Il programma di pedonalizzazione di alcune aree centrali della città è già stato testato l’estate scorsa, per garantire l’allestimento di bar e ristoranti all’aperto estemporanei. In vista della ripartenza di aprile, l’amministrazione insiste sul progetto. E non esclude di renderlo permanente.
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Come sarà il prossimo mese dei ristoranti in Italia?

Mentre il fronte politico che spinge per una riapertura serale di bar e ristoranti si fa sempre più ampio, è in particolare il sindaco di Firenze Dario Nardella – che, nelle ultime ore, ha sposato le parole del governatore emiliano Stefano Bonaccini – a sottolineare le potenzialità di un efficace (e controllato) utilizzo degli spazi all’aperto: “Con la nostra polizia municipale purtroppo abbiamo ritrovato molte situazioni di feste private in casa. Oppure comunque i giovani si ritrovano a giro. Se si ritiene conveniente riaprire i ristoranti, evitando che aumenti il contagio con misure intelligenti e organizzate bene, perché no? La stagione migliora e possiamo cominciare ad autorizzare le attività di bar e ristoranti all’aperto. All’aperto si può consumare senza particolari problemi. Ci vuole intelligenza. Se si affronta il virus con ideologia non risolviamo niente”. Eppure l’eventualità di una possibile ripartenza serale di bar e ristoranti in zona gialla sembra sempre più remota: il Dpcm che sta prendendo forma in queste ore, che avrà validità dal 6 marzo fino al 6 aprile (protraendo dunque i suoi effetti anche nei giorni di Pasqua e Pasquetta), dovrebbe mantenere la linea dura, pur continuando a fare affidamento sulla suddivisione in fasce di rischio colorate, con la novità dell’arancione scuro. Le nuove regole saranno annunciate lunedì prossimo, 1 marzo, nuovo giorno della settimana designato anche per le comunicazioni che riguarderanno l’eventuale passaggio delle regioni da un colore all’altro. E l’apertura serale delle attività di ristorazione in fascia gialla non sembra contemplata, perché il Cts continua a ritenere troppo alto il rischio che una circolazione più libera delle persone determini assembramenti e aumento dei contagi.

Dehors in strada a Londra

Il Regno Unito verso la riapertura. L’idea di Londra

All’estero, invece, c’è chi prende più seriamente la necessità di ripensare gli spazi pubblici all’aperto per garantire un più rapido ritorno alla normalità. Nel Regno Unito di Boris Johnson, le tappe che scandiranno la graduale ripresa delle attività sociali sono state annunciate dal premier inglese solo qualche giorno fa, a seguito dei primi, incoraggianti risultati dell’aggressiva campagna vaccinale disposta nel Paese. E a Londra l’amministrazione ha preso la palla al balzo per manifestare la propria vicinanza al settore della ristorazione, che nella capitale inglese, come nel resto del Regno Unito – salvo peggioramento dei dati – potrà ripartire dal 12 aprile, senza limitazioni d’orario, ma solo all’aperto, con servizio al tavolo. Per questo, il consiglio comunale ha già autorizzato la ripresa del programma di pedonalizzazioni testato l’estate scorsa, per permettere a bar e ristoranti di allestire le strade del centro città come grandi bar e ristoranti en plein air (come visto anche a New York). L’iniziativa di protrarrà per tutta la primavera e l’estate, fino al mese di settembre, con l’intenzione di appoggiare la ripartenza di un settore economico fondamentale per la vita della città. Le zone interessate sono molteplici e strategiche: Soho e Covent Garden, Oxford Circus, St. James, Marylebone, Leicester Square e Chinatown, Paddington. E le attività che già hanno usufruito dell’opportunità l’estate scorsa saranno rapidamente rintracciati tramite sistema informatico e autorizzati a usufruire di uno spazio all’aperto.

Ma l’amministrazione londinese già guarda avanti e progetta di strutturare un allestimento permanente – svincolato dalla sola fruizione estiva – per sfruttare in modo efficace gli spazi pubblici all’aperto a vantaggio delle attività di ristorazione, e dunque di tutta la cittadinanza.

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