Gusto! Gli italiani a tavola. 1970-2050 al Museo del '900 M9 di Mestre

25 Mar 2022, 15:03 | a cura di Antonella De Santis
Gusto! Gli italiani a tavola. 1970-2050. Una mostra riflette sul rapporto degli italiani con il cibo, nel complesso sistema di valori e relazioni che si condensano intorno al tavola. Al Museo M9 di Mestre.
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Si intitola Gusto! Gli italiani a tavola. 1970-2050 ed è il primo tassello di una trilogia di esposizioni sulle grandi passioni degli italiani, che vuole offrire una riflessione inedita sui temi identitari della nostra cultura e della nostra esperienza collettiva. Si parte con il cibo, si continua con sport e musica. A segnare la strada del Museo del '900 di Mestre, cuore di un intervento di rigenerazione urbana, sin dall'iconico edificio colorato firmato dallo studio Sauerbruch, quell'M9 dedicato alla cultura dell'innovazione che vuole indagare la cultura materiale del territorio e del paese ritagliandosi un preciso ruolo in un contesto - come quello veneziano – di grande offerta culturale e artistica.

M9 - Museo del '900_Esterno_©Alessandra Chemollo

M9 - Museo del '900. © Alessandra Chemollo

Questo museo racconta chi siamo attraverso i gesti, i momenti, le parole e i gusti della vita di tutti i giorni” spiega il direttore scientifico Luca Molinari, ed è attraverso questa analisi che si lancia uno sguardo verso il futuro. Con questa mostra, tanto studiata e attesa - “ci sono voluti due anni ma alla fine ce l'abbiamo fatta” annuncia Molinari - si vuole generare consapevolezza e stimolare un pensiero critico che porti a comprendere non solo la qualità, ma anche la vastità di elementi e significati correlati al cibo e a quel che vi ruota intorno, “la ricchezza e la densità del gusto italiano per il cibo, la complessità dell’ecosistema ambientale e sociale cui è collegato e le potenzialità che possiede come risorsa vitale da esplorare per guardare alle sfide future”, scandagliando il legame simbiotico che lega gli italiani al cibo e alla tavola e i mutamenti di questo legame nel corso del tempo, tracciando un percorso lungo 80 anni, che parte dagli anni '70 e arriva al 2050. Una mostra pop, ma capace di portare temi complessi all'attenzione di tutti.

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Piatti del buon ricordo_Montanari_Molinari_Lazzaroni

Massimo Montanari, Luca Molinari Laura Lazzaroni davanti alla parete dei Piatti del buon ricordo

Il comitato scientifico

Per farlo si è avvalso di due curatori d'eccezione: Massimo Montanari e Laura Lazzaroni e di un comitato scientifico che conta nomi noti nel panorama enogastronomico e accademico quali Marco Bolasco, Fabio Parasecoli, Ilaria Porciani ed Emanuela Scarpellini. Un team di super esperti per elaborare e organizzare un materiale eterogeneo e ricchissimo: fotografie, oggetti, riviste, ricettari, video ma soprattutto idee e riflessioni che possano dare vita a una vera officina creativa per elaborare il concetto di gusto e di tavola, portando in primo piano il corredo di valori e l'enorme bagaglio materiale di riferimento. Con l'obiettivo di fondo di moltiplicare prospettive e intercettare nuove traiettorie.

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Così la scelta del titolo: Gusto, fa riferimento a un termine che mette insieme individuale e collettivo, fisiologico ed emozionale, culturale e animale, elementi diversi che si inseguono nelle sale della mostra. “Una parola densa e complessa” spiega Massimo Molinari “che ci mette in contatto con gli altri ma anche con il cibo”. Ne è nata una collezione di micro-storie e che proprio in quanto collezione acquistano valore ulteriore insieme alle altre. Un percorso giocoso ma mai superficiale: “Non volevamo una mostra ingessata, accademica, chirurgica. La volevamo evocativa, colta e profonda, sregolata e divertente, piena di suggestioni trasversali – d’amore e di vita. Per spiegare non tanto la dottrina, quanto lo spirito di un popolo che, anche quando non è in forma, pensa al profumo di un limone e sa sorridere. E porta la pizza nello spazio” spiegano i curatori.

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La ruota del gusto

La ruota del gusto

Il percorso espositivo: prima della mostra

Una mostra come una casa, una casa del gusto, sviluppata in 8 stanze, ognuna con un racconto diverso che cerca di approfondire i molti aspetti di questa materia: “il paesaggio agricolo, la biodiversità dei prodotti, la cucina di casa, i ristoranti e i mercati, le tavolate e il cibo di strada, il design e i flussi migratori, le sfide dell’ambiente e della salute, l’ingegneria spaziale e le nuove filiere, la progettualità delle scuole”. Si parte dagli anni '70, da quando cioè, le trasformazioni nella società hanno determinato un cambiamento nel rapporto con il cibo, dalla produzione alla fruizione, ma con il preludio costituito da due volumi fondanti della letteratura e cultura gastronomica italiane: L'Opera di Scappi Mastro dell'arte del cucinare divisa in sei libri, il volume del 1570 di Bartolomeo Scappi il cuoco più importante del Rinascimento italiano; e la prima e l'ultima edizione (rispettivamente 1891 e 1911) di La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi. Collezioni - anche queste – e non codifiche di ricette e gastronomia.

