Growing Underground, la prima fattoria sotterranea al mondo

12 Ott 2022, 15:05 | a cura di Maurizio Gaddi
Nato a Londra nel 2015, il progetto ha reso possibile la coltivazione di una serie di micrortaggi a una profondità di trentatré metri. Un esperimento innovativo che si colloca nel mondo dell’agricoltura urbana innovativa, in rapida crescita.
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Growing Undergound

Si può ripensare lo spazio urbano per rendere la filiera agroalimentare più sostenibile? Questa è una delle questioni che ha portato a molti esempi positivi di innovazione, in Italia come all’estero. Una delle prime risposte alla mancanza di spazio urbano da coltivare è stata quella del vertical farming, lo sviluppo verso l’alto delle coltivazioni. Ma perché non andare verso il basso, invece? La motivazione più evidente è quella dell’assenza di luce, ma il progetto londinese Growing Underground ha trovato il modo di sfruttare il sottosuolo con creatività, per la precisione un rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale che si trova a Clapham, nella zona sud-ovest di Londra. Si tratta della prima fattoria sotterranea al mondo, che dal 2015 produce rucola, erba cipollina, senape, rapanelli, piselli, insalata, broccoli in miniatura e altri ortaggi che entro sei ore dalla raccolta sono reperibili sui banchi dei mercati rionali, dei negozi o dei ristoranti londinesi. Una soluzione che rivoluziona la definizione di Km Zero e comporta vantaggi anche a livello di emissioni di anidride carbonica.

Come nasce l’idea del progetto

Gli ideatori di Growing Underground e del progetto correlato Zero Carbon Food sono Richard Ballard e Steven Dring, che sono entrati in contatto con l’Università di Cambridge per costruire un impianto idroponico, ovvero una coltivazione fuori suolo, senza terra e grazie all’acqua, nella quale vengono sciolte sostanze nutritive adatte per far crescere le piante velocemente e in salute. I ricercatori del dipartimento di energia di Cambridge, che partecipano al progetto dalle fasi preliminari e si occupano tuttora del monitoraggio delle coltivazioni, hanno installato venticinque sensori nell’orto per misurare per misurare ottantanove variabili, tra cui calore, luce, nutrienti, livello di acqua, CO2, umidità, fino al grado di crescita minuto per minuto.

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L’impianto è alimentato automaticamente da luce artificiale e acqua artificiale; la prima è fornita grazie a diverse file di led che per diciotto ore al giorno sono puntati verso le piante e mantengono una temperatura costante di 22 gradi, ricreando le condizioni ideali per la crescita delle piante. Grazie agli strumenti di agricoltura di precisione 4.0, il processo di coltivazione è privo di pesticidi e sostenibile.

La serra idroponica di Sfera Agricola

L’agricoltura urbana innovativa

L’agricoltura urbana comporta un vantaggio in termini di sostenibilità e costi economici anche per quanto riguarda i trasporti, grazie alla loro contiguità con i luoghi di consumo degli ortaggi. Un altro vantaggio è l’abbattimento delle barriere della stagionalità, dato che mantenendo le condizioni costanti si può produrre in tutte le stagioni senza tenere conto di ciò che avviene all’esterno.

La Commission on Architecture and the Built Environment ha stimato che nel Regno Unito esistono quasi 30.000 ettari inutilizzati che potrebbero essere riconvertiti per un utilizzo creativo come quello di Growing Underground. Non è la prima volta che il sottosuolo di Londra viene utilizzato in modo creativo: dopo la Prima guerra mondiale vennero coltivati funghi nei trentacinque kilometri delle Chislehurst Caves, una serie di cunicoli scavati nei secoli sotto l’area sud-est di Londra, riconvertiti dopo la loro dismissione da miniere di gesso e selce.

In Italia il più grande esempio di coltivazione idroponica è Serra Agricola, che gestisce la più grande serra idroponica e hi-tech d’Italia con l’obiettivo di produrre di più usando meno risorse e combattere le conseguenze del cambiamento climatico e del sovrappopolamento. Chissà se in futuro, oltre alla tendenza del vertical farming, non si sviluppi in Italia anche quella dell’underground farming.

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a cura di Maurizio Gaddi

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