Mare o montagna che sia, la parola chiave per la ripartenza del settore turistico sembra essere sinergia. Così nascono le idee che fanno dialogare gli attori del territorio, per offrire agli ospiti servizi su misura e originali. Dal delivery d’hotel di Cesenatico alla scoperta delle tradizioni della comunità ladina in Alta Badia.
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Estate 2020. Ripensare il turismo gastronomico

Come sarà viaggiare quest’estate? Che tipo di turismo si profila all’orizzonte? Se lo chiedono gli operatori di un settore travolto dalla crisi in modo drammatico, in un momento in cui i limiti alla circolazione (nazionale e internazionale) delle persone e la necessità di confrontarsi con nuove modalità di ospitalità mettono a dura prova la sopravvivenza di tutta l’industria turistica. Ne abbiamo parlato con Roberta Garibaldi, prospettando soluzioni e difficoltà per la ripartenza del turismo, in uno scenario ancora difficile da interpretare. Ma è certo che saranno le idee a fare la differenza (a questo proposito che ne pensate del concetto di nonturismo?), e dunque la capacità dei territori di credere in progetti fondati sulla collaborazione tra tutti gli attori che hanno le carte in regola per valorizzarli. In tal senso, l’ingegno è trasversale. Arriva da Cesenatico, nota località balneare della Riviera Romagnola, l’idea per conquistare il turismo interno (venuta meno, quasi sicuramente, la generosa quota di turisti stranieri che solitamente affollano le spiagge dell’Adriatico, per un calo delle presenze stimato al 70%) attraverso servizi tagliati su misura sulle esigenze di ognuno. Il veicolo, come spesso accade in Italia, è il cibo.

Un piatto di alici dell'Adriatico

Il cibo dove vuoi tu a Cesenatico. Il delivery d’hotel

E la strategia vincente prevede un’alleanza tra albergatori, ristoratori, gestori di stabilimenti balneari, che con la benedizione dell’amministrazione comunale potranno garantire agli ospiti un servizio di consegna a domicilio di cibo e bevande nelle situazioni più disparate. L’iniziativa supera la rigidità di formule come la mezza pensione, offrendo ai clienti la possibilità di ricevere il pasto ovunque desiderino: al parco, in spiaggia, negli spazi all’aperto della cittadina romagnola. Con la complicità di ristoratori e stabilimenti balneari, che provvedono alla preparazione e alla consegna del cibo. In questo modo, gli alberghi che non riusciranno a far ripartire le proprie cucine potranno comunque garantire il servizio ai propri ospiti, affidandosi ai ristoranti della rete, che a propria volta avranno modo di lavorare, come pure gli stabilimenti coinvolti (e già si parla di organizzare cene in spiaggia, sotto le stelle, una volta alla settimana). Ma a trarre beneficio dall’alleanza sarà soprattutto l’ospite, che potrà ricevere i pasti dove preferisce, senza sentirsi obbligato a consumarli in albergo. E infatti l’idea di cavalcare la strategia degli hotel con delivery potrebbe rivelarsi un progetto di promozione turistica a lungo termine, sempre nell’ottica di un’offerta integrata che coinvolga tutti gli operatori turistici del territorio.

Uno chef ladino a caccia di erbe nel bosco

Nos Ladins. Campagna e tavola in Alta Badia

Ma si lavora sulle sinergie territoriali anche in montagna. Tra i progetti di promozione turistica più interessanti dell’inedita stagione estiva alle porte, Nos Ladins è la strategia perfezionata dalla comunità ladina che abita la valle dell’Alta Badia. Meta turistica rinomata, la località altoatesina ha dovuto scontare la conclusione brusca e anzitempo della stagione sciistica. Persi i mesi di primavera, si prepara ad affrontare con slancio l’estate, scommettendo sulle proprie tradizioni, non ultima quella gastronomica. L’idea è semplice: avvicinare il turista al vivere locale con la collaborazione degli abitanti del luogo e un programma di esperienze autentiche. Come l’incursione nel maso dei contadini per scoprire un sistema agricolo che si è tramandato di generazione in generazione. A raccontare un mestiere duro che negli ultimi anni è tornato ad affascinare i più giovani, saranno i fratelli Ossi e Robert Ottonara, che a neanche 30 anni gestiscono il maso di famiglia insieme al padre. Gli incontri si articoleranno in un calendario cadenzato (e a numero chiuso, massimo 4 persone) per tutta l’estate, e i partecipanti potranno prendere parte ai lavori del maso, dalla raccolta del fieno alla pulizia della stalla. Con il cuoco Andrea Irsara, invece, ci si muoverà nel bosco alla ricerca di erbe spontanee da utilizzare in cucina; e proprio le ricette tradizionali della comunità ladina saranno protagoniste di un altro ciclo di incontri in compagnia di Anna Maria Comploi, cuoca di tradizione nel suo maso di famiglia. Ma le attività prevedono anche lezioni di cucito tradizionale, gite in bicicletta ed escursioni all’alba sulla vetta del Piz da Lech.

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due contadini ladini

Senza dimenticare un’altra antichissima usanza del territorio montano, la transumanza. In questo caso a guidare i partecipanti sul tracciato degli ultimi chilometri di transumanza (nell’unica data di rientro degli animali, il 20 settembre) sarà Matteo Piccolruaz, giovane allevatore che ogni anno, a settembre, conduce gli animali a valle, dopo il periodo di pascolo estivo. A coordinare le attività e raccogliere le richieste di prenotazione saranno gli uffici turistici dell’Alta Badia (ma tutto il Trentino Alto Adige si sta muovendo con grande reattività per affrontare la stagione, tra applicazioni per la prenotazione di pasti e tavoli nei rifugi di montagna, colazioni sull’erba e albe in malga).

a cura di Livia Montagnoli