Tanti pro e pochi contro per questo tipo di cottura. Vediamo tutto quello che c'è da sapere prima di comprare un piano a induzione, a cominciare dalle pentole idonee.
Pubblicità

Cottura a induzione: come funziona

Il calore viene generato da un campo elettromagnetico per mezzo di un induttore elettrico integrato nella base del piano a induzione, e quando il recipiente viene posizionato, l’induttore elettrico sottostante crea un campo magnetico al suo interno. Questo genera nel recipiente delle correnti che trasformano l’energia magnetica in energia calorica che cuoce i cibi.

Cottura a induzione: i pro e i contro

Iniziamo dai contro, che sono davvero limitati. Sicuramente il piano a induzione è più costoso dei classici fuochi e chiaramente non funziona se non c’è corrente, dunque se avete un impianto elettrico vecchio o se dove abitate salta spesso la corrente, forse è meglio evitarlo. Un altro accorgimento che bisogna prendere prima di optare per l’induzione è controllare la potenza di kW di cui si dispone (di norma è necessario disporre di una potenza di 6 kW), anche se oggi molti piani a induzione sono dotati di limitatore che contiene la potenza secondo le proprie necessità. Molte persone temono poi che il piano a induzione sia delicato e tendi a rovinarsi con il tempo, chi ce l’ha smentisce questo timore. Poi, naturalmente, dipende dalla qualità del piano in vetro resina in questione.

Veniamo così ai pro

Uno dei vantaggi più significativi nell’uso del piano cottura a induzione è l’assenza di dispersione del calore grazie allo sfruttamento del campo elettromagnetico, il che si traduce in un’efficienza energetica doppia rispetto a quella dei fornelli tradizionali. Di conseguenza i tempi di cottura si riducono drasticamente e il calore risulta costante e omogeneo. Un altro vantaggio riguarda poi la sicurezza: la zona di cottura si attiva solo a contatto con il recipiente e se si toglie il recipiente, la zona si spegne, evitando così qualsiasi rischio di scottatura o di incendio. Last but not least, il piano a induzione è facilissimo da pulire, basta una spruzzata di sgrassatore sulle macchie – difficilmente si formeranno incrostazioni perché nel caso di contatto del cibo con la piastra, questo non brucia – una passata con un panno in microfibra e il gioco è fatto.

Pubblicità

Quali pentole usare per la cottura a induzione

Il campo elettromagnetico che dà luogo al riscaldamento della zona di cottura si origina solo al contatto con il recipiente. Ma affinché si attivi il campo elettromagnetico, il recipiente deve avere un fondo in materiale ferroso. Uno dei trucchi per capire se ce l’ha o meno, è quello di avvicinare una calamita alla parte inferiore della pentola. Se rimane attaccata, allora la pentola è idonea al piano a induzione. Di norma, ghisa, acciaio e acciaio inox sono in grado di avviare questo meccanismo, mentre alluminio, rame, vetro, ceramica e porcellana no. Un altro consiglio, nella scelta delle pentole da utilizzare, è di preferire quelle con un fondo bello spesso, capace di condurre uniformemente il calore e ridurre al minimo il rischio di bruciature degli alimenti, e le pentole con la base inferiore con un diametro che occupi almeno 2/3 della zona di riscaldamento. Ad ogni modo, se le dovete comprare, potete verificare l’effettiva idoneità attraverso il simbolo simile a una serpentina, il quale indica che quella pentola è stata pensata per cucinare con l’induzione. Nel mercato, poi, ci sono dei dischi adattatori, da interporre tra la pentola non idonea e il piano, ma sinceramente li consigliamo solo come soluzione provvisoria.

Cottura a induzione: temperature e cibi

Solo un esempio, per farvi capire la velocità di cottura: un litro di acqua arriva a ebollizione in circa due minuti. Per il resto, con il piano cottura a induzione si possono eseguire tutte le ricette che si preparano sui fornelli tradizionali, si può dunque friggere, brasare o grigliare con un vantaggio in più rispetto ai fuochi, ovvero quello di poter modulare il calore in modo molto preciso attraverso un mantenitore di temperatura.

a cura di Annalisa Zordan