Tutto è partito da uno scherzo: una foto "travestito" da cinese per scherzare con un collega orientale. E poi una valanga di fango, equivoci, pressione mediatica, virulenti commenti social, diffamazioni e calunnie. Importante parlarne, perché potrebbe capitare a tutti.
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Nei giorni del post Bibbiano e negli anni che ci vedono reduci dai controproducenti eccessi del movimento #metoo, sarebbe consigliabile più cautela per chi si diverte nella facilissima arte della caccia alle streghe. E invece…

Cosa è Gelinaz!

Rewind alla serata dello scorso martedì 3 dicembre. In tutto il pianeta si svolge un grande evento gastronomico: Gelinaz! In questa edizione, come abbiamo raccontato, il format era innovativo. Quasi centocinquanta cuochi hanno scritto le loro ricette, le hanno inviate alla sede centrale di Gelinaz!,  che le ha sorteggiate e inviate agli stessi chef, in modo che ciascuno avesse – per gli 8 piatti del menu previsto – le ricette di un altro, con una certa libertà di remixarle. Un evento provocatorio, orientato a far riflettere sull’autorialità dei piatti, sul concetto di copia, di clone. Un evento che fin dal primo momento ha puntato alla goliardia, che più goliardia non si può, invitando – istigando! – cuochi e commensali a godersi la serata, standosene totalmente al di fuori delle regole, fregandosene dell’etichetta e contribuendo alla riuscita di un gioioso happening planetario articolato in cinque continenti e su tutti i fusi orari.

Gli chef di Gelinaz

Tutti gli chef, già nei giorni precedenti la serata, hanno iniziato a pubblicare video ironici, contenuti su Instagram, piccoli filmati dissacranti. Il mood doveva essere quello: dissacrare. Gelinaz! nasce proprio per questo: dissacrare le ormai stanche liturgie della ristorazione borghese e, poi, della ristorazione gourmet. I social, nelle giornate dell’1 e del 2 dicembre, hanno traboccato di immagini “pazzerelle”.

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Gianluca Gorini e la foto incriminata

Tra gli chef italiani coinvolti nell’evento, Gianluca Gorini, avendo ricevuto in sorte le ricette di un collega cino-australiano (Victor Liong), ha partecipato al party collettivo pubblicando su Instagram una foto che ritraeva lui, suo figlio e la sua brigata con un tipico cappello asiatico in testa. Qualcuno con le mani ai lati del viso, a simulare degli occhi a mandorla. Un gesto sicuramente poco ragionato – come il contesto suggerisce – che, è necessario ricordarlo, in gran parte del mondo costituisce un’offesa razzista nei confronti della comunità asiatica. La foto, però, era una goliardata in squisito stile-Gelinaz!: buffa e dissacrante (neanche troppo a dire il vero), frutto  certo di una incauta leggerezza, compiuta in buona fede. Uno chef che prende in giro un collega, mentre prova a replicare le sue ricette. Vivaddio, ogni tanto si scherza. Tutto sarebbe finito qui se la canadese Jen Agg, imprenditrice della ristorazione a Toronto, non avesse deciso di twittare tutta la sua indignazione per la foto di Gorini, stigmatizzando il gesto razzista (ma senza considerare il contesto di cui sopra).

Un tweet di Jen Agg

Inutile dire che il razzismo è tutta un’altra cosa. Scherzare non è razzismo; divertirsi in un contesto divertente non può essere neppure per sbaglio razzismo; dissacrare nell’ambito di un evento che punta tutto sulla dissacrazione in squisito stile punk non può essere mai preso sul serio. Ridere non è deridere. Se non si capisce questo passaggio si dimostra di essere o poco intelligenti o in cattiva fede.

Vuoi la temperie dei tempi, vuoi il disarmante perbenismo diffuso (in Nord America, poi, non ne parliamo), vuoi il dilagare di un’ondata di populismo che pare non finire più, il tweet della signora Agg è stato rilanciato, commentato, retwittato a più non posso. Peggio: è stato trasformato in contenuto degno di approfondimento da parte di testate di settore (Eater in primis) che hanno deciso di profondere qui tutto il loro bigottismo.

