Un'impresa agricola su tre, in Italia, vanta una conduzione femminile. E, di più, nel segmento dell'agricoltura multifunzionale, che favorisce pratiche sostenibili e di inclusione sociale, la percentuale di donne al comando sale al 39%. Eppure l'imprenditoria al femminile continua ad affrontare molti ostacoli.
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L’agricoltura del futuro: obiettivo transizione ecologica

Parlare di transizione ecologica significa perseguire i principi di uno sviluppo sostenibile che oggi sembra più che mai improcrastinabile per progettare un futuro migliore. La pandemia ha mostrato in modo ancor più lampante quanto questo obiettivo, cardine dell’Agenda 2030 stilata dall’Onu, sia una priorità. E l’Italia, che nel 2021 si troverà a guidare il G20, dovrà spendersi per rilanciare l’azione sui finanziamenti allo sviluppo sostenibile, mobilitando cittadini, imprese e istituzioni. In questo quadro, c’è già chi non manca di far sentire il proprio contributo.

Quanto conta l’imprenditoria femminile rurale in Italia

In Italia, un’impresa agricola su tre è gestita da donne: il 32% delle attività censite nel comparto (361.420 aziende su un totale di 1.145.680) sono a conduzione femminile. L’agricoltura “in rosa” conta 234.000 donne su un totale di 872.000 addetti (il 26,8%), ma il dato più rilevante è legato alle cosiddette aziende multifunzionali, impegnate in prima linea per rispondere al bisogno della società di cibo genuino, prodotto con pratiche rispettose dell’ambiente, di servizi alla persona, di inclusione sociale e di attenzione alla tutela delle tradizioni e delle biodiversità locali: in questo caso, la percentuale di donne al comando aumenta. Il mondo dell’agriturismo virtuoso, delle fattorie didattiche e sociali, della filiera chiusa improntata a trasformazione e vendita diretta di prodotti di fattoria è dunque in buona parte appannaggio dell’imprenditoria femminile, che si è particolarmente distinta anche durante la pandemia, sviluppando azioni di contrasto alla crisi aperta dall’emergenza sanitaria. È quanto emerge dal rapporto presentato dal WWF in occasione dell’International Day of Rural Women, che si è celebrato di recente.

Il valore dell’agricoltura multifunzionale che piace alle donne

Questa propensione all’innovazione e alla multifunzionalità, spiega il report, è dovuta al fatto che le donne non percepiscono l’azienda solo come fonte di reddito, ma anche come stile di vita. Ecco perché, titola l’indagine, “la transizione ecologica del sistema agricolo oggi è donna”. E questo in un contesto già di per sé meritorio per l’Italia, che in ambito europeo è il Paese che più di ogni altro pratica l’agricoltura multifunzionale: sono 22.661 di aziende agrituristiche autorizzate ad operare in Italia (il dato si riferisce ancora al 2016, ma il trend negli ultimi anni è in crescita costante), e in questo segmento le attività a conduzione femminile incidono per ben il 39%. In termini di valore economico, dunque, l’Italia, con oltre 4,9 miliardi di euro, detiene il primato per valore della produzione delle attività di servizi forniti dall’agricoltura multifunzionale, seguita dalla Francia e Germania. Ma cos’è una azienda agricola multifunzionale? Un’attività che promuove pratiche di lavoro basate sulla tutela e la valorizzazione del capitale naturale (rigenerazione del suolo, biodiversità), definendo al contempo nuovi servizi (turistici, didattici e sociali), focalizzati su azioni nel settore della tutela e della fruizione dell’ambiente e nella promozione di inclusione sociale. In primis, fattorie didattiche e aziende che praticano agricoltura sociale, che, ripetiamolo, in Italia sono in buona parte guidate da donne.

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Le difficoltà delle imprenditrici agricole

Inoltre, incrociando i dati relativi agli ultimi anni, le aziende a conduzione femminile risultano molto efficienti anche nell’utilizzo dei fondi della Politica Agricola Comune dell’Unione Europea (PAC) e registrano un’incidenza percentuale maggiore in termini di crescita dei rendimenti economici (qui il dato è nuovamente legato al 2016). Nonostante questo, le imprenditrici che vogliono aprire una loro attività hanno spesso difficoltà a reperire terreni in zone ad alta redditività e questo le costringe a ripiegare verso zone svantaggiate, penalizzate per giunta anche da complicazioni elevate per avere accesso al credito. In tutto il mondo, le donne rurali rappresentano oltre un quarto della popolazione globale e sono un potente vettore di cambiamento, anche se le diseguaglianze di genere spesso gli impediscono di esprimere a pieno le loro potenzialità.

a cura di Livia Montagnoli