Coronavirus. A Milano e in Lombardia locali e bar chiusi la sera

24 Feb 2020, 16:59 | a cura di Antonella De Santis
Allerta Coronavirus: a Milano e in tutta la Lombardia bar, pub e locali chiusi la sera. Esclusi i ristoranti però
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L'ordinanza

“Veramente non abbiamo capito neanche noi, le consiglio di scrivere direttamente al Sindaco”. Emblematica la risposta dell'ufficio stampa del comune di Milano che, contattato telefonicamente per avere delucidazioni sull'ordinanza di prevenzione sul Coronavirus ci rimanda a Beppe Sala in persona per la corretta interpretazione dell'ordinanza disposta dal Ministro della Salute d'intesa con il Presidente della Regione Lombardia. Che indica una chiusura delle attività – “bar, locali notturni e qualsiasi altro esercizio di intrattenimento aperto al pubblico” per 12 ore al giorno, dalle 18 alle 6 di mattina, fino a domenica 1 marzo. Con possibile proroga.

I dubbi degli esercenti

Il dubbio è emerso alla lettura del testo in più di una persona – soprattutto riguardo le attività coinvolte dall'ordinanza – e non basta neanche essere convinti della propria interpretazione ed essere sicuri di essere esentati, perché l'ambiguità della circolare può mettere i singoli esercenti a rischio di sanzioni: “a noi pare chiaro che le misure restrittive per i locali serali non riguardino tutta la regione, ma solo la zona rossa” dice Flavio Angiolillo del 1930 “ma non vogliamo avere problemi, dobbiamo capire cosa fare, anche perché un conto è stare chiusi un solo giorno, un altro è perdere l'incasso di un'intera settimana, probabilmente” conclude “decideremo oggi pomeriggio”. Al momento della nostra conversazione, le 11 di lunedì 24, nessuna comunicazione ufficiale era arrivata sulla casella di posta certificata, “a differenza di altri locali che so che hanno ricevuto una Pec”.

Le difficoltà

A qualcuno, invece, la comunicazione è arrivata dal proprio commercialista, cui è arrivata la Pec con l'obbligo di avvertire i propri clienti, come nel caso di Luca Marcellin (Drinc) mentre la circolare è giunta ieri. Anche loro sperano in ulteriori delucidazioni nelle prossime ore ma, ovviamente, la prospettiva è quella di chiudere per una settimana, almeno. Se non oltre. Per chi, come lui, ha attività aperte solamente nelle ore serali è una perdita del 100%, senza ancora sapere se ci saranno agevolazioni di qualche tipo su Iva tasse o altro. “Non abbiamo ancora pensato a eventuali aperture diurne o ad organizzare altre proposte alternative”. Si tratta di piccole attività, per le quai uno stop del genere può rappresentare un grande danno economico, tale da mettere in serie difficoltà e insieme a loro molti dipendenti. “Ogni attività fa storia a sé, magari qualcuno può chiedere di smaltire ferie o recuperi dei dipendenti nei giorni di chiusura, ma ci saranno molte difficoltà”. Cocktail bar e tavola fredda, Carico è appena approdato a Milano: “Chiuderemo, naturalmente” dice Domenico Carella “anche in base a quanto ci ha suggerito il nostro consulente perché ci saranno controlli a garantire il rispetto dell'ordinanza, e pur avendo una proposta di cibo non vogliamo incappare in errori per la confusione sulla tipologia dell'ordinanza. Ma non solo” continua “visto come stanno le cose è meglio aspettare che la situazione si normalizzi e si torni a prendere respiro. Chi ha prenotato sta disdicendo. Meglio attendere che le persone si tranquillizzino”.

