A parte essere uno slogan a effetto, il concetto di sovranitร agroalimentare nazionale a che punto sta? Dichiarazioni, impegni, proclamiโฆ di fatto perรฒ molto poco sul piano concreto dei fatti. Un primo risultato, almeno di posizione e di mobilitazione, lo hanno raggiunto gli agricoltori di Cia che hanno da tempo proposto (senza essere ascoltati) un registro nazionale del grano italiano, e che alla fine hanno lanciato una petizione pubblica per raccogliere firme su change.org su cui impegnare la politica. Lโassociazione dei coltivatori ha raggiunto le 50mila forme, questo era lโobiettivo iniziale. Un risultato per spingere sul Registro unico del Grano Italiano e almeno sapere quali grani, quali cultivar, che quantitร e dove si coltiva in Italia il grano. Un modo anche per difenderne lโorigine, oltre che per rilanciarne la produzione.
Se cโรจ un prodotto simbolo della terra e dellโagricoltura, e icona della mediterraneitร , questo รจ proprio il grano. Lo sapeva bene un demagogo e capopopolo come Mussolini, che ci aveva costruito intorno proprio una sua immagine personale molto forte e molto attrattiva. Meno bene sembrano capirlo invece i governanti attuali, che pure hanno lanciato lo slogan della sovranitร alimentare. Cosรฌ la Cia, inascoltata, va avanti. โLa nostra petizione รจ piรน di una battaglia per il grano, รจ unโazione nazionale, a difesa di un prodotto cardine dellโagroalimentare italiano, che interpreta quella che รจ la piรน grande sfida per il futuro di tutta la nostra agricoltura”ย commenta il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini “Questo perchรฉ affronta tre questioni cruciali: lo squilibrio lungo la catena del valore che penalizza gli agricoltori, il conseguente abbandono delle coltivazioni, a causa degli alti costi di produzione, e il rischio per la sicurezza e la sovranitร alimentare. Andremo avanti con la mobilitazione, il riscontro che sta ottenendo รจ un messaggio chiaro al governo di cui Cia si farร portavoce, sollecitando maggiori controlli sullโetichettatura, lโistituzione della Cun del grano duro per una maggiore trasparenza dei prezzi, il potenziamento dei contratti di filiera tra agricoltori e industria e lโavvio immediato Registro Telematico dei Cerealiโ.
La raccolta di firme รจ stata un successo. Una battaglia determinata a difendere il settore dalla crisi inaccettabile dei prezzi e dai ripetuti attacchi speculativi, oggi pronta ad arrivare sul tavolo delle istituzioni per chiedere interventi immediati e concreti a tutela del grano e della pasta tricolore, sostiene Cia. La situazione, infatti, non accenna a migliorare con il prezzo del grano sceso del 40% nelle ultime settimane, mentre quello della pasta sullo scaffale รจ aumentato in media del 30%, con tanto di “sciopero della pasta” indetti dai consumatori. Per coltivare il grano duro ci vogliono circa 1.400 euro per ettaro. Con le quotazioni attuali, i produttori non riescono nemmeno a coprire le spese perchรฉ sono costretti a vendere a 1.100 euro per ettaro (-300 euro).
LโItalia รจ il primo produttore di grano duro in Europa con circa 1,2 milioni di ettari impegnati, e per Cia non si puรฒ rischiare di mettere a repentaglio le produzioni nazionali, tanto piรน che il Paese resta, comunque, il secondo importatore al mondo. Il prezzo del cereale simbolo del made in Italy lo determinano i grani esteri prodotti con standard qualitativi, di salubritร e costi di produzione molto piรน bassi. Serve monitoraggio, trasparenza e tutela della qualitร e delle quantitร nazionali utilizzate per la pasta e il pane consumati dagli italiani.
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