Il 2 e 3 ottobre scorso, un violento alluvione ha colpito il Nord Ovest dell’Italia, provocando vittime e ingenti danni a infrastrutture e attività agricole. Ora è il momento di tracciare un bilancio e lanciare l’ennesimo allarme per la mancanza di prevenzione sul territorio.
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L’alluvione nel Nord Ovest dell’Italia

C’è voluto qualche giorno per diramare una prima stima dei danni causati dalla violenta ondata di maltempo che ha colpito Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria (ma in misura minore anche la Lombardia) nel weekend del 2 e 3 ottobre scorso. La mole delle precipitazioni, che ha portato allo straripamento di molti corsi d’acqua, purtroppo ha lasciato dietro di sé anche diverse vittime, e costretto molte persone a lasciare le proprie case. E anche per le attività agricole di una vasta area a forte vocazione rurale (ma pure ad alto rischio idrogeologico) il bilancio è tutt’altro che roseo. Il bollettino di Coldiretti parla di “centinaia di pecore e capre travolte dalla furia delle acque e affogate in Piemonte nella Valle Anzasca, raccolti di castagne distrutti in Val d’Aosta (nella zona di Arnad è andato perso il 70% del raccolto, ndr), serre divelte, verdure e ortaggi sepolti dal fango, alveari devastati dalla tempesta, mucche bloccate in alpeggio, frutteti e coltivazioni distrutti, cascine isolate, campi di riso in raccolta allagati, frane nei terreni, strade rurali interrotte e ponti impraticabili”, con danni che ammontano a oltre 300 milioni di euro.

Uliveto allagato

I danni per l’agricoltura

Nel dettaglio, nella provincia di Imperia, area notoriamente importante per la produzione olearia nazionale, quasi un’oliva su tre pronta per la raccolta è andata perduta; e problemi per l’olivicoltura ligure si segnalano anche in Alta Val di Vara e nel Tigullio. In Valle d’Aosta, tra Point Saint Martin e la zona di Hone, la tempesta ha affogato alveari e fatto strage di polli. Mentre tra Vercelli, Novara e Pavia sono le risaie a scontare la crisi peggiore, con intere aziende agricole sommerse dell’acqua proprio alla vigilia del raccolto, nell’area d’Italia dove si produce l’80% del riso nazionale, particolarmente apprezzato anche sui mercati esteri (e proprio il triangolo Vercelli, Novara, Pavia è primo produttore di riso in Europa). Secondo le stime di Confagricoltura, solo il Piemonte – con maggiore incidenza proprio nelle aree risicole tra il Casalese in provincia di Alessandria, Vercelli e il Basso Novarese –  è alle prese con 2850 ettari di terreni allagati, che in termini di valore si tradurranno in una mancata produzione di oltre 8,6 milioni di euro, senza contare le spese per l’asporto dei detriti, la bonifica dei terreni e il ripristino della fertilità del suolo.

Arnie distrutte

E nella tragedia comune, iniziano ad arrivare segnalazioni di storie drammatiche, come quella di una famiglia di pastori di Premosello, che ha visto affogare 1500 capi e un cane da pastore sotto la furia dell’acqua. O le testimonianze di apicoltori che non possiedono più le proprie arnie. Mentre in Valsesia, gli allevatori ancora faticano a radunare le mandrie, contano danni ingenti agli impianti e una perdita pressoché totale del foraggio.

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Allagamenti in Piemonte

L’importanza della prevenzione

Ancora una volta, dunque, si torna a parlare dell’importanza della prevenzione: “Eventi di questa portata dimostrano ancora più l’urgenza di una attività di prevenzione, come da sempre sosteniamo, a tutela di territori che vivono già soltanto grazie al presidio dei nostri imprenditori agricoli. È fondamentale la gestione delle acque e degli alvei dei fiumi per evitare di agire sempre e solo in emergenza, prevenendo gli eventi alluvionali con una rapida programmazione di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del tessuto idrografico piemontese”, spiegano all’unisono i presidenti di Coldiretti Novara, Vercelli e Biella. Gli fa eco il presidente di Coldiretti Valle d’Aosta, Alessio Nicoletta: “Siamo di fronte all’ennesimo episodio che testimonia come la violenza degli agenti atmosferici condizioni pesantemente il lavoro in agricoltura: noi da parte nostra continuiamo a sottolineare come gli investimenti, pubblici e non, per la prevenzione e la gestione del rischio non sono soldi buttati, ma consentono di risparmiare somme ben più ingenti in caso di danni estesi”.