Fotonotizia

La neve torna a imbiancare i vigneti: ecco perché è un toccasana per la viticoltura

Con la bufera artica dell'Epifania, si è tornati a temperature sotto zero più consone al periodo invernale, fondamentali per l'eliminazione di parassiti e patogeni pericolosi

  • 08 Gennaio, 2026
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Il grande freddo artico dell’Epifania è arrivato. Annunciato, atteso, auspicato per questo inizio di 2026 dopo un 2025 caratterizzato da temperature superiori alle medie e un periodo di scarsa piovosità autunnale che stava preoccupando il settore agricolo e vitivinicolo. Invece, tutta Europa, dalla Spagna alla Germania fino ai Balcani, a partire dal 6 gennaio stanno registrando temperature ben al di sotto dello zero termico. E in Italia si è tornati ad ammirare la bellezza dei paesaggi innevati. In questa foto, si possono vedere quelli vitati delle colline toscane. La foto, condivisa sui profili social dell’azienda La Sala del Torriano di San Casciano Val di pesa, ci riporta agli inverni di diversi anni fa dopo periodi di false primavere, che avevano anticipato in modo anomalo il germogliamento di numerose colture.

La neve caduta finalmente in abbondanza dopo inverni di piogge, come spiega la Coldiretti Toscana, aiuterà le colture come viti, olivi, cereali e gli alberi da frutto ad affrontare meglio i mesi futuri, contrastando naturalmente i patogeni e i parassiti nocivi, aumentando le possibilità di buoni raccolti. Un sospiro di sollievo per agricoltori e viticoltori, che negli ultimi anni hanno dovuto subire un anormale clima mite già dal mese di gennaio. La crisi climatica ha portato nel 2025 un inverno caldo (il settimo dal 1955). Ora, la neve rappresenta un toccasana, perché funge da cappotto termino per le colture, uccide batteri, insetti e funghi dannosi, idrata i terreni e ricarica le falde in vista dell’estate 2026. Lo dice anche il proverbio “agricolo”: «sotto la neve pane, sotto la pioggia fame».

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