Nutriente, sicuro, appetibile, a impatto zero. E pensato per accompagnare l’uomo nello spazio, durante missioni che possono protrarsi fino a tre anni. Per scovare soluzioni innovative, la Nasa promuove una competizione aperta a team statunitensi e internazionali.
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Cos’è la Deep Space Food Challenge

La Nasa ha in programma di approntare missioni spaziali sempre più prolungate nel tempo, “verso Marte e oltre”, spiega il sito ufficiale della agenzia governativa per la ricerca aerospaziale statunitense nel presentare l’iniziativa Deep Space Food Challenge. Cosa c’entra il cibo? Proprio per la complessità delle prossime spedizioni nella spazio, la Nasa (in collaborazione con l’agenzia spaziale canadese, la CSA) è in cerca di soluzioni innovative e sostenibili per migliorare l’alimentazione degli astronauti a bordo. La sfida, in realtà, ha il duplice obiettivo di garantire “cibo buono e salutare” a vantaggio dell’umanità, nello spazio e sulla Terra. E la partecipazione alla competizione prevede premi in denaro e borse di studio per i team statunitensi e internazionali in grado di utilizzare al meglio l’innovazione tecnologica per ottimizzare la produzione di cibo sicuro, nutriente e appetibile col massimo dispendio di risorse. I primi destinatari saranno gli astronauti inviati in missione, ma il fine ultimo è quello di portare benefici anche al sistema alimentare terrestre, individuando soluzioni di portata rivoluzionaria.

L’alimentazione degli astronauti

Tipologia e durata delle future missioni, infatti, evolvono e maturano costantemente sulla base di nuovi progressi tecnologici e input scientifici. E le agenzie spaziali si trovano a dover garantire ai futuri equipaggi cibo sicuro e nutriente, che li agevoli nel portare a termine il proprio lavoro. C’è tempo fino alla fine di luglio 2021 per presentare i progetti che potrebbero portare ai candidati fino a 25mila dollari per ogni team americano (20 in tutto, per uno stanziamento complessivo di 500mila dollari) selezionato per accedere alla Fase 2, che sarà svelata in un secondo momento e prevede il test pratico delle innovazioni presentate. Alle realtà internazionali che decideranno di prendere parte alla competizione, invece, la Nasa garantisce un riconoscimento ufficiale (dunque solo fama, ma niente premi in denaro) per le 10 migliori proposte, che saranno rese note nel mese di settembre.

Gli obiettivi della sfida

“Dobbiamo fornire cibo che soddisfi i requisiti calorici e nutrizionali dei nostri astronauti, ma vogliamo fare un ulteriore passo avanti. Vogliamo che la varietà, l’accettabilità e il contenuto nutrizionale del sistema alimentare superino la soglia del mero sostegno del corpo, e soddisfino anche il palato, diventando veicoli di promozione attiva della salute psicologica e fisiologica degli esploratori”, ha spiegato a riguardo Grace Douglas, scienziata alimentare presso il Johnson Space Center NASA a Houston, tra i membri della commissione che valuterà le proposte. Se fino a oggi le scorte preconfezionate caricate a bordo alla partenza si sono rivelate sufficienti, il protrarsi delle missioni potrebbe rendere necessario predisporre forme di autoproduzione, dapprima con l’obiettivo di prolungare le spedizioni lunari, per poi immaginare di esplorare Marte. I processi di innovazione dovranno quindi concentrarsi sulla possibilità di sostenere la dieta di un equipaggio di quattro astronauti in viaggio per tre anni senza opportunità di fare “rifornimento”. Oltre a essere appetibile, nutriente e sicuro, il cibo dovrà essere anche semplice da gestire e preparare da parte dell’equipaggio, in spazi ristretti. E la riduzione ai minimi termini dello spreco, ovviamente, è fondamentale. Pensare in quest’ottica, spiega la Nasa, dovrebbe agevolare anche il perfezionamento di strategie per produrre cibo in zone remote o disastrate del Pianeta, prive di risorse naturali o messe a dura prova da conflitti e disastri ambientali.

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https://www.deepspacefoodchallenge.org/