Forrest in Town è un progetto di riqualificazione edilizia finalizzata al mercato immobiliare negli spazi dell’ex Cascina Galbani. L’obiettivo è realizzare un borgo residenziale, centrato sui servizi. Tra questi, una curiosità: la coltivazione idroponica di ortaggi a uso e consumo dei residenti.
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Forrest in Town a Milano. Il progetto

L’hanno ribattezzato Forrest in Town ed è il progetto abitativo che prenderà forma nel quartiere Barona di Milano, a partire dalla riqualificazione della Cascina Galbani (poi diventata fabbrica Galbani, da non confondere con la Cascina Galbani di Melzo, in origine Cascina Triulza, che fu storico stabilimento aperto da Egidio Galbani per produrre formaggi e ora in fase di riqualificazione, per diventare un polo cicloturistico), che porta in dote anche un’area verde rimasta indenne agli interventi che si sono susseguiti nel tempo, a breve distanza dal Naviglio Grande. Il complesso, che mantiene la caratteristica tipologia a corte delle cascine milanesi, sarà un borgo residenziale con una peculiarità mutuata dall’originale vocazione rurale del luogo, di cui si ripensa la dimensione produttiva con il supporto dell’innovazione tecnologica e con l’obiettivo di offrire agli inquilini un abitare sostenibile e virtuoso. Come? Permettendo loro di usufruire dei prodotti alimentari coltivati in idroponica all’interno del “borgo”, progettato non solo per avere basso impatto architettonico, ambientale ed energetico, ma anche per garantire l’autosufficienza alimentare al complesso residenziale.

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L'esterno del complesso Forrest in Town

Spazi verdi e coltivazione idroponica

L’investimento, a opera del Gruppo Building, è ingente, e scommette sul rilancio di una periferia cittadina (bisognerà capire chi potrà permettersi di acquistare uno dei 107 appartamenti in vendita, tutti dotati di patio esterno e area verde privata, in un contesto tanto esclusivo e innovativo) a partire dall’area produttiva che in passato ha costituito il nucleo della Barona e oggi si presenta come conglomerato di edifici di varie epoche: edifici rurali dell’Ottocento, edifici magazzino del primo Novecento, rifacimenti più recenti, degli anni Cinquanta e Sessanta, utilizzati come magazzini, carrozzieri e altri settori nel manifatturiero. Tutto, nella progettazione, è stato improntato alla sostenibilità, seguendo i criteri della bioedilizia e del contenimento energetico. Dunque tutti gli edifici – sviluppati per una superficie complessiva di 10mila metri quadri – non supereranno i tre piani fuori terra, e potranno contare su 6mila metri quadri di spazi verdi in condivisione, caratterizzati da ampia varietà botanica. Ma il progetto più curioso è proprio quello che riguarda la produzione alimentare indoor: sotto al parco, in un locale di 250 metri quadri, sarà allestita l’area di coltivazione fuori suolo, in idroponica, che restituirà ai condomini prodotti vegetali baby leaf e ortaggi. Forrest Town è frutto del lavoro dello studio DFA Partners di Daniele Fiori, e ha riunito architetti, ingegneri, paesaggisti (Vittorio Peretto è il responsabile per la progettazione di paesaggio), che credono nell’opportunità di progettare uno spazio a misura d’uomo pur nel contesto di una grande città. Sarà questo l’abitare del futuro?