Racconto del gusto

Racconto del gusto

Ancora una collezione è quella che accosta le molte parole del gusti, alla ricerca di un lessico del cibo che è un linguaggio insieme pratico e sentimentale, che unisce espressioni figurate e tecnicismi, snodi affettivi che costruiscono un glossario fondamentale “di parole chiave che secondo noi descrivono il gusto” spiega Laura Lazzaroni. La domanda sottesa, allora, è capire quale è, se esiste, un gusto italiano. Quel gusto che non riguarda solo il sapore di un piatto, ma a che fare con lo stare a tavola, la memoria olfattiva, la saggezza artigiana, la cultura popolare, le tradizioni, la condivisione, l'inclusione, l'integrazione e la valorizzazione delle differenze.

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Pubblicità Doppio brodo Star. 1967

Le Stanze di Gusto! Gli italiani a tavola. 1970-2050

Da lì in poi si parte per la mostra, passando di stanza in stanza - “e sappiamo già che alcune apriranno delle criticità” commenta ancora Lazzaroni – si comincia da Gusto italiano (che racconta il monumentale paniere degli ingredienti nostrani) e si passa al Gusto della casa (che include fotografie, video, interviste, ricettari domestici, contributi di singoli in un'ottica di crowdsourcing, ma anche oggetti di design, locandine, foto d’autore, réclame, riviste, guide enogastronomiche).

 

1 Primo maggio a Mensano (Siena), 1969-71, © Ferruccio Malandrini

Primo maggio a Mensano (Siena), 1969-71. © Ferruccio Malandrini

Il Gusto fuori casa guarda da una parte ristoranti e trattorie, con le nuove tendenze culinarie di street food, la gentrificazione gastronomica e le storie di contaminazione di sapori; dall’altro il rito delle grandi tavolate collettive: sagre, ricorrenze, scampagnate, eventi di socialità politica. Pensando a un fuori casa che coincide con ambienti più o meno antropizzati in una sorta di mensa diffusa dove il cibo è protagonista di spazi diversi, testimone di mescolanze e incontri, oltre che luoghi deputati al mangiare.

Stanza_Gusto fuori casa

Stanza: Gusto fuori casa

Con foto, 70 piatti del buon ricordo, le fedeli riproduzioni di piatti – i Sampuru – dal Risotto con foglia d’oro di Gualtiero Marchesi, al Savarin di riso di Mirella Cantarelli, all’Assoluto di cipolle di Niko Romito, con una grande parete dedicata a 40 figure che hanno influenzato, con stili e in epoche diverse, la cucina contemporanea. In questa sezione c'è anche un dialogo tra 4 video che mettono in confronto osterie (by Slow Food) e alta cucina (Romito, Bottura e Massimiliano Alajmo): di nuovo un moltiplicarsi di voci a generare un contrappunto potente.

8 MIT Space Exploration Initiative | La ricercatrice sul Cibo nello spazio Maggie Coblentz che ha progettato il food helmet per mangiare a gravità zero – © Nicola Twilley

Gusto del futuro: La ricercatrice sul Cibo nello spazio Maggie Coblentz che ha progettato il food helmet per mangiare a gravità zero © Nicola Twilley

Si passa al Gusto dell’industria, al Gusto del viaggio che illustra il modo in cui raccontiamo la nostra identità all'estero, ma anche come ci vedono gli altri, tra manifesti pubblicitari, cliché e cibi diventati iconici, il Gusto dell'incontro è il ponte culturale tra diverse zone d'Italia e diversi stili di cibo e di vita. Le ultime sezioni della mostra si rivolgono al Gusto di oggi, e alle relazioni tra quel che mangiamo e le istanze più urgenti della società contemporanea, mentre il Gusto del futuro guarda alle innovazioni tecnologiche (dal cibo nello spazio alle coltivazioni sperimentali anche sulla Terra), e alla trasformazione delle abitudini alimentari, da qui al 2050. Si arriva dunque a una domanda aperta: “come saranno gli spaghetti del futuro?”

Il primo numero della rivista gastronomica La Gola, Edizioni Cooperativa Intrapresa, ottobre 1982 – © Giorgio Camuffo

Il primo numero della rivista gastronomica La Gola, Edizioni Cooperativa Intrapresa, ottobre 1982 – © Giorgio Camuffo

A corredo della mostra che vuole raccontare “la più grande storia d'amore che vivono gli italiani quotidianamente, quella che ci identifica” una serie di appuntamenti, un volume edito da Marsilio arte che più che un catalogo è una collezione (di nuovo) di testi critici che riflettono su quello stato mentale e sentimentale che ci definisce come italiani: il gusto.

Gusto! Gli italiani a tavola. 1970-2050 - a cura di Massimo Montanari e Laura Lazzaroni - M9 - Museo del ’900 – Venezia - Mestre - via Giovanni Pascoli, 11 - +39 0410995941 - www.m9museum.it - dal 25 marzo al 25 settembre 2022

a cura di Antonella De Santis

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