Sono stati circa 30mila i visitatori che hanno scelto di scoprire i Musei del Cibo della provincia parmense nel 2019. Una crescita di presenze significativa, che spinge a rinnovare l'investimento sulla cultura gastronomica, a partire da Parma 2020.
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Il circuito dei Musei del Cibo di Parma

Riuniti in un circuito che oggi comprende sette anime complementari, i Musei del Cibo di Parma sono una riuscita operazione di marketing culturale incentrata sul valore dell’enogastronomia. Non a caso germogliata nella food valley italiana per eccellenza, in quella zona prolifica della Pianura Padana che si raccoglie intorno a Parma. E vanta numerose tradizioni agro-alimentari da raccontare al mondo. A partire dalla produzione di Parmigiano Reggiano, protagonista del primo museo a tema gastronomico inaugurato nel 2003, recuperando un casello – come si chiamano i vecchi caseifici del territorio – abbandonato di Soragna, per trasformarlo in centro di divulgazione e assaggio del formaggio italiano più conosciuto (e copiato, ahinoi!) nel mondo.

La corte di Giarola con balle di fieno in primo piano

Da allora, e secondo un’idea di sistema diffuso sul territorio, sono nati il museo del Prosciutto di Parma nell’ex Foro Boario di Langhirano, quello dedicato al salame di Felino, nel caratteristico castello, il museo del Culatello di Zibello ospitato dai fratelli Spigaroli all’Antica Corte Pallavicina, il percorso tra pasta e pomodoro a Collecchio, nella suggestiva corte agricola medievale di Giarola, che riunisce due musei in uno. E ancora la casa del vino di Sala Baganza. Mentre il 2020 sarà l’anno del fungo porcino di Borgotaro, ennesima prelibatezza del territorio provinciale, tutelata da un’Igp, che vedrà nascere uno spazio di narrazione e divulgazione tutto per sé.

Una forma di parmigiano reggiano al Museo di Soragna

Il record di visite nel 2019. La missione didattica

Si continua, dunque, sul cammino intrapreso diversi anni fa, forti di conferme continue, che quest’anno fanno segnare un record di presenze incoraggiante: nel 2019, quasi 30mila persone hanno visitato i Musei del Cibo, incrementando in modo significativo i numeri dell’anno precedente, quando gli ingressi si attestavano sulle 23mila visite. Una crescita lusinghiera (sul podio il museo del Prosciutto di Parma, seguito da Salame di Felino e Culatello di Zibello), da analizzare nel dettaglio per pianificare strategie efficaci per migliorare ancora. Se da un lato il fascino dell’agroalimentare attira molti turisti stranieri, è rincuorante constatare l’interesse di tanti italiani, specie nel bacino di utenza limitrofo alla food valley, compreso tra Lombardia e Toscana. E poi, soprattutto, ci sono i giovani: gli studenti in visita con la scuola, sempre più numerosi, cui le attività del circuito dovranno naturalmente tendere nei prossimi anni, come già indicano gli sforzi profusi per organizzare laboratori per bambini e ragazzi, degustazioni guidate, mini corsi di cucina, assaggi integrati e bilanciati dal punto di vista nutrizionale, per scoprire i prodotti del territorio. Non a caso, nell’ultimo anno, sempre presso la Corte di Giarola, è nato anche un centro didattico per coordinare le attività.

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Bambini in visita al museo del pomodoro di Collecchio

Parma 2020. Il ruolo del cibo

L’investimento, supportato da un programma culturale dell’Unione Europea, dev’essere letto alla luce dell’investitura a Città creativa della Gastronomia che Parma ha ricevuto ormai due anni fa. E proprio il 2020 consoliderà la vocazione turistica della città emiliana, designata Capitale Italiana della Cultura per l’anno che inizia. Sotto il profilo culturale, Parma può vantare molte frecce al suo arco. Non ultima, l’enogastronomia. E molti appuntamenti in programma per il 2020 ruoteranno intorno alla valorizzazione dei prodotti e delle tradizioni locali, tra città e provincia. L’anno speciale si aprirà ufficialmente l’11 gennaio, con tre giorni di festa grande. Ecco alcuni spunti a tema selezionati da un ricchissimo calendario.

Noi, il cibo, il nostro pianeta: Fondazione Barilla cura la mostra che si articolerà tra Galleria San Ludovico e Portici del Grano, per parlare di cibo, ambiente e sostenibilità attraverso esperienze multimediali e fotografie d’autore. Dall’11 gennaio al 13 aprile.

Imprese Aperte: La contaminazione tra processi culturali e processi industriali raccontata in presa diretta, con l’opportunità di visitare le imprese che lavorano sul territorio. Un circuito di oltre 30 aziende (per circa 200 appuntamenti) che apriranno le porte a visite guidate. Molte le attività che operano nell’agroalimentare.

Cibo per tutti: Delegazioni di produttori, artisti e studiosi dal Sud del Mondo per ripercorrere il percorso del cibo dalla terra alle nostre tavole: visite guidate, spettacoli a tema, laboratori artistici e narrativi, degustazioni, cene meticce, lezioni universitarie e incontri rivolti a giovani e ad adulti. Un viaggio itinerante in 4 tappe, dedicate a Marocco (febbraio), Senegal (aprile), Etiopia (giugno) e Madagascar (ottobre), presso gli spazi culturali della città, tra l’Università di Parma, il museo cinese ed etnografico e la Farmacia San Filippo Neri.

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www.museidelcibo.it

www.parma2020.it