Classe 1943, erede di una famiglia di fornai, Giuseppe Da Re ha trasformato l'attività di un piccolo paese della provincia trevigiana in un'impresa solida, che ha raggiunto la fama grazie all'invenzione dei Bibanesi. Scompare a 76 anni, dopo una lunga malattia.
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Giuseppe Da Re e l’invenzione dei Bibanesi

Bibanesi, scelse di chiamarli Giuseppe Da Re quando li propose per la prima volta sul mercato, nel 1987. Un omaggio al suo paese d’origine, Bibano, piccola frazione di Godega di Sant’Urbano, nel trevigiano; che proprio grazie al successo dei Bibanesi – “un po’ pane, un po’ grissini” – ha goduto per decenni della notorietà di quel cittadino diventato illustre per meriti imprenditoriali. Classe 1943, ultimo di nove fratelli, Giuseppe Da Re “nasce” fornaio, e da subito manifesta l’ambizione di far crescere il piccolo forno di famiglia, rinnovando l’attività fino a trasformarla in un’impresa di panetteria fiorente, conosciuta in tutto il Nord Est, che sul finire degli anni Settanta allontana finalmente lo spauracchio dei debiti, ereditati – pure quelli – nel passaggio di consegne familiare.

I bibanesi

Ma è l’invenzione dei bibanesi a sancire il cambio di passo per l’azienda attiva ancora oggi nella sede di Zoppè di San Vendemiano, che resterà comunque legata alla filosofia del “piccolo è bello” anche nei decenni a seguire. Da Re, scomparso pochi giorni fa nella sua casa di Bibano, a 76 anni, è sempre stato coerente nel rifiutare una crescita indiscriminata della produzione, e certe dinamiche industriali deleterie per la qualità del prodotto, più vicino, invece, al mestiere dell’artigiano, pur rinnovando gli impianti e macinando numeri.

La stesura a mano dei bibanesi

L’imprenditore che amava l’artigianalità

Attualmente sono due i centri di produzione, cento i dipendenti impiegati, e 15 milioni di euro il fatturato dichiarato nel 2017. “Un po’ pane, un po’ grissini”, recita la descrizione del prodotto, caratterizzato dalla stiratura manuale della pasta (lavorata con olio extravergine italiano), dopo una lenta lievitazione. “Può apparire cosa bizzarra o antieconomica parlare oggi di lavorazione manuale della pasta visto l’attuale livello d’innovazione tecnologica raggiunto dall’industria alimentare, ma è soltanto in tal modo che la struttura molecolare della pasta non subisce i traumi di un processo produttivo automatizzato (niente stampi, cilindrature, estrusioni o raffinature, ecc…) e si caratterizza, una volta cotta nel forno, per l’inconfondibile leggerezza”, si legge ancora sul sito. Ed è importante per comprendere l’intenzione che ha sempre guidato il progetto di Giuseppe Da Re, garantendogli di ottenere risultati lusinghieri, come l’ingresso dei bibanesi nell’elenco dei prodotti tipici riconosciuti dal Mipaaf. Attento alla divulgazione, Da Re, da tempo, aveva deciso di aprire le porte dell’azienda alle scuole, ospitando ogni anno oltre mille studenti, per raccontare loro la storia dei bibanesi e i processi di lavorazione alimentare, per sensibilizzarsi sul valore del cibo. Parallelamente, non ha mai accantonato la sua passione per l’arte, e spesso realizzava sculture anche per i suoi clienti. Lascia la moglie e tre figli – Francesca, Armando e Nicola, che oggi guidano l’azienda – dopo aver combattuto a lungo contro un tumore.

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