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"Sul set cinematografico con chi segue il Ramadan": ecco come i lavoratori vivono il mese del digiuno

Il mese sacro per i fedeli Islamici significa digiuno e sacrificio. Ma quando arriva l’ora di mettersi a tavola... che goduria

  • 16 Febbraio, 2026
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Quest’anno il Ramadan arriva il 17 febbraio, e il digiuno inizia il giorno seguente. Nel cuore dell’inverno, con le giornate corte, gli orari di digiuno sono più brevi. Quando il Ramadan cade invece d’estate, per chi osserva la fede islamica le ore di digiuno sono lunghe e difficili. Fa caldo ma non si può bere nemmeno un sorso d’acqua. Si è indeboliti dal lungo digiuno, ma non si  ingerisce nulla fino al tramonto. Quando però scatta l’ora della preghiera, le tavole si imbandiscono di specialità tipiche e rituali che si mangiano durante il mese sacro.

Lavorare sul set durante il Ramadan

La prima volta che ho vissuto da vicino cosa significa il Ramadan, mi trovavo in Tunisia per le riprese di una miniserie televisiva. Spesso produzioni cinematografiche e televisive con progetti ambientati in luoghi desertici, marziani o biblici usano il Maghreb come set. Località come Ouarzazate in Marocco, e Hammamet in Tunisia sono stati per anni importanti poli per l’industria cinematografica. In entrambe le località ci sono addirittura studios attrezzati, delle specie di Cinecittà maghrebine dotate di un’impressionante varietà di teatri di posa, costruzioni monumentali, templi, muraglie e dune.

lavorare durante il Ramadan tunisia Empire Studios

Era luglio, faceva un caldo assurdo, ma i miei colleghi di fede islamica riuscivano a svolgere il loro lavoro malgrado il totale digiuno in maniera straordinaria. E lavorare su un set cinematografico non è una passeggiata. Il lavoro è manuale per alcuni, e più cerebrale per altri, ma comunque sempre impegnativo. Le lunghe ore sotto il sole a costruire (e poi smontare) binari per la cinepresa, o posizionare luci, riflettori e pannelli per una sola inquadratura, o spostare intere pareti o pezzi di scenografia, si alternano a momenti di immobilità e silenzio assoluto. Bisogna diventare invisibili e non fare il minimo rumore mentre il cast si esibisce davanti alle cineprese, per poi correre improvvisamente da una parte all’altra del set per la prossima scena, e non sprecare nemmeno un minuto (in questo lavoro, il tempo è la valuta più preziosa). Le troupe in queste produzioni internazionali sono spesso un mix di maestranze locali e non, e se il film è una coproduzione, una percentuale di attori e tecnici provengono per contratto da tutti i Paesi coinvolti economicamente.

Durante le riprese a Hammamet, quando nel corso delle dieci ore lavorative per noi italiani arrivava il momento di fare la pausa pranzo – un diritto contrattuale rispettato in maniera ferrea – i colleghi musulmani durante il Ramadan riposavano all’ombra. Quando per esigenze di scena, l’orario di lavoro andava oltre il tramonto, al canto del muezzin ci fermavamo tutti per permettere ai colleghi di fede islamica di rifocillarsi al tavolo del catering che preparava per loro bibite, panini, snack e frutta. Poi dopo una mezz’ora si ridava motore, ciak e azione, e si riprendeva il lavoro. Sempre generosissimi, ci offrivano sovente qualcosa dal loro paniere.

Alito fresco

In queste pause mi incuriosiva vedere che frugandosi nelle tasche, i colleghi spizzicavano spesso qualcosa. Quando mi sono mostrata interessata, mi hanno fatto vedere che si trattava di semi di finocchio per profumare l’alito. Con il digiuno l’alito diventa “impegnativo” per via dei corpi chetonici e l’autofagia innescati durante le ore di digiuno. Interessante anche l’uso che facevano del bastoncino di miswak, uno “spazzolino” naturale ricavato dai ramoscelli e dalle radici dell’albero araak (Salvadora persica), comunemente utilizzato da secoli in Medio Oriente e in altre regioni per l’igiene orale.

tajine marocchina

I due pasti della giornata durante il Ramadan

Durante il mese sacro di digiuno, i musulmani praticanti consumano due pasti, uno prima della luce dell’alba e uno al tramonto. Tra questi, non mangiano e non bevono nulla. Il Suhur, il pasto prima dell’alba, è energetico e ricco di nutrienti per affrontare le ore di astinenza; si prediligono cibi freschi, nutrienti e ricchi di liquidi, limitando quelli troppo salati o fritti per evitare la sete eccessiva durante il giorno. L’Iftar invece, che avviene dopo il tramonto, è il pasto che rompe il digiuno. Tradizionalmente si beve subito acqua o latte e si mangia qualcosa di dolce, ma il pasto serale si protrae dopo la preghiera con cibi tipici sostanziosi, e tanti dolci, spesso condivisi con la comunità. Il Ramadan oltre il suo significato religioso, è un momento di generosità e condivisione attraverso il cibo. Questa generosità l’ho vissuta in prima persona, e non solo sul set.

