L’agricoltura made in Ue ha un nuovo strumento per combattere gli effetti dei cambiamenti climatici, le fitopatie e per ridurre l’uso degli input chimici nei campi. Il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo il 17 giugno, ha approvato in via definitiva il Regolamento sulle Nuove tecniche genomiche (Ngt), note in Italia come Tecniche di evoluzione assistita (Tea). Era solo questione di tempo dopo la storica intesa in sede di trilogo europeo raggiunta lo scorso dicembre.

Il provvedimento dell’Europarlamento è passato senza votazione finale, dal momento che l’aula ha respinto tutti gli emendamenti, consente di avere un quadro di norme aggiornate per le piante ottenute tramite le Ngt, distinguendo tra due categorie di prodotti: quelli ottenuti con interventi genetici mirati (cisgenesi e genome editing) e classificati come Ngt-1, assimilabili a quelli ottenibili col miglioramento genetico convenzionale; e quelli ottenuti con modificazioni più complesse (inserite nella categoria Ngt-2), che resteranno regolate dalle norme Ue già previste per gli Organismi geneticamente modificati (Ogm) e quindi sottoposte agli iter di valutazione del rischio prima di entrare in commercio.

Le norme si applicheranno alle piante originarie dell’Europa ma anche quelle importate. Nei mercati extra Ue, come ricorda lo stesso Parlamento europeo, sono già disponibili prodotti ottenuti da piante Ngt (dal frumento a basso contenuto di glutine alle patate resistenti agli agenti patogeni e al mais tollerante alla siccità). Il Regolamento sulle tecniche di evoluzione assistita mantiene, quindi, l’obbligo di piena tracciabilità ed etichettatura per le piante di categoria Ngt-2, con la possibilità per i Paesi membri dell’Ue di limitare o vietare la coltivazione, anche se tali piante sono state autorizzate all’interno dell’Unione. Inoltre, le varietà vegetali derivate da (o contenenti) una pianta Ngt-1 saranno inserite in una banca dati pubblica dell’Ue e tutti i sacchetti di sementi e il materiale riproduttivo dovranno essere etichettati come “NGT-1”, per consentire agli agricoltori di compiere una scelta informata.
Nella produzione biologica, non saranno ammesse piante ottenute tramite le Tea ma la presenza tecnicamente inevitabile (ovvero accidentale) di piante Ngt di categoria 1 non costituirà una violazione per l’impresa. La Commissione valuterà se il Regolamento comporti oneri amministrativi, economici o pratici per gli operatori del biologico, anche in relazione alla loro percezione e a quella dei consumatori.
In materia di brevetti, le norme approvate al Parlamento prevedono la possibilità di brevettare le piante Ngt, a eccezione dei tratti o delle sequenze presenti in natura o prodotti con mezzi biologici. I deputati hanno inserito tutele per evitare la concentrazione del mercato e garantire prezzi accessibili e un accesso equo agli agricoltori, affinché mantengano il diritto di conservare e reimpiantare le sementi.

Da un punto di vista legislativo, il focus sulle Tea si sposta ora sulla Commissione europea, che sarà chiamata a preparare i decreti attuativi, le linee guida e il Codice di condotta necessari per l’applicazione pratica del Regolamento. Il testo entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e diverrà applicabile due anni dopo.
Il mondo della ricerca esulta per l’approvazione del Parlamento. Anche perché tutto l’iter delle Ngt in Ue ha subito diversi stop and go in questi anni. Il Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università statale di Milano, che è tra quelli più all’avanguardia assieme ad altri atenei italiani tra cui quelli di Verona (che ha lavorato al primo vigneto Tea italiano) e di Udine, ha accolto il nuovo quadro europeo come un «passaggio storico per innovazione, sostenibilità e competitività delle filiere agroalimentari».
Di svolta storica parla anche il ministero dell’Agricoltura: «Dopo anni di dibattito – ha ricordato il ministro Francesco Lollobrigida – l’Europa ha seguito la scelta italiana di puntare sull’innovazione e la ricerca. Le Tea permetteranno ai nostri agricoltori di disporre di varietà più resistenti alle fitopatie e ai cambiamenti climatici e in grado di assicurare stabilità produttiva».

