La scarsità di acqua, cibo e medicine sta mettendo in ginocchio gli abitanti del Tigray, già provati dalle violenze e dagli attacchi armati delle milizie governative etiopi. Con la speranza che il governo ponga fine alla strage, le organizzazioni umanitarie si mobilitano per distribuire generi alimentari di prima necessità.
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Gli orrori perpetrati in Tigray non accennano a diminuire: sembra che, pur di indurre gli abitanti a piegare il capo sotto il giogo del governo centrale, le forze armate siano disposte davvero a tutto. Da oltre tre mesi, ormai, questa piccola regione situata nell’Etiopia settentrionale, ai confini con l’Eritrea, si è trasformata in un campo di battaglia a cielo aperto, teatro dello scontro fra i leader del Fronte popolare di liberazione del Tigrai (Tplf) e l’esercito federale etiope, incaricato dal primo ministro Abiy Ahmed di reprimere nel sangue ogni tentativo di ribellione nei confronti dell’autorità sovrana. Ma il perenne stato di tensione che incombe sul Tigray va inquadrato in un contesto più ampio: dallo scorso novembre, infatti, buona parte delle zone limitrofe (fra cui Amhara, Afar e Benishangul Gumuz) sono state duramente colpite dalla crescente penuria di cibo, acqua e cure mediche causata dalla guerriglia locale e dal rischio di contagio dell’emergenza sanitaria. E, secondo le ultime stime della Croce Rossa, le potenziali vittime del conflitto -aggravato dagli effetti devastanti delle carestie generate dalla siccità- ammonterebbero a oltre 3 milioni di persone.

Etiopia
Foto della Croce Rossa Svizzera

Guerra del Tigray. Le cause del conflitto che minaccia l’Etiopia

Ma perché il capo del governo ha deciso di impegnare l’esercito in un’operazione militare di tale portata? Sebbene le cause del conflitto siano piuttosto difficili da ricostruire, alcuni dati possono aiutarci a comprendere i fattori scatenanti dell’emergenza alimentare. Governato per 17 anni dal Tplf, dopo la morte del leader del partito (Meles Zenawi) il Tigray si è scontrato più volte con il governo etiope per ragioni di autonomia politica, fino a entrare nel mirino di Abiy, eletto al potere nel 2018. Così, negli ultimi mesi, il primo ministro (nominato Premio Nobel per la pace nel 2019) ha deciso di intraprendere una brutale campagna di annientamento delle forze centrifughe dello stato, accusate di minacciare la stabilità dell’esecutivo. Non solo: secondo gli ultimi aggiornamenti, i militari avrebbero lanciato un ultimatum a Makallé, la capitale del Tigray, chiedendo la destituzione dei membri del Tplf. Nel frattempo, però, la popolazione è sfiancata dall’incalzare della guerriglia, e il trasporto dei rifornimenti da una zona all’altra della regione -già ostacolato dalla conformazione montuosa del territorio (Makallé si trova a 2500 metri di altitudine) – risulta impraticabile a causa degli assalti dei soldati.

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Emergenza alimentare in Tigray: l’allarme della Croce Rossa

La gente sta morendo di fame. Da qui a due mesi, migliaia di persone perderanno la vita”, ha affermato Abera Tola, presidente della Croce Rossa Etiope, durante una recente conferenza stampa online. “Le zone rurali e i campi profughi, nell’80% dei casi, sono troppo difficili da raggiungere in condizioni di sicurezza”. Inoltre, numerose strutture sanitarie sono state rase al suolo durante i bombardamenti o saccheggiate dalle forze armate: quelle ancora funzionanti non riescono a far fronte alle situazioni critiche. “Negli ospedali in cui sono entrato manca tutto: cibo, acqua, medicinali e macchinari”, dice Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana, di ritorno dall’Etiopia. “È stato uno dei viaggi più difficili da quando ricopro questo ruolo. Ho visitato i campi per gli sfollati interni a Makallé, dove si sono rifugiate migliaia di persone scappate dalle zone di conflitto. Anziani, donne e bambini sono malnutriti, senza cure. Vengono stipati in trenta in una stanza -lontani non solo dalle norme di distanziamento imposte dalla pandemia ma anche dalle minime condizioni igieniche. È inaccettabile”.

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Francesco Rocca in Tigray
Francesco Rocca in Tigray- Foto gentilmente concesse dalla CRI

Gli aiuti umanitari per sanare la crisi alimentare del Tigray

Quale sarà il futuro del Tigray? Finora gli interventi esterni sono stati fortemente osteggiati dall’esecutivo, ma le ultime notizie suggeriscono che nei prossimi mesi le organizzazioni umanitarie dovrebbero finalmente riuscire a prestare soccorso agli abitanti stremati dal conflitto. Il World Food Programme e il primo ministro, infatti, hanno concordato un piano d’azione per facilitare l’accesso degli operatori alle aree maggiormente disagiate, dove verranno distribuite 20 000 tonnellate di derrate alimentari. Purtroppo, al momento l’esportazione di cibo rappresenta l’unica strada percorribile: con le fattorie abbandonate e i campi danneggiati dagli scontri armati in piena fase di mietitura, la capacità produttiva del Tigray è ai minimi storici. Sul fronte approvvigionamenti sta lavorando anche la Croce Rossa Etiope, che insieme alla Mezzaluna Rossa ha lanciato un appello per consentire ai volontari e al personale medico di assistere 660.000 persone, compresi gli sfollati interni o costretti alla fuga in Sudan e Gibuti. Ora non resta che attendere l’erogazione degli aiuti, con la speranza che il governo faccia un passo indietro di fronte alla gravità della situazione.

a cura di Lucia Facchini

foto in apertura: Croce Rossa Italiana