Un processo decisionale rapido, sicuro e al passo coi tempi e con le tecnologie che offre. Con il documento della Commissione europea “Strategia per le scienze della vita” parte un’era meno lenta per i novel foods: autorizzazioni più veloci, strumenti innovativi e regole adattive, senza compromessi sui controlli. Un passo che potrebbe accelerare l’avvento di cibi del futuro nel nostro piatto.
La lentezza dei processi autorizzativi è stato sempre uno dei principali ostacoli alla velocità di autorizzazione di alcuni prodotti alimentari, basti pensare che le domande che arrivano all’Efsa impiegano mediamente 2,56 anni per ottenere un esito, contro i 9-12 mesi di Singapore. Proprio per questo l’esecutivo Ue ha deciso di introdurre clausole sperimentali, deroghe e “regulatory sandbox”, veri e propri spazi normativi temporanei dove le aziende possono testare prodotti innovativi con meno vincoli, proprio per imprimere una svolta a questi processi decisionali. Un modello simile ha già dimostrato risultati promettenti nel Regno Unito per la carne coltivata. Parallelamente, si sta sviluppando uno strumento basato sull’intelligenza artificiale per orientare i ricercatori tra le normative, che verrà integrato nel prossimo Biotech Act.

Il cuore del problema, fino a oggi, è stato proprio nella definizione stessa di novel foods ovvero di alimenti o ingredienti poco o per niente consumati in Ue prima del 1997, come carne coltivata, insetti, proteine fermentate o latticini derivati dalla fermentazione di precisione. Finora, i lunghi tempi di valutazione da parte di Efsa, con poche risposte in meno di tre anni, hanno spinto molte startup a rivolgersi a Singapore o agli Stati Uniti. Con il nuovo approccio, Efsa punta a concludere le valutazioni in 9 mesi, sospendendo il processo solo se mancano informazioni essenziali. Un iter che prevede anche il rafforzamento dei requisiti: ai dossier andranno ora incluse composizione, specifiche, allergeni, dati tossicologici e analisi delle modalità di consumo.
La revisione normativa può essere anche considerata come una risposta a tensioni interne all’Ue che si sono create negli ultimi anni. Paesi come Italia e Ungheria, infatti, in passato hanno sollevato obiezioni. Un esempio può essere considerato il tentativo dell’Italia di bloccare la carne coltivata con una legge ad hoc, ma che potrebbe in futuro scontrarsi con la normativa europea e con un possibile ok dell’Efsa a prodotti da agricoltura cellulare. In questo modo la Commissione ha voluto riaffermare il controllo unico europeo, evitando regolamenti frammentati. A tal proposito l’Efsa ha già aggiornato la propria guida scientifico-amministrativa che è in vigore dal 1 febbraio 2025 e disciplina colture cellulari, fermentazioni e tecnologie emergenti.
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