Gianluca Gorini nel tweet di Jen Agg
Le accuse di razzismo

Gorini ha ritenuto opportuno non solo cancellare il post, ma addirittura scusarsi con un lungo commento accorato, riconoscendo dunque l’incauto “errore” commesso. Ma la signora Agg ha considerato giusto, a ogni passaggio di questa storia, aizzare los indignados di prammatica contro il malcapitato Gorini, punzecchiare i giornali, che nel frattempo raccontavano la storia, perché non sufficientemente aggressivi verso il giovane chef colpevole di cotanta onta; senza mancare di prenderlo per i fondelli tweet dopo tweet, ed esporlo quanto più possibile al pubblico ludibrio (è tutto presente sul suo profilo Twitter, a disposizione per chi volesse controllare). Un atteggiamento inutilmente violento.

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La presa di posizione di Gelinaz!

La brutta storia (soprattutto per Gorini, temperamento fin troppo sensibile) poteva e doveva finire con un intervento dell’organizzazione. Da un gruppo di scapestrati rock&roll come quelli di Gelinaz! ci saremmo tutti aspettati una zampata super ironica, capace di chiudere la vicenda in un amen. Tanto più che lo chef di origini cinesi è stato il primo a spiegare che a offendersi non c’aveva manco pensato se non dopo il primo istante

Gelinaz contro Gorini. Il comunicato

Anche qui le cose non sono andate come dovevano andare. Gelinaz! (dimostrando di non essere più quella di un tempo e, oltretutto, dimostrando di essersi dimenticata di quando sul banco degli imputati ci era finita lei, ingiustamente accusata di sessismo) ha diramato un comunicato stampa oltre ogni vetta del ridicolo. A leggerlo si fa fatica a crederci. La foto di Gianluca Gorini e dei suoi collaboratori diventa qualcosa di “profondamente scioccante, offensivo, umiliante“. Hanno seriamente scritto questa cosa. Aggiungendo che Gorini “non verrà mai più invitato nei prossimi eventi” e spiegando che “vista la situazione tutti i profitti della cena tenutasi al ristorante di Gorini saranno devoluti a un’associazione che si occupa di razzismo“. La chiusura del comunicato è addirittura paternalistica: “Crediamo” spiegano quelli di Gelinaz! “che per far capire a Gorini quanto ha sbagliato, sia opportuno accompagnarlo affinché il suo sguardo sull’altro possa cambiare“. Siamo al di là della diffamazione e della calunnia contro chi non è colpevole di nulla: ci auguriamo che passata la buriana lo chef trovi la voglia di rivalersi (legalmente ed economicamente) contro chi sta insensatamente massacrando la sua immagine su scala internazionale. Oltretutto farebbe morir dal ridere (se non facesse piangere) la combinazione per la quale è sufficiente scrollare un po’ indietro nel tempo nel profilo Instagram di Gelinaz! per trovare la foto che potete vedere qui sotto. Lo stesso gesto di cui è accusato Gorini messo in scena sempre per scherzo dalla brava cuoca messicana Karime Lopez per prendere bonariamente in giro il marito giapponese e annunciare simpaticamente una cena-evento. Le stesse identiche circostanze due anni fa strombazzate su Instagram e oggi considerate buone per una lapidazione mediatica.

Nel frattempo, comunque, Gorini continua a scusarsi con tutti, anche perché salvo marginali eccezioni è stato lasciato completamente solo da quella che dovrebbe essere la community dei suoi colleghi: i grandi chef italiani, autorevoli e riconosciuti globalmente, che avrebbero potuto dire la loro, contribuendo a ricondurre la faccenda al contesto che le compete, e che invece hanno preferito far finta di non vedere, mentre uno di loro è mediaticamente passato al tritacarne su blog, profili social e giornali di tutto il mondo.

Inventarsi il razzismo è un regalo ai razzisti

Riguardo alla signora Agg, ai tanti come lei e a chi – come Gelinaz! – alimenta dannose pubbliche gogne pur avendo in mano le armi per smontarle, resta la solita riflessione di sempre: i più grandi alleati del razzismo sono coloro i quali, ossessionati dal trovare per forza un razzista anche quando non ve n’è traccia in giro, finiscono per inventarselo, per immaginarselo, per sognarselo la notte. Accanendosi bava alla bocca contro il razzismo presunto e trascurando, di conseguenza,  il razzismo quello vero, quello pericoloso.

a cura di Massimiliano Tonelli