Mentre l’Italia torna a barcamenarsi tra fasce colorate, non si preannunciano facili le prossime settimane della ristorazione europea, che quasi ovunque sconterà il protrarsi di chiusure e pesanti restrizioni. La situazione aggiornata.
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Come stanno i ristoranti in Europa?

Il 2021 della ristorazione inizia all’insegna della speranza riposta nella campagna di vaccinazione anti-Covid che dovrà fare il suo corso nei prossimi mesi. Il primo scorcio dell’anno, però, non si preannuncia affatto semplice, com’era prevedibile per la difficoltà di contenere i contagi durante la stagione invernale. E per i ristoranti di tutta Europa – ma non solo – la parola chiave delle prossime settimane sembra destinata a riproporsi in modo ineluttabile, ereditata dal difficile anno che si è appena concluso. L’incertezza è lo stato d’animo che accomuna ristoratori e cuochi a ogni angolo del mondo, nelle grandi città e nei piccoli centri di campagna, nelle cucine d’avanguardia e tra i tavoli delle trattorie. Sappiamo solo a grandi linee – e con un preavviso sempre ridotto all’osso, che sta sfiancando chi gestisce le attività – quel che succederà nell’Italia a colori del mese di gennaio. Ma di serrate ben più prolungate e senza mezzi termini si parla in molti Paesi d’Europa.

Francia

Cominciando dalla Francia. Oltralpe, la chiusura di bar e ristoranti si protrae ormai dalla fine di ottobre, senza sconti. E la data fissata in un primo momento dal governo Macron per la riapertura è slittata ancora, a fronte di una situazione per nulla stabile. Tanto che, tra numerose proteste, il settore ha dovuto rassegnarsi a non ripartire il prossimo 20 gennaio: l’esecutivo ha cercato fino all’ultimo di scongiurare un prolungamento delle chiusure (che riguardano anche musei, cinema, palestre…), ma l’emergenza sanitaria non consente di allentare la presa, e i ristoranti si preparano a fronteggiare un periodo di stop che supererà – complessivamente, partendo dalla fine di ottobre – i tre mesi, compensati solo in parte dagli aiuti economici puntuali stanziati dal governo. La conferma arriva dal Primo Ministro francese Jean Castex, che fissa la data per l’ipotetica riapertura alla metà di febbraio, salvo ulteriori complicazioni.

Regno Unito e Irlanda

Nel frattempo, oltre Manica, il Regno Unito di Boris Johnson inizia il suo primo anno fuori dall’Unione Europea all’insegna del lockdown severo. Questo, per i ristoratori, significa l’ennesimo stop dai contorni ancora incerti: ufficialmente le attività saranno ferme fino alla metà di febbraio, ma è alta la probabilità che il terzo lockdown nazionale dall’inizio della pandemia si protragga per alcune categorie fino al mese di marzo (se non oltre, in relazione all’efficacia della campagna vaccinale nel placare gli effetti dell’ormai celebre variante inglese del virus; lo stesso scenario si prefigura in Irlanda, dove ristoranti e pub dovrebbero restare chiusi fino alla fine di marzo, in parallelo al divieto di vendere bevande alcoliche da asporto). Così il governo inglese si prepara a intervenire per supportare economicamente la categoria: il nuovo pacchetto di aiuti ammonta a 4,6 miliardi di sterline, ogni attività riceverà fino a 9mila sterline in base al fatturato dichiarato. Misure che sembrano insufficienti per un settore rimasto escluso dagli aiuti nelle ultime settimane di pesanti restrizioni, perché – a detta dell’esecutivo – comunque in grado di operare fino a pochi giorni fa.

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Germania

Intanto la Germania di Angela Merkel si trova ad affrontare la situazione probabilmente più grave per il Paese dall’inizio della pandemia: raggiunta la quota dei mille decessi giornalieri, la Cancelliera è stata costretta a estendere e irrigidire il lockdown introdotto per tappe successive dal mese di novembre scorso, che prima di Natale si era tradotto nella chiusura di tutte le attività commerciali non essenziali, ristoranti e bar compresi. Ora, per la prima volta, si parla di un divieto di spostamento tra regioni e di restrizioni più severe per gli incontri interpersonali. Mentre il periodo di chiusura delle attività, che avrebbe dovuto concludersi il 10 gennaio, sarà prolungato almeno fino al 31 del mese (il 25 gennaio la Merkel si riunirà nuovamente con i governatori dei Lander, per decidere se estendere ulteriormente le restrizioni).

Olanda, Belgio e Danimarca

Si discute sulla necessità di protrarre il lockdown di ristoranti e attività commerciali anche in Olanda: il provvedimento dovrebbe terminare il prossimo 19 gennaio, ma è sempre più probabile che il blocco sarà confermato fino alla fine del mese. Nel Belgio che fa registrare la regressione più evidente del contagio in Europa, dovuta al lungo lockdown avviato alla fine di ottobre, intanto, il governo non è disposto ad allentare la presa, e conferma lo stop per bar, ristoranti e pub fino al mese febbraio (se non marzo). E la variante inglese del Covid preoccupa anche la Danimarca, che prolunga il massimo stato di allerta (portandolo, anzi, dal livello 4 al 5) almeno fino al 17 gennaio. Per la ristorazione si prospettano, dunque, ancora una decina di giorni di stop (almeno).

Spagna

Allerta crescente anche in Spagna, già più invischiata di quel che si vede nella terza ondata. Le ultime settimane, a Madrid, sono trascorse controcorrente, con ristoranti e bar aperti senza particolari restrizioni, se non un coprifuoco imposto all’1.30. Nel resto del Paese, invece, la ristorazione subisce limitazioni variabili, con la Catalogna che continua a vietare il servizio serale, mentre le altre regioni impongono principalmente limiti di capienza, divieto di consumazione al banco e numero di commensali ridotto al tavolo. Più rigide le misure in Extremadura, dove le attività di ristorazione sono chiuse, e Paesi Baschi, dove bar e ristoranti possono lavorare fino alle 20, salvo nei Comuni dove l’incidenza dei contagi supera le 500 unità ogni 100mila abitanti. In questo caso gli esercizi sono costretti a chiudere.

a cura di Livia Montagnoli

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