Oltre confine

Nel Regno Unito ristoranti e pub sono sempre più a rischio

Un grido di allarme che va oltre le cifre economiche e tocca la vita quotidiana. La sopravvivenza di pub, ristoranti e caffè significa infatti preservare spazi di comunità

  • 13 Settembre, 2025
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Il 2025 rischia di diventare uno degli anni più difficili di sempre per la ristorazione britannica. A lanciare l’allarme è il settore stesso, che attraverso la campagna #TaxedOut, promossa da UKHospitality, chiede al Governo misure urgenti per evitare un’ondata di chiusure e licenziamenti. Cinquanta tra chef, operatori e giornalisti hanno firmato una lettera aperta indirizzata al Cancelliere dello Scacchiere Rachel Reeves, denunciando una crisi che “sta stritolando bar, ristoranti, pub e caffè in tutto il Paese”.

La protesta contro tasse e aumento dei costi

Secondo i promotori, l’industria dell’ospitalità non è un lusso, ma una colonna portante dell’economia nazionale. Si tratta, infatti, del terzo datore di lavoro del Regno Unito e di un importante punto di accesso al mercato del lavoro per migliaia di persone. Tuttavia, la combinazione di costi in aumento e tasse elevate sta rendendo sempre più insostenibile la gestione per moltissime imprese. I dati confermano un quadro drammatico. Un sondaggio condotto da UKHospitality a maggio ha rivelato che un terzo delle attività opera in perdita: il 76% è stato costretto ad aumentare i prezzi e il 63% a ridurre gli orari di lavoro del personale. Oltre a tutto ciò si è registrato un calo di 124mila addetti tra maggio 2024 e maggio 2025, mentre l’ultimo Hospitality Market Monitor segnala 374 chiusure nette nei primi sei mesi del 2025, pari a due locali al giorno.

Le cause di una crisi annunciata

Affitti e bollette sempre più onerosi, aumento dei contributi previdenziali dopo l’ultima legge di bilancio e una clientela segnata dal carovita, incapace di sostenere ulteriori rincari. “Solo chi ha le tasche più profonde riesce a resistere – si legge nella lettera – ma così rischiamo di perdere un patrimonio fatto di locali indipendenti, luoghi di socialità e cultura”.

Le richieste al governo

Tra i punti da affrontare, nella lettera di protesta, ci sono tre richieste precise: abbassare l’iva dal 20% a un livello più vicino alla media europea che si attesta tra il 10 e il 13%, ridurre i contributi previdenziali per favorire l’occupazione e intervenire sulle imposte locali per sostenere il commercio di prossimità. Non si tratta di misure inedite dato che durante la pandemia l’iva fu ridotta al 5% e successivamente al 12,5%, con effetti positivi sia sul settore sia sull’economia nel suo complesso. “Le politiche fiscali attuali stanno soffocando il settore”, denunciano i firmatari, sottolineando che il Governo potrebbe ottenere più gettito da un’industria sana che da un comparto in declino.

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