chilo, quasi il 30% del valore della merce. «In realtà – spiega Berni – deve essere applicata una sola delle due tariffe, quella meno favorevole per l’importatore, ma comunque una sola e non entrambe sommate».

Peso economico e politico di regole sovrapposte

La questione non è solo tecnica. Fuori dalle licenze di importazione ricade oltre il 35% del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano destinati al mercato statunitense: circa 200mila forme da 39-40 chili l’una. Un patrimonio economico enorme che rischia di rimanere imbrigliato in una disputa burocratica.

Il problema dei dazi, infatti, non riguarda soltanto le aziende ma ha riflessi politici e diplomatici. L’Italia e l’Unione Europea confidano che il chiarimento arrivi rapidamente, evitando frizioni in una fase di già complessi equilibri commerciali con Washington. Nel frattempo, i produttori restano sospesi tra norme mutevoli, documenti interpretabili e costi che cambiano da un giorno all’altro, in un contesto che richiederebbe invece certezza e stabilità.

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