La fine del digiuno al tramonto in pullman

Un sabato non lavorativo, ho deciso di fare una gita a Nabeul, la capitale della ceramica tunisina e città costiera con un mercato delle spezie straordinario. Per il rientro in hotel ho preso un pullman, e allo scoccare dell’Iftar, l’interruzione del digiuno al tramonto, la corriera era per strada. Il mezzo era l’equivalente del nostro Co.Tral, a bordo c’erano persone che tornavano al paese dopo il lavoro, o che come me facevano una gita lungo la costa. La radio ha smesso di trasmettere la programmazione musicale, e ha annunciato l’orario. Improvvisamente da zaini e borsette sono comparse bottiglie di succhi di frutta, sacchi di mandorle, dolcetti al miele, e altre delizie che ognuno offriva agli altri. Una ragazza seduta nella fila davanti mi ha passato tre datteri polposi, dolci e grossi come albicocche. I più buoni che abbia mai mangiato. Il signore che mi sedeva accanto, che parlava francese, mi ha spiegato che è un rito mangiarli come prima cosa per rompere il digiuno, e sempre in numero dispari.

Una cena qualunque durante il Ramadan tunisino

brik a l'oeuf

Una sera della settimana seguente, sono stata invitata insieme ad altri colleghi italiani e tunisini a casa dell’assistente di produzione, Houcine, per una cena a suo dire “improvvisata” dopo una giornata particolarmente faticosa di riprese. Mi sono ritrovata ad un banchetto impressionante allestito nel cortile della sua modesta abitazione circondata da un giardino con alberi di arance. Sembrava una scena di un film, ironicamente. Houcine e sua moglie avevano preparato “giusto due cose” in quantità che noi occidentali mangiamo solo alle feste comandate, mentre durante il Ramadan, questo succede ogni sera, per un mese. Tajine di terracotta che scoperchiate rivelavano montagne fumanti di cuscus, trovandoci affacciati sul male c’erano zuppe di pesce, e minestre tradizionali del Ramadan come la chorba di montone, poi spiedini di agnello e gamberoni giganti scottati sulla brace. Sul buffet in giardino c’era anche la cosiddetta salade méchouia, a base di pomodori e peperoni alla griglia mescolati a pesce, capperi e sedano.

salade mechouia

Ho fatto incetta di un pane non lievitato di origine berbera condito con semi di anice chiamato tabouna, che per tutta la sera ho intinto nella harissa, la salsa piccante a base di peperoncino, aglio, sale e semi di cumino. Molto golosa la versione tunisina della shakshuka, e l’ubiquo brik à l’oeuf ossia una sfoglia sottile detta malsouka ripiena con un uovo e poi fritta. E poi a notte fonda sono arrivati a tavola i dolci tradizionali. Una valanga di dolci incredibili. I samsa di pasta phyllo ripieni di miele e mandorle tostate; i biscottini makroud senza uovo ripieni di crema di datteri, cannella e arancia; i frollini zouza a forma di noce ripieni di caramello e frutta secca, e poi le deliziose kaak warqa, ciambelline alle mandorle profumate con acqua di rose.
Malgrado non ci fosse nemmeno una goccia di alcol, è stata una delle feste più animate e divertenti di tutta la durata delle riprese. Abbiamo fumato il narghilè profumato al gelsomino in segno di amicizia, e ballato fino a tardi, grazie a elettricisti insospettabili che suonavano tamburi e l’oud (il liuto tunisino) e al ciakkista improvvisato dj che ha tirato giù una playlist dance fenomenale. La mattina dopo, puntuali alle 7 eravamo tutti di nuovo sul set. Houcine e gli altri erano già svegli da ore, ben nutriti e sorridenti, pronti per la lunga giornata di digiuno.

makroud

Il mese di Ramadan quest’anno terminerà il 19 marzo, quando la nuova luna crescente siglerà la fine del ciclo. La fine del mese di digiuno si festeggia per tre giorni con la festa dell’Eid al-Fitr, un momento di grande celebrazione durante il quale chiudono le scuole e diversi uffici pubblici. È uso scambiarsi regali, tagliare i capelli, acquistare abiti nuovi, e partecipare a banchetti ancora più ricchi, visitare amici e parenti portando in dono vassoi di dolci fatti in casa.

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