Le previsioni dell'istituto di ricerca inglese Iwsr sul mercato degli alcolici a livello mondiale nel prossimo quinquennio. In crescita il vino, trainato dal Prosecco, ma anche gli spirits, guidati dal fenomeno gin. Paesi più performanti? India, Messico e Vietnam
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Si preannuncia un quinquennio particolarmente positivo per il comparto mondiale degli alcolici. Malgrado il calo dello scorso anno, il quadro previsionale da qui al 2023, elaborato dall’Iwsr (International wine and spirit research), segna un trend crescente.

Chi è l’Iwsr

Vino, spirit, birra, sidro, bevande miscelate. Il database di Iwsr copre 157 mercati e consente a questa società di ricerca, con base Londra, di produrre previsioni di mercato sia nel medio sia nel lungo termine. Sono diversi i clienti (tra privati e istituzionali) che si rivolgono ai ricercatori britannici per tracciare l’andamento dei consumi mondiali e capire i cambiamenti e prefigurare i trend futuri in determinati mercati. Mark Meek è il Ceo di Iwsr e guida un gruppo di analisti che in tutto il mondo, in media, si relazionano con oltre 1.600 operatori del settore, tra importatori, distributori, rivenditori, negozianti e imprenditori.

Secondo gli analisti londinesi, alla diminuzione dei consumi di bevande alcoliche del 2018, rispetto a un anno prima -1,6% (a 27,6 miliardi di casse da 9 litri, ovvero 248,4 miliardi di litri), seguirà un periodo di risalita con performance particolarmente interessanti per alcuni tipi di categorie di prodotto e per determinati mercati.

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Nei prossimi cinque anni, il consumo di alcolici raggiungerà i 28,5 miliardi di casse (pari a 256,5 miliardi di litri), portando i valori decisamente sopra i mille miliardi di dollari, con una crescita del 7% nel quinquennio, grazie a un costante spostamento del gusto dei consumatori verso le produzioni di alta qualità. Nei volumi, il mercato dovrebbe crescere del 3 per cento.

Tre bicchieri di vino: bianco rosso e rosato

Consumi di alcol: meno vino, ma di migliore qualità. E si va verso i 225 miliardi di dollari

Entrando nel dettaglio, l’andamento del vino nel 2018 non è stato brillante. Dopo una crescita forte durante tutto il 2017, il comparto ha perso l’1,6% nei volumi a causa del calo registrato in importanti mercati, come Cina, Italia, Francia, Germania e Spagna, a fronte di una stabilità nel primo mercato globale, gli Stati Uniti. Ma se nel mondo si beve meno vino, sottolineano gli analisti Iwsr, la qualità dei consumi si è spostata verso l’alto, portandosi con sé un aumento del valore complessivo.

Entro il 2023, la categoria potrebbe raggiungere a livello mondiale la quota di 224,5 miliardi di dollari, ben al di sopra dei 215,5 miliardi registrati nel 2018. E sarà la voce spumanti quella a brillare particolarmente in questo quinquennio, con un tasso annuo di crescita composto (cagr) pari all’1,17%. In gran parte, la progressione delle bollicine sarà sorretta dal Prosecco, che non dovrebbe subire battute d’arresto.

Le stime sui “low” e “no-alcohol”: vino, birre e cocktail

I brand produttori di bevande senza alcol e a basso contenuto alcolico potrebbero vedere crescere i propri ricavi, tenendo conto dell’alto interesse dei consumatori, molto più curiosi rispetto al passato e disposti a provare cibi che essi ritengono più salutari. Ad esempio, fa sapere l’Iwsr, la birra analcolica è stimata a un tasso annuo composto di +8,8% dal 2018 al 2023; la birra a basso contenuto alcolico crescerà del 2,8%. Il vino fermo e dealcolato è previsto in progressione del 13,5%, rispetto a quello a basso contenuto alcolico del 5,6%. Buone le prospettive anche per la categoria dei cocktail senza alcol (i mocktail), prevista a +8,6%.

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Bicchieri di birra

Consumi di alcol: la birra

Non è stato un 2018 particolarmente positivo per il comparto birrario mondiale. I volumi sono scesi del 2,2%, trascinati dall’andamento negativo della Cina, che ha lasciato sul terreno il 13%. Non è andata meglio per gli Stati Uniti e il Brasile, fa sapere l’Iwsr, che hanno registrato decrementi rispettivi dell’1,6% e del 2,3%. Bene, invece, Messico e Germania, la cui crescita è stata del 6,6% e dell’1% rispetto al 2017. Il trend dei prossimi cinque anni per questo settore è, comunque, stimato positivo: tra 2018 e 2023 il tasso annuo di crescita composto è dello 0,7 per cento.

Consumi di alcol. Il boom del gin

Il 2018 ha confermato, ancora una volta, il momento d’oro della categoria del gin. Questa bevanda ha registrato una crescita dei consumi a livello globale dell’8,3% rispetto al 2017. Il principale driver di questa dinamica è il gin rosa, che ha contribuito a far raggiungere il traguardo dei 648 milioni di litri (72 mln di casse).