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Ci siamo informati dopo aver ricevuto l'ordinanza, e avendo cucina vera e propria, con cappa di aspirazione e due cuochi, dunque siamo un ristorante e pertanto possiamo rimanere aperti” risponde Guido Cerretani, di Enoteca Naturale. Che aggiunge: “ci siamo domandati, da un punto di vista etico, se stare aperti o meno, ma pensiamo sia anche saggio non cadere troppo in un eccessivo allarmismo. Ovvio che inviteremo i clienti a seguire le indicazioni preventive, ma non vogliamo arrenderci alla psicosi, pur sensibili all'argomento quel che vediamo in queste ore, con i supermercati presi d'assalto e gli scaffali vuoti, fa impressione. Vogliamo dare un messaggio di normalità pur rispettando le massime precauzioni necessarie in questo caso.”.

Le perplessità

Per molti versi i termini dell'ordinanza paiono quanto mai curiosi: a partire dall'ora di chiusura, le 18, come se ci fosse un coprifuoco e un via libera del virus (forse la fine dell'orario di lavoro?) e del genere di locali: perché bar e pub, sì, e ristoranti no? Soprattutto perché, alla luce dei fatti, la gran parte dei locali serali, cocktail bar e pub non sono luoghi di aggregazione da grandi numeri, anzi: “Facciamo sì e no 20 coperti e così molti nostri colleghi” continua ancora Marcellin. Forse, suggerisce Angiolillo, la questione è legata anche al fatto che – constatata la corsa alle derrate – non vogliono penalizzare luoghi in cui si può mangiare. È un'ipotesi, una delle molte.
Con ogni probabilità, nella visione francamente superata dello scenario dell'hospitality che aleggia nei corridoi di enti locali e ministeri, lo stop post ore 18 era pensato per evitare l'apertura di discoteche e night. Peccato che l'articolazione dell'offerta serale e notturna sia decisamente cambiata negli anni. E davvero non si capisce perché si possa andare eventualmente a farsi contaminare liberamente in un ristorante e sia vietato farlo in un wine bar o in un cocktail bar.

In ogni caso a oggi (ma la siatuazione richiede costanti aggiornamenti) è questa: aperti ristoranti, trattorie, pizzerie e simili, tavole calde e self service. Chiusi bar gastronomici, caffè, pasticcerie creperie cremerie, wine bar, birrerie, enoteche, sale da tè e similari. A comandare, più che l'offerta, la licenza. E nel caso di più tipologie di attività nella stessa sede? La risposta, sul sito della regione Lombardia dovrebbe essere chiara, ma di fatto non aiuta molto a fugare i dubbi: “I gestori di esercizi commerciali che prevedono al proprio interno più attività (ad esempio hotel con bar, ristorante con bar, locali da ballo con ristorante etc…) devono seguire le regole previste per le singole attività commerciali ovvero, bar, locali notturni e qualsiasi altro esercizio di intrattenimento aperto al pubblico sono chiusi tutti i giorni dalle ore 18 alle ore 6. È fatta eccezione per i bar all’interno di hotel che restano comunque aperti per garantire il servizio ai soli ospiti della struttura. Altresì i bar dei ristoranti restano attivi per il solo servizio di supporto alla ristorazione”. Dunque solo servizio al tavolo? O orari legati a quelli della cena?

I ristoranti che comunque chiudono

Ma comunque anche alcuni ristoranti, pur non interessati dall'ordinanza, hanno deciso di abbassare le serrande per un po'. È il caso di Trippa:Non avevamo l'obbligo di chiudere, ma lo facciamo comunque da stasera, perché in questo momento abbiamo una sola responsabilità: quella di salvaguardare tutti, non solo noi stessi” spiegano nella loro pagina Facebook aggiungendo che come parte “di una società matura e sensibile" scelgono di limitare la socialità per qualche giorno “è uno dei pochi poteri che abbiamo per fronteggiare questa situazione”. Man mano che passano le ore se ne aggiungono altre: il ristorante Al Mercato e Bon Wei tra le ultime ad annunciare qualche giorno di chiusura.

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a cura di Antonella De Santis

 

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