Dopo anni di sperimentazione, la Miso Robotics di Pasadena perfeziona il robot da fast food più efficiente mai rilasciato sul mercato. E lo propone come soluzione per ottimizzare il lavoro in cucina, specie ora che i rischi per la salute sono aumentati.
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Automazione per la ristorazione. Le origini di Flippy

Era il 2017, Flippy si presentava ai clienti della catena di fast food californiano CaliBurger con la promessa di non far rimpiangere un cuoco in carne e ossa. Tra i primi esperimenti di automazione applicata al mondo della ristorazione, Flippy nasceva con l’intento di coadiuvare il lavoro umano in una cucina professionale improntata alla serialità delle preparazioni, com’è quella di una catena da grandi numeri. Il braccio meccanico sviluppato a Pasadena da Miso Robotics era già in grado, all’epoca, di cuocere un hamburger sulla piastra, monitorando temperatura e tempo di cottura, per poi inserirlo tra due fette di pane. Interagendo al contempo con i suoi “colleghi”, perfettamente in grado di misurare lo spazio, la disposizione di utensili e ingredienti, completare l’impiattamento, grazie a un software di apprendimento automatico. Da allora, l’intelligenza artificiale al servizio della ristorazione ha fatto molti passi in avanti (tra gli inventori più prolifici c’è l’italiano Carlo Ratti, con la sua linea di barman robotici; mentre tra le derive meno virtuose si segnala la “fotocopiatrice” di pizze sviluppata a Seattle), alimentando il dibattito sull’opportunità di ricorrere a robot per svolgere un lavoro che vorrebbe sfuggire agli automatismi: da un lato, i detrattori, timorosi che il processo di progressiva automazione della cucina possa non solo snaturarne l’essenza, ma anche sottrarre posti di lavoro; dall’altro, chi sposa la causa dell’innovazione in virtù dell’ottimizzazione del lavoro e della standardizzazione della qualità in contesti difficilmente controllabili.

Il braccio di Flippy Roar

Flippy Roar. Un robot intelligente al fast food

Intanto, nel laboratorio di Pasadena, la sperimentazione su Flippy è andata avanti. E ora, anche alla luce di nuove necessità evidenziate dall’emergenza sanitaria, il robot da fast food è pronto a conquistare il mercato, in vendita per chiunque voglia beneficiare dei suoi servizi. Conclusi tutti i test di sorta, Flippy si presenta in versione potenziata (Flippy Roar), capace non solo di preparare un hamburger, ma anche di friggere patatine, alette di pollo, anelli di cipolla e tutte le specialità più in voga nel menu di un fast food. Il costo per acquistarlo? 30mila dollari, non certo uno scherzo. E infatti Miso Robotics ha deciso di proporne anche il noleggio mensile, per 1500 dollari – manutenzione inclusa – come si trattasse di retribuire un dipendente in più. Con il vantaggio di poter utilizzare il robot senza sosta, 7 giorni su 7, per 24 ore continuative. Nella sua forma migliore, oggi Flippy consta di un braccio che scende dall’alto e di un cervello sempre più preciso, grazie al software ChefUI dotato di telecamera termica, che sa distinguere gli alimenti sulla piastra e valutarne il grado di cottura. Come è stato possibile giungere a questo risultato l’hanno spiegato i ricercatori al lavoro sul robot negli ultimi anni, che hanno sottoposto a Flippy milioni di immagini relative alle diciannove pietanze che oggi sa cucinare (Impossible Burger compreso), sfruttando un meccanismo di machine learning, potenzialmente utilizzabile all’infinito per nuove pietanze. Ma gli scienziati hanno lavorato anche sui dettagli: calcolando i tempi di cottura dei diversi alimenti, Flippy scandisce la sequenza delle preparazioni per fare in modo che la comanda esca completa senza penalizzare alcuna pietanza. E durante il servizio si applica anche per eliminare l’olio in eccesso o raschiare dalla piastra i frammenti bruciati.

Il futuro in cucina è dei robot?

Il nuovo Flippy troverà subito impiego presso i 50 punti vendita della catena CaliBurger, che ha finanziato le ricerche. E i suoi sostenitori sottolineano che, specialmente in questo periodo, si rivelerà essenziale per migliorare il lavoro umano, con la possibilità di impiegare i dipendenti in compiti meno usuranti e rischiosi per la salute. Se non bastasse, la tecnologia che supporta il robot è perfettamente sostenibile (zero footprint) e il progetto ha già ricevuto la certificazione NSF, che attesta il rispetto dei processi di sicurezza alimentare dietro alla preparazione di prodotti di consumo. Intanto è già gara tra fondi di investimento per scommettere sul futuro di Miso Robotics. Qualcosa vorrà pur dire.

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