In attività dal 1929, l’ultima proprietaria l’ha gestita per diciassette anni, ma ora è costretta ad arrendersi. La pandemia ha dato il colpo di grazia, ma è l’esperienza d’acquisto a essere cambiata. In vendita gli arredi e oggetti che hanno fatto la storia della bottega.
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L’economia di vicinato resisterà?

In viale Slataper (angolo viale Zara), fino a qualche giorno fa, l’insegna della Casa del Miele ha raccontato la resistenza di una bottega d’altri tempi. Una piccola realtà, ma molto longeva: aperta nel 1929, l’attività gestita da Simona Fregoni negli ultimi diciassette anni, nata come drogheria di quartiere, aveva finito per diventare uno dei simboli della vecchia Milano, conquistando pure il riconoscimento di bottega storica attribuito dalla regione Lombardia. Ma la pandemia ha aggravato un bilancio già difficilmente sostenibile, per un negozio dove persino gli scaffali sono rimasti quelli originali dell’epoca, e la presenza discreta dell’attività non riusciva più a imporsi sulla concorrenza delle grandi realtà. Solita storia, che per tante botteghe storiche non prevede il lieto fine, nonostante quel Rinascimento della spesa di vicinato in cui l’ultimo anno ci avrebbe autorizzato a sperare. Al momento, però, e dopo mesi di grande difficoltà, la sorte di tante attività sopravvissute finora al cambio di passo dei consumi e degli stili di vita non sembra volgere al meglio. L’ultima segnalazione “celebre” arriva da Torino, dove la pasticceria Gertosio, che nel 1978 ereditava una tradizione avviata nel 1840 dal cioccolatiere Pietro Viola, sta lottando per non alzare bandiera bianca: dopo il cambio della guardia che un anno fa portava la proprietà storica a cedere l’attività, ora la licenza del locale di via Lagrange passa nuovamente nelle mani di Massimo Gertosio, che si impegna a ripartire non appena sarà possibile.

Le vetrine de La casa del Miele

Chiude la Casa del Miele. Fine di un’epoca

Alla Casa del Miele, invece, l’epilogo ha un sapore amaro. Lo scorso giugno la titolare metteva in vendita l’attività: “Una volta era sufficiente parlare di miele e di ceci per dare un senso a un negozietto come questo – spiegava a Repubblica – oggi invece serve molto altro. La spesa è diventata un clic e la mia drogheria rappresenta il presidio di un mondo che ormai non c’è più”. E questo nonostante una selezione curata di prodotti italiani di qualità, più qualche specialità in arrivo dal mondo, per ampliare il catalogo dei mieli che danno il nome all’insegna. Ora gli arredi della bottega sono finiti in vendita sui social della bottega, per non sprecare questo piccolo mondo antico che se ne va: la vecchia bilancia, gli sgabelli, gli espositori di caramelle, le scatole di latta, la bici con cui il droghiere effettuava la consegne nel Dopoguerra, persino l’insegna dipinta a mano, del 1929.

Caramelle Leone in teca

Importanti cali di fatturato – fino al 40% – facevano ormai vacillare l’attività da qualche anno, e questo aveva spinto la bottega a imbastire una sorta di tavola fredda, con degustazione dei prodotti in vendita, aperitivi, momenti dedicati all’assaggio durante l’orario di apertura. Ma la pandemia ha stroncato l’iniziativa sul nascere. “Cosa succederà nelle strade della città dove si abbassano per sempre le saracinesche? Si spengono pezzi di storia, di socialità, ma anche di sicurezza”, sostiene amareggiata Simona Fregoni. Intanto, fino al 6 marzo, la Casa del Miele resterà aperta per l’ultimo saluto, con un’iniziativa speciale, ospitando un’esposizione di 128 libri di arte contemporanea sugli storici scaffali del negozio, che accolgono il progetto di Chippendale Studio.

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Spezie in barattolo

Spezie, tisane, liquirizie, saponi all’olio d’oliva, mieli di piccoli apicoltori, erbe aromatiche sfuse e tutte le delizie di questa drogheria d’antan, invece, ormai sono riposte negli scatoloni.