Tredicesima edizione per la rassegna sul cinema gastronomico in programma alla Berlinale. Sul grande schermo arrivano storie di cibo, relazioni sociali, equilibri politici ed economici. Per rivendicare il diritto all'equilibrio. I film in calendario.
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Culinary Cinema a Berlino. La storia

Mentre l’Italia cerca di riscoprirsi patria del bel canto sintonizzandosi sulla Città dei Fiori, a Berlino il tappeto rosso è già pronto per officiare una nuova edizione dell’Internationale Filmfestspiele, tra i festival cinematografici più longevi nel mondo. Il ciak numero 69 si girerà dal 7 al 17 febbraio alla Berlinale, fino alla consegna degli ambiti Orsi d’oro. E nei giorni di programmazione il calendario riserverà ampio spazio alla cultura enogastronomica, protagonista della rassegna Culinary Cinema, che da tredici anni figura tra le sezioni speciali del festival. La kermesse di Berlino – con Dieter Kosslick, nel 2007 – è stata pioniera nello scommettere sulle potenzialità di un genere sempre battuto dai cineasti: cinema e cibo a confronto, come l’uno rappresenta l’altro, che diventa testimone di costumi e abitudini sociali, tradizioni culturali e orizzonti geografici. Con il merito aggiunto di servire ottimo cibo durante le serate del festival, chiamando a raccolta grandi cuochi per intrattenere gli ospiti a tavola al termine delle proiezioni, con menu tematici ispirati alle pellicole in concorso. Della filosofia che ha sempre orientato la selezione dei film, oggi Kosslick rivendica l’intenzione di stimolare il dibattito sulle dinamiche che governano la produzione, l’approvvigionamento e il consumo di cibo, portando sullo schermo una riflessione che esula il puro intrattenimento. E infatti negli anni si sono avvicendate sul red carpet carpet figure come Carlo Petrini, Alice Waters, Michael Pollan.

 

Culinary Cinema 2019. I temi

La sezione Culinary Cinema offre cibo per riflettere, con film sul piacere ma anche sul lato più oscuro del tema gastronomico”, recita oggi il claim della sezione speciale. Si riflette molto, per esempio, sul lavoro di chi produce e trasforma il cibo; sulle relazioni umane e le interazioni sociali, politiche ed economiche che ne scaturiscono. Sulla potenza dell’industria alimentare, con le sue storture. Su fame e povertà, sostenibilità e nuove tecnologie agricole; su costumi, consuetudini e stereotipi alimentari. E tutto questo grazie attraverso lo sguardo di registi che nel cibo hanno scoperto uno strumento per interpretare la realtà. Il cartellone 2019 riassume quindi numerosi stimoli.

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Una donna indonesiana con la camicetta gialla mangia un piatto di pollo. Sullo sfondo una parete colorata, con righe verticali rosse, blu, verdi e arancioni

I film in calendario

Aruna & Her Palate (Edwin): Dall’Indonesia arriva questa storia agrodolce, adattamento cinematografico del best seller The Birdwoman’s Palate:  un viaggio gastronomico alla scoperta delle tradizioni culinarie del Paese, complicato però dal tentativo di risalire alle origini dell’influenza aviaria.

Complicity (Kei Chikaura): Il Giappone propone con la consueta eleganza un racconto di formazione che mette sul piatto il tema dell’immigrazione clandestina, il valore dei rapporti umani e la speranza di riscatto che matura all’interno di un ristorante specializzato in soba.

Ghost Fleet: In Thailandia, Shannon Service si spinge per documentare l’impegno di un gruppo di attivisti che rischiano la vita per liberare dalla schiavitù i pescatori sfruttati dalle multinazionali della pesca

Sembradoras de Vida: Piglio documentaristico anche per la produzione peruviana di Alvaro e Diego Sarmiento, che seguono cinque donne andine che lavorano la terra a costo di enormi sacrifici.

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When Tomatoes Met Wagner (Marianna Economou): Ambientato nella Grecia rurale, è un brillante docufilm sulla bella storia di due cugini e cinque donne che coltivano pomodori in regime biologico sulle note di Wagner.

Biggest Little Farm (John Chester): L’impegno per custodire la biodiversità di due sognatori californiani, che conducono con successo la loro Biggest Little Farm.

Storie di chef: Ma arrivano sul grande schermo anche le storie di celebri chef: più intimo il racconto di Miguel Angel Jimenez, con Y en cada lenteja un dio, sul rapporto dello spagnolo Kiko Moya con i suoi figli; istituzionale il collage di The Heat: a Kitchen (R)evolution, sulla storia in cucina di sette donne che ce l’hanno fatta. E c’è spazio ancora una volta per Chef’s Table, con la premiere della nuova stagione della serie più fortunata degli ultimi anni sul mondo della ristorazione e delle cucine professionali (4 nuovi episodi saranno disponibili su Netflix dal 22 febbraio, due quelli in proiezione a Berlino).

 

In parallelo, ospiti dei dibattiti pomeridiani del TeaTime saranno Yotam Ottolenghi, Maria Canabal, Angela Hartnett, Maya Gallus. Tra le cene in programma al Gropius Mirror, invece, la cucina indonesiana di chef The Duc Ngo, la Spagna di Kiko Moya, Angela Hartnett e Sebastian Frank. Le proiezioni della sezione Culinary Cinema si protrarranno dal 10 al 15 febbraio, al motto di A Taste for Balance. Nel senso di equilibrio alimentare, certo. Ma anche come viatico per la democrazia.

 

Culinary Cinema – Berlino – dal 10 al 15 febbraio 2019 – www.berlinale.de

 

a cura di Livia Montagnoli