In programma fino al prossimo 26 di maggio, il Borghi dei Tesori Roots Festival propone una riscoperta, o per meglio dire una vera e propria scoperta, di una Sicilia “del tutto sconosciuta”, che dalle Madonie ai Nebrodi, dai Sicani agli Iblei, attraversa 46 piccoli paesi della regione per gustarne i piatti tipici e raccontare la secolare storia ad essi strettamente intrecciata. La manifestazione, giunta alla quarta edizione, è organizzata dalla Fondazione Le Vie dei Tesori, che quest’anno si lega al progetto del ministero degli Esteri dell’Anno del Turismo delle radici attraverso la sua antenna territoriale, Italea Sicilia.
Le attività da svolgere nei weekend designati per il Festival sono oltre 500: passeggiate, visite, esperienze, tutte legate da un unico filo conduttore, ovvero la soddisfazione dei palati dei visitatori attraverso la conoscenza dei sapori antichi della cucina tradizionale sicula con “contaminazioni” moderne e sperimentali, in alcuni casi andando a riscoprire piatti ad oggi quasi dimenticati. È il caso di Buccheri, dove si potrà assaggiare il “pani frittu cu’ l’ovu” o il “capuliato”, pomodorino essiccato e sminuzzato, mentre, per gli amanti del vino, tappe obbligate saranno Balestrate e Calatafimi Segesta, e la visita alle cantine del Florio, sulle tracce del Marsala.
Si parlava di contaminazioni, quelle delle culture e dei popoli che hanno contribuito a rendere la Sicilia la regione multietnica che è oggi. Da tale caratteristica del territorio derivano le piantagioni di mango e frutti tropicali, sempre a Balestra, e il tripudio di prodotti tradizionali offerti a Kuntisa (nome arbereshe di Contessa Entellina). Per i più “tradizionalisti”, a Camporeale si può gustare la pluripremiata mortadella prodotta da Duncan, giovane kenyota partito con pochi soldi in tasca e oggi gastronomo per un’azienda locale, mentre a Chiusa Sclafani, sarà possibile assaggiare la migliore ricotta d’Italia, premiata all’Italian Cheese Awards di Bologna. Valledolmo ospita invece una serie di appuntamenti che spaziano da grani antichi ai pomodori “siccagni” e campi diventati presidi di legalità.
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