Nel primo Paese consumatore, le Filippine, il mercato è salito dell’8% soprattutto grazie al boom dei cocktail. La stima Iwsr per il comparto gin parla di quasi 800 milioni di litri entro il 2023 (88 mln di casse), grazie alla progressione di importanti mercati, tra cui Regno Unito (+32,5% nel 2018), Filippine, Sud Africa, Brasile, Uganda, Germania, Australia, Italia, Canada e Francia. Secondo gli analisti londinesi, è il Brasile la vera sorpresa, dal momento che in un anno ha raddoppiato i volumi e che dovrebbe registrare un lusinghiero tasso di crescita del 27,5% entro il 2023.

Whisky e spirit a base agave

La grande moda degli aperitivi ha trascinato lo scorso anno la categoria del whisky, facendole guadagnare il 7% rispetto al 2017. Il mercato indiano è stato quello più performante (+10,5%), seguito dal buon andamento del Giappone (+8%) e degli Stati Uniti (+5%). L’Iwsr, sulla base delle stime contenute nel Global beverage alcohol data, si attende un tasso di incremento del 5,7% nel prossimo quinquennio, a quota 5,2 miliardi di litri (581 mln di casse). Resta forte, specifica l’Iwsr, la richiesta di tequila e mezcal, in particolar modo negli Stati Uniti. E cresce, sempre grazie alla mixology, la categoria degli spirit a base di agave, che ha registrato un +5,5% nel 2018, con una previsione del +4% per i prossimi cinque anni.

Cocktail Milano Torino

Consumi di alcol. Mercato ok per mixed drink e sidro

Cocktail, bevande aromatizzate, long drink, insomma la categoria dei mixed drink ha segnato un incremento del 5% durante il 2018 ed entro il 2023 potrebbe raggiungere i 597 milioni di casse a livello globale, pari a 5,37 miliardi di litri.

Stati Uniti e Giappone sono i mercati che guidano, e guideranno, questa tendenza soprattutto grazie al grande successo delle bevande alcoliche pronte (ready to drink) in formato lattina o bottiglietta. Nel mercato giapponese, in particolare, ricorda l’Iwsr, si tratta in prevalenza di produzioni che arrivano dall’industria locale, pronta a scommettere su un palato di consumatori che privilegia bevande leggermente abboccate, frizzanti e di facile beva. E il cammino di questi alcohol seltzer non conosce sosta nemmeno sul mercato a stelle e strisce.

Infine, la categoria del sidro (ottenuto principalmente da mele, pere e, in generale, dalla frutta) è prevista in crescita entro il 2023 con un tasso del 2%, a quota 270 milioni di casse, pari a 2,43 miliardi di litri. Uno sviluppo sostenuto da notevoli investimenti da parte dei più importanti brand del settore.

Il calo di vodka e liquori

Che succede al mercato della vodka? I due principali mercati, Russia e Ucraina, fa sapere l’Iwsr, hanno perso terreno nel 2018 portando la categoria a -2,6% in volume, soprattutto per la diminuzione delle versioni low cost. Al contrario, la vodka premium ha registrato dinamiche positive. Nel complesso, per questo distillato le previsioni al 2023 danno un tasso di -1,7%. In calo nel 2018 anche il comparto liquori (-1,5%), che dovrebbe proseguire nel 2019, per poi riprendersi nel 2020. Male anche gli alcolici ottenuti da zucchero di canna, come il cachaca brasiliano: -1,6% nel 2018 con un outlook negativo anche per il 2023.

I mercati emergenti

In uno scenario così dinamico, quali saranno i mercati destinati a progredire più rapidamente nel quinquennio? Secondo l’Iwsr, la top ten è guidata dall’India, seguita da Messico, Vietnam. Filippine e Nigeria. La Polonia è l’unico mercato europeo in questa speciale classifica, che vede una prevalenza delle economie in via di sviluppo. La quota di mercato (a volume) di questi dieci Paesi passerà dal 12,6% del 2018 al 15,1% del 2023. I motivi? Un mix tra l’aumento delle popolazioni che raggiungono l’età minima per il consumo di alcolici e una maggiore stabilità delle economie dei rispettivi Paesi.

Il fenomeno degli hard seltzer

Bevande a base di malto fermentato, addizionate d’acqua (in prevalenza frizzante), aromatizzate (pompelmo, lampone, ciliegia, lime, etc.), con moderato contenuto di alcol e soprattutto a basso contenuto di zuccheri. Negli Stati Uniti, il fenomeno hard seltzer (partito nel 2013) sta decollando in maniera decisa, con percentuali di incremento nelle vendite, secondo dati Nielsen, di ben oltre il 160% nel 2018 a quasi 500 milioni di dollari. Un business esploso a tal punto da coinvolgere ormai i grandi player della birra, tra cui Anheuser-Busch, MillerCoors, Boston beer, Diageo e, da questa primavera, anche Corona (Constellation brands) e marchi delle acque minerali del calibro di Polar. L’obiettivo dei produttori non è solo il pubblico giovanile ma, un po’ a sorpresa, anche il circuito della ristorazione.

a cura di Gianluca Atzeni

 

Articolo uscito  sul numero di Tre Bicchieri uscito il 6 giugno.

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