Francesco Lollobrigida
In Italia, come ricorda il presidente del Crea, Andrea Rocchi, sono già in corso attività su colture strategiche come pomodoro resistente all’orobanche, melanzana a ridotto imbrunimento e senza semi, riso resistente al brusone e vite tollerante a peronospora e oidio. L’orzo maggiormente resistente a stress idrico ha già passato la valutazione interna come Ngt-1. Entro il 2026, presso le aziende sperimentali del Crea, sono previste nuove sperimentazioni in campo con prove su pomodoro, melanzana, orzo, frumento e vite. Parallelamente, su riso, agrumi, melo, kiwi e pioppo, è in corso la caratterizzazione genetica e fenotipica di linee già disponibili o in sviluppo, per le future sperimentazioni. Il Crea, coordina il progetto Tea4It, finanziato dal Masaf con 10 milioni di euro.
«In un momento in cui l’agricoltura europea affronta crescenti sfide climatiche, ambientali e di mercato – è il parere del Copa-Cogeca, il maggiore sindacato agricolo europeo – l’accesso a varietà colturali più performanti è essenziale per garantire sicurezza alimentare, sostenibilità e competitività». In Italia, la Confagricoltura definisce il voto fondamentale per la competitività del settore primario e accoglie con favore l’assenza di obblighi di etichettatura per le Ngt-1, che rischiava di incrementare gli oneri per le imprese e di creare effetti distorsivi sul mercato. Coldiretti ricorda i vantaggi delle Tea nella riduzione degli agrofarmaci e, in particolare, la prima vite di Sangiovese coltivata Ngt, grazie a un progetto di ricerca con Coldiretti Toscana, Vigneto Toscana, Crea-Ve e Università di Udine: «La prima pianta è attualmente in crescita in vitro nei laboratori del Crea di Conegliano Veneto, con le prime applicazioni in campo dalla primavera 2027».

Confcooperative Agroalimentare e Pesca parla di «buona notizia anche per i consumatori, che avranno la possibilità di scegliere coltivazioni per le quali è stato fatto un uso ridotto di agrofarmaci e fertilizzanti, in linea con la crescente attenzione verso la sostenibilità». «Le nuove tecniche genomiche – per Cia Agricoltori italiani – rappresentano uno strumento fondamentale per rafforzare la capacità delle imprese agricole di affrontare le sfide dei cambiamenti climatici e delle fitopatie, che già oggi determinano variazioni delle rese comprese tra 20% e 49%». La Copagri definisce interessanti gli sviluppi su brevetti e proprietà intellettuale: «Viene potenzialmente scongiurato il rischio che il mercato delle Ngt si concentri nelle mani di pochi: il testo prevede espressamente l’adozione entro 18 mesi di un Codice di condotta Ue sui brevetti, tramite cui assicurare che i semi vengano resi accessibili agli agricoltori e che la Commissione possa intervenire rapidamente in caso di barriere all’utilizzo dei brevetti».

Unrecognizable farmer in agricultural tractor is fertilizing wheat crop field with NPK fertilizer nutrients
Non sono unanimi le voci a commento del nuovo Regolamento Ue sulle Tea. Per Federbio e per Assobio, il testo è una pericolosa «deregolamentazione degli Ogm ottenuti mediante Ngt», eliminando strumenti essenziali di tutela quali la valutazione del rischio, la tracciabilità, i metodi di rilevamento, l’etichettatura dei prodotti e le norme sulla responsabilità in caso di contaminazione. Di fatto, si «indebolisce il principio di precauzione». Demeter parla di passo indietro: «Nonostante la forte mobilitazione della società civile, con manifestazioni davanti al Parlamento europeo a Strasburgo, centinaia di migliaia di firme raccolte e decine di organizzazioni schierate a difesa della trasparenza alimentare, la maggioranza parlamentare ha scelto di non ascoltare l’appello dei cittadini